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PRO JUVENTUTE
27.04.17 - 06:000

Quando la televisione ha il compito di educare i giovani

La televisione – intesa come istituzione e mezzo di comunicazione – è chiamata, tra gli altri, ad un compito non da poco: quello di catturare l'interesse dei bambini e dei giovani

 

Davanti al galoppare delle nuove tecnologie, l'istituzione televisione non può star ferma: deve provare, osare, sperimentare nuovi metodi per agganciare coloro che – i giovani – sembra si stiano orientando verso altre piattaforme per interagire con gli altri, cioè con il mondo intero.

Non è una cosa da poco. Sappiamo che, ad esempio, uno dei compiti della nostra RSI fu quello (alle sue origini, ma non solo) di far conoscere il paese a coloro che, per mille motivi, non avevano la possibilità concreta di confrontarsi con chi abitava lo stesso territorio e faceva altre cose. Il ruolo della televisione, anche per quanto attiene alle politiche dell'infanzia e della gioventù, è e rimane fondamentale, e per molti motivi. Uno dei più rilevanti dei quali è quello dell'informare (e magari anche dell'intrattenere e forse anche contribuire ad educare) i bambini e i giovani in modo oggettivo, divertente e sensato, làddove sappiamo bene che uno dei problemi più significativi ai quali i nostri giovani sono confrontati è quello dell'autenticità dell'informazione, rintracciata chissà dove sul web, notizia generata chissà da chi.

Invitiamo quindi i nostri bambini a usare magari un po' meno i tablet e ad affidarsi un po' di più al mezzo televisivo, magari condividendo con loro maggiormente quei programmi che ci stanno a cuore, che ci interessano, che riteniamo utili. È un'occasione educativa che non possiamo perdere.

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