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22.03.18 - 07:000
Aggiornamento 08:23

Apprendimento e strumenti digitali: quali rischi e quali opportunità?

Intervista a tre partecipanti del corso di formazione continua Form@tore/Form@trice digitale

 

Emanuele Bellanca, Nicole Jaks e Paolo Vendola seguono la formazione continua certificata CAS Form@tore/Form@trice digitale presso l’Istituto Universitario Federale per la Formazione Professionale IUFFP. Abbiamo voluto incontrarli a metà del loro percorso formativo per un dialogo sull’impiego degli strumenti digitali nei loro ambiti formativi.

Quali sono secondo voi le opportunità e i rischi dei dispositivi digitali nella didattica?

Paolo: È un tema di cui abbiamo parlato anche durante la formazione. Da un lato l’opportunità consiste nel mettersi alla pari con i discenti e capire in che modo applicare correttamente la tecnologia in aula, perché in alcuni ambiti il docente che non è preparato all’uso dei dispositivi digitali è visto come un po’ obsoleto. Il rischio invece consiste nel pensare che la tecnologia possa sostituire il ruolo del docente o comunque del docente visto come guida o persona di riferimento. Sarebbe sbagliato pensare di essere più bravi nell’insegnamento perché padroneggiamo la tecnologia, poiché di fatto continuiamo a utilizzare la didattica o la formazione tradizionale supportate da strumenti digitali. Lo strumento deve essere a servizio del docente e non viceversa.

Nicole: I miei studenti sono sportivi d’élite e spesso frequentano i corsi a distanza perché si devono spostare per gare o allenamenti. Le tecnologie in questo contesto sono una reale opportunità. È comunque vero che l’aspetto sociale del ritrovarsi tutti in aula è molto importante e non è riproducibile con le tecnologie.

Emanuele: Gli strumenti digitali permettono di ridurre l’insegnamento teorico frontale in aula e danno agli allievi la possibilità di lavorare in modo più autonomo. In questo modo in aula è possibile dedicare più tempo alla discussione e alla sperimentazione di quella teoria che hanno acquisito in autonomia. È anche un modo per responsabilizzare maggiormente gli allievi che, nel mio caso, sono futuri impiegati di commercio e gli strumenti digitali che imparano a usare in classe potranno servirgli anche nella loro professione. Mi piace pensare che portandoli in azienda potranno essere loro gli innovatori.

Paolo: Nel contesto della transizione di carriera in cui opero, il pubblico è composto da adulti dai 18 ai 65 anni, perché ci occupiamo di tutta la fascia che può ritrovarsi in disoccupazione. È un pubblico che spesso non ha più l’abitudine dell’aula e fa fatica a tornare al classico carta e penna. Il fatto di potersi appoggiare alle nuove tecnologie, per esempio per seguire un video tutorial che spiega come impostare un colloquio di lavoro, secondo me è molto efficace. I dispositivi digitali sono inoltre uno strumento aggiuntivo che permette ai discenti di completare a casa alcune attività. Si tratta di un vantaggio importante per chi lavora a tempo parziale o che per altri motivi non può essere presente a tutti i corsi.

Come pensate di implementare la didattica digitale nei vostri corsi?

Emanuele: I miei allievi sono nativi digitali e conoscono molti strumenti. Ciò non significa però che sappiano sfruttarne tutte le potenzialità. Si tratta dunque di lavorare anche con i dispositivi che già utilizzano, come i social network e gli smartphone, e mostrare loro come potersene servire anche nella formazione e nel mondo professionale.

Paolo: Noi gestiamo un pubblico di giovani alla ricerca del primo impiego. Anche loro sono nativi digitali ed è importante renderli prima di tutto consapevoli dei rischi che possono derivare da un cattivo utilizzo del digitale, per esempio di quanto la loro reputazione possa essere rovinata se mal spesa attraverso i social. Intendo anche sensibilizzare chi ha potere decisionale all’interno del mio ambito professionale sul fatto che le tecnologie danno la possibilità di seguire i discenti anche oltre la media delle tre settimane di permanenza al corso.

Emanuele: Ho iniziato parallelamente al corso a utilizzare il video, anche interattivo, in classe. Ho fissato gli obiettivi formativi e ho creato un catalogo di titoli che contengono attività e processi aziendali. Gli allievi scelgono una procedura che poi spiegano attraverso un filmato, dimostrando così di conoscerla.

Nicole: Attraverso il video interattivo che ci permette di inserire dei collegamenti, dei quiz e degli esercizi in modo che gli allievi possano lavorare anche a distanza. È uno strumento che arricchisce la relazione tra docente e allievi, perché è una modalità molto cooperativa e ricca di scambi.

Cosa vi sta dando questo corso?

Nicole: Il corso ci permette di sperimentare e utilizzare in classe delle strategie e dei percorsi didattici propri al digitale. Ci dà anche la possibilità di conoscere le potenzialità di singoli strumenti, e ci aiuta a capire come sfruttare meglio quelli che già impieghiamo. Un altro aspetto molto importante del corso è lo scambio tra colleghe e colleghi, perché costituisce un altro modo per conoscere nuovi strumenti, o modalità di utilizzo diverse di quelli che già usiamo.

Emanuele: Il corso mi permette di collegare meglio la didattica con la tecnologia, che prima mi apparivano più distanti l’una dall’altra. Lo scambio tra colleghe e colleghi è inoltre anche secondo me una componente essenziale. L’Istituto trasmette le basi, e lo scambio reciproco offre un confronto costruttivo con altre pratiche ed esperienze.

Paolo: Oltre a quanto è già stato detto, da parte mia posso aggiungere che venendo dal tecnico utilizzo la tecnologia da una ventina d’anni, e il supporto teorico del corso sta confermando la mia modalità di agire in aula, permettendomi di cogliere il perché di alcune strategie che già utilizzavo.

Per maggiori informazioni: www.iuffp.swiss/cas-formtoreformtrice-digitale

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