Foto CR
Ai piedi del monumento del pellegrino
ITALIA
24.03.21 - 08:000

Via Francigena: dal lago di Bolsena a Montefiascone

Prosegue il cammino a “a sei zampe” alla scoperta della Tuscia

BOLSENA - Ci dispiace un po’ lasciare Bolsena, borgo turistico di particolare fascino. Stamattina la colazione nel bar a fianco alla basilica è stata lunga e caratterizzata da un’interessante chiacchierata con la proprietaria su storie, leggende e pandemia. Ci siamo gustati fino in fondo la bella atmosfera di questa cittadina sul lago con le sue viuzze strette e le case arroccate attorno al castello.

Oggi ho fatto io spesso da apripista, con Magnum al seguito, su e giù per le colline tra Bolsena e Montefiascone. Una strada che ci ha sorpresi tutti per la bellezza e il continuo cambio di scenari. Siamo riusciti anche a guadare un torrente con le cascatelle. È incredibile come cambino le cose appena si lasciano le grandi arterie di comunicazione. La Cassia è una bella strada, ma percorrerla in auto non permette di vedere le tante cose che si possono ammirare in modalità “slow”. Da queste parti la Via Francigena è sentita davvero molto e l’avvicinarsi a Roma esalta molte vicende religiose ma non solo quelle.

Nel pomeriggio raggiungiamo Montefiascone. Una cittadina di 13 mila abitanti che sorge in cima del al più alto dei Monti Volsini, dal quale si gode di un incantevole panorama su lago di Bolsena, ed è situato lungo l’antica via Cassia nel cuore di una zona agricola famosa per i suoi vini. Tutto il territorio di Montefiascone, molto ricco di tufo, nel corso dei secoli è risultato molto favorevole per lo sviluppo della coltivazione della vite. Così, grazie a questo, questa cittadina è divenuta uno dei maggiori centri di produzione vinicola del Lazio.

Numerose testimonianze etrusco-romane rivelano le antichissime origini della cittadina. Il borgo si costituì in epoca medioevale e conobbe periodi di grande splendore caratterizzati dalla presenza assidua di alte cariche ecclesiastiche che qui venivano a rifugiarsi quando eserciti invasori minacciavano Roma. Le prime testimonianze scritte ufficiali che citano Montefiascone risalgono all’853, anno in cui Leone IV conferma al vescovo di Tuscania, Virobono, i possedimenti della diocesi. L’ipotesi più accredita sull’origine del nome della cittadina è quella che farebbe derivare “mons” dalla sua posizione sul colle e “faliscorum”, dal popolo dei Falisci. Questi, infatti, in passato approdarono nell’area in seguito della distruzione dei centri dell’ager falisco da parte dei Romani.

Nonostante sia stata danneggiata nel corso del tempo, la Rocca dei Papi, mantiene ancora la sua maestosità e ci fa rendere l’idea della sua importanza storica che ebbe in passato. La rocca fu costruita durante il XII secolo, al tempo di Innocenzo III. La sua storia è legata alle vicende di vari pontefici quando le invasioni da parte dei normanni e saraceni erano frequenti e molti dei pontefici furono costretti alla fuga da Roma. Si vennero così a creare le condizioni per realizzare la fortezza, con alte mura difensive, all’interno delle quali si riversarono anche gli abitanti delle campagne.

La cittadina ha anche la fortuna di ospitare il “chilometro 100”, anche se in verità la strada da fare fino a Roma prevede ancora oltre 120 chilometri, ma Montefiascone ha calcolato la distanza che andrebbe percorsa se si facesse la Cassia che era la vera via originale. Qui si sta diffondendo molto l’attenzione al pellegrino. Prima veniva visto con sospetto, quasi fosse una figura negativa, oggi c’è invece un buona considerazione e tante realtà si stanno impegnando perché abbia ancora più sviluppo. All’ufficio turistico la signora addetta è gentilissima e sfodera tutte le sue conoscenze per aiutare chi arriva a chiedere informazioni. Lei possiede un timbro speciale per le credenziali in cui si mette in rilievo proprio i cento chilometri dalla tomba di Pietro.

Ora proseguiamo verso Viterbo, tappa tranquilla e leggermente in discesa.
Seguitemi, il San Bernardo Magnum ci guiderà lungo i 18 chilometri di questa tappa.

 

Testo a cura di Claudio Rossetti

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