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18.01.21 - 08:510

LinkedIn Stories: Cosa sono? A cosa servono? Sono davvero utili?

Dalla loro introduzione, suscitano pareri discordanti: vediamo insieme quali sono le loro potenzialità e i loro limiti

Sono arrivate ormai da un paio di mesi, eppure sembrano aver convinto pochi: il meccanismo delle Stories è da tempo appannaggio di social network come Snapchat, Instagram e, in seguito, Facebook. Tutte queste piattaforme tendono a distinguersi, per tipologia di utenti, scopo e tono di voce, dall’anima più “formale” di LinkedIn, un portale che non preclude l’utilizzo di espedienti più colloquiali, ma che è costantemente orientato all’aspetto professionale della quotidianità delle persone che lo utilizzano.

Non stupisce, quindi, che, al loro arrivo, le LinkedIn Stories abbiano ispirato qualche faccia interdetta. Pete Davies, direttore del Product Management dell’azienda, ha motivato la direzione presa sottolineando come le stories incoraggino il confronto tra utenti e l’engagement: LinkedIn ha ritenuto, di conseguenza, che potesse essere una strada funzionale per stimolare gli utenti a condividere gli aggiornamenti sul proprio lavoro con più leggerezza.

È stato così che, dopo una prima fase di beta testing in diversi Paesi, tra cui Brasile, Olanda, Francia e Australia, anche a noi è arrivato il famigerato aggiornamento, in un momento storico che sta tuttora mettendo alla prova molti ambiti lavorativi. Non si può di certo negare che, da questo punto di vista, la creazione di contenuti, anche su LinkedIn, sia aumentata da parte degli utenti, che hanno così compensato la mancanza di contatti più diretti e “fisici” nella realtà giornaliera.

 

Come funzionano le LinkedIn Stories?

È possibile usarle e caricarle solo attraverso l’app mobile del social network. Qui, osservando il feed, si potrà notare subito in alto a destra un “+” accanto alla nostra foto profilo. Basterà un tap per aggiungere contenuti alle proprie storie, sia registrati nell’immediato che tratti dalla galleria dello smartphone. Per le pagine aziendali, il funzionamento è identico.

Molto della struttura delle LinkedIn Stories somiglia a ciò che abbiamo visto in altre piattaforme: i contenuti caricati rimangono visibili per 24 ore, si possono taggare i propri collegamenti che autorizzano le menzioni, è possibile aggiungere testi, stickers e inviare messaggi o reazioni agli autori delle stories che visualizziamo.

A dipendenza di chi le realizza, si possono anche modificare le impostazioni di privacy per selezionare il pubblico a cui vogliamo proporre i nostri contenuti, specialmente se le stiamo pubblicando attraverso il nostro profilo personale e desideriamo essere più selettivi su chi le visualizza.

Un dettaglio interessante e meno comune è la “Domanda del giorno”, che possiamo trovare tra gli stickers già menzionati. Non è personalizzabile, ma si tratta di un quesito già formulato dal social network che i singoli profili o le singole pagine possono porre ai propri utenti. Tra quelle che abbiamo visto ci sono state “Come ricarichi le energie a fine giornata?”, o ancora “Dove lavori oggi? Mostralo con un video o una foto”. Un espediente creato per stimolare la community in maniera uniforme.

 

Qual è il potenziale di questo strumento?

Come accennato da Pete Davies, le stories sono state introdotte proprio per incoraggiare collegamenti e pagine a interagire tra loro, dando una spinta all’engagement dei contenuti finora prodotti su LinkedIn.

Se utilizzate nel modo corretto, infatti, le LinkedIn Stories possono sicuramente dare più profondità alle aziende e ai professionisti presenti sulla piattaforma. Le loro pagine e profili non diventerebbero esclusivamente un piatto espositore di successi, suggerimenti e presentazione, ma acquisirebbero maggiore dinamismo nel relazionarsi con il pubblico.

Quando si riescono a caricare contenuti in tempo reale, o a ricondividere storie dei dipendenti di un’azienda, possono diventare un utile strumento che mostri il lato inedito del lavoro, ciò che quotidianamente accade nel “backstage” delle imprese.

Dopodiché, gli utilizzi possono essere i più disparati: dalla condivisione di stills da un evento di settore - quando possibile organizzarne uno in sicurezza - alla condivisione di momenti della vita lavorativa, dall’avvisare la rete della presenza di nuovi contenuti al sottoporre frasi e consigli che ci motivano.

A ogni modo, è ancora difficile stabilire se l’utilizzo delle stories possa davvero farci raggiungere - e far raggiungere alla piattaforma - i risultati per cui sono state introdotte. Starà agli utenti stessi, d’altronde, capire come inserirle con successo nella loro strategia di comunicazione e marketing digitale. Il formato story è ormai talmente popolare e conosciuto che tutti sono consapevoli dei suoi meccanismi: la novità, in questo contesto, è proprio la scelta di applicarle a un ambito professionale.

La scelta di LinkedIn, dunque, è consapevole dei trend dell’attualità social, dall’altro il suo effettivo successo è nelle mani dei professionisti che sceglieranno - o non sceglieranno - di farne uso.

 

Per utilizzare determinati strumenti, è necessario essere quanto più possibile aggiornati su di essi. A tal scopo, molti professionisti e imprenditori scelgono, per la gestione delle proprie pagine LinkedIn e non solo, di affidarsi (direttamente o mediante formazione) a degli esperti del settore, che ne conoscano a fondo le tendenze, le potenzialità e le best practices di utilizzo. Se anche tu gestisci un’attività e vuoi ottimizzare la tua presenza su questo social network, contattaci per una consulenza gratuita: ti mostreremo come possiamo aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.

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