Unsplash/Claudio Schwarz
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17.04.20 - 08:000
Aggiornamento : 19.04.20 - 11:26

Quale presente (e quale futuro) per bar e ristoranti?

Consigli pratici e prospettive per uno dei settori più penalizzati dall’emergenza Coronavirus

Sono tra le attività che più stanno soffrendo adesso, e quelle che più tardi potranno tornare a lavorare come facevano prima del Coronavirus. Riunirsi o - com'è tristemente di moda dire adesso - "creare assembramenti" per consumare un pasto, un drink o un caffè è, infatti, la loro principale ragion d'essere.

Se c'è una cosa, però, che chi opera nella ristorazione non può spesso fare, visti i ritmi serrati, è fermarsi a riflettere sul proprio lavoro. E la congiuntura attuale ne fornisce l'opportunità, per mitigare non solo le problematiche del presente, ma soprattutto interrogarsi sul futuro, adattandosi a ciò che probabilmente sarà.

 

Cosa si può fare adesso?

Quanto al transitorio momento che viviamo, alcuni tra i più interessanti accorgimenti a oggi adottati, sia alle nostre latitudini che altrove, non comportano grossi investimenti e procedono verso tre direzioni precise:

  • valorizzare i propri tratti distintivi, rafforzando e diffondendo il proprio brand nei confronti di una platea locale,
  • mantenere attiva una linea di cashflow, sebbene con margini più bassi del consueto,
  • soprattutto per chi non è coperto da assicurazione in caso di pandemia, far ruotare le scorte, garantendo l'utilizzo di quelle acquistate prima dell'emergenza.

 

Ecco cinque suggerimenti pratici che si rifanno a queste linee:

  1. l’espediente più comune e già diffuso, ovvero offrire servizi di asporto e/o consegna a domicilio – possibilmente contactless, in proprio o mediante aziende terze – con cuochi e barman, anche se ciò non dovesse rientrare nella politica dell'attività, per questioni organizzative o di preferenza (laddove, ad esempio, si puntasse sull'esperienza complessiva del consumatore);
  2. creare e vendere dei Dining Bond, cioè dei buoni a lunga scadenza per riservare, a un prezzo ridotto, futuri menù speciali, degustazioni o eventi di reinaugurazione;
  3. raccontare personaggi e ricette che caratterizzano la propria struttura, magari organizzando lezioni o challenges sui social media, al fine di interagire anche con chi ama la cucina/i drink/la caffetteria, e magari proporre la consegna o il ritiro di kit pronti per realizzarle;
  4. supportare le strutture sanitarie e assistenziali con forniture gratuite, creando un forte legame con la comunità locale, mediante utilissime "buone azioni"
  5. promuovere ogni iniziativa sfruttando, oltre a un account Instagram e una pagina Facebook (del quale suggeriamo di privilegiare la funzione "Vetrina"), i gruppi Facebook locali che riuniscono il vostro potenziale pubblico, i siti web e le app directory consuete o create per l'emergenza, i post di Google My Business e, in ultimo, solo se seguiti da professionisti, eventuali campagne Social Ads, anche coadiuvate da semplici piattaforme di e-commerce, che possono semplificare e assicurare i pagamenti.

Può essere il momento giusto, quindi, anche per testare idee creative, sempre supportate da una diffusione attraverso i canali digitali. Gli strumenti di ILR (Ticino) permettono adesso di ridurre momentaneamente gli organici e provare a trovare una strada snella, flessibile, per restare attivi e nella mente dei clienti.

Se ciò che distingue bar e ristoranti non è legato al prodotto o alle persone, ma a un luogo o a una specifica modalità di servizio, se il loro pubblico è prettamente turistico o se, ancora, non si differenziano in alcun modo o non hanno un brand forte, può essere invece il momento di capire – approfittando di questa bolla temporale – come "ricreare la magia" al di fuori del proprio locale, come diventare un vero e proprio brand e attrarre soprattutto la comunità locale, e come creare un modello di business a prova di emergenza o di "cigno nero", per dirla con gli analisti del fondo d'investimento Sequoia Capital.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Nel breve periodo, molte limitazioni perdureranno, e ogni attività, nonostante una iniziale euforia da parte della clientela, dovrà affrontare due temi collegati alla propria impostazione e correlati tra di loro: la necessità di ridurre i coperti, per mantenere le distanze di sicurezza, e al contempo di sostenere i costi fissi (affitti commerciali, utenze e stipendi in primis).

Nel medio periodo, per acquisite abitudini, i consumi da remoto torneranno certamente sostenuti e, in caso di contagi di ritorno, sebbene sia un boccone amaro e difficile da digerire, sopravvivranno solo i più adatti, sebbene in un mercato diverso.

Confidare in ulteriori interventi pubblici, che pur probabilmente ci saranno, è necessario, ma non sostenibile nel lungo periodo, e francamente non imprenditoriale, soprattutto per chi aveva linee di credito attive già prima dell’emergenza.
Lasciar scegliere agli altri il menù prelude quasi sempre a un conto salatissimo.

Quale futuro prevedere, dunque, per bar e ristoranti, fino alla completa risoluzione di questa crisi? Vedremo fiorire miriadi di dark kitchens o personal restaurants, micro-attività vicine ai concetti di personal chef, catering e home restaurants, o ancora versioni ridotte delle insegne in franchising e food/cocktail/coffee trucks, tutte proponibili sia in modo classico che online?

Gli affitti commerciali dovranno contrarsi, per rendere sostenibile un'affluenza minore e più sicura della clientela nei locali?

Se anche tu fai parte del settore della ristorazione o di altri, e le conseguenze del Coronavirus hanno investito la tua attività, contattaci per una consulenza gratuita. Insieme, scopriremo come organizzare una strategia promozionale personalizzata per la fase attuale, e ragionare più in dettaglio sul futuro.

 

Articolo a cura di Linkfloyd Sagl, agenzia di marketing e comunicazione in Ticino.

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