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La casa ticinese
26.02.21 - 15:570

Finestre? Com’erano, come sono, come possono migliorare la tua esperienza in casa

Da varchi di passaggio a inediti punti di accesso al mondo. Un viaggio nel tempo e nella storia

«Finché esisteranno finestre, l’essere umano più umile della terra avrà la sua parte di libertà». Pensieri e parole della scrittrice belga Amélie Nothomb che rivelano il senso più profondo di questo fondamentale elemento di ogni edificio. Ma gli infissi non rappresentano solo un ponte tra la casa - lo spazio della nostra intimità - e il mondo che si muove all’esterno. Fungono soprattutto da “mezzo” per migliorare la qualità della vita all’interno delle nostre case: le finestre generano un equilibrio nel processo di mantenimento della temperatura; proteggono dagli agenti atmosferici; garantiscono l’ingresso della luce naturale in casa.

E sono un elemento centrale in termini di design.

 

É impossibile, oggi, pensare ad una casa senza pensare alle finestre. Ma è sempre stato così?

Saliamo sulla macchina del tempo.

  • Spingendoci, per iniziare, tra il 4000 e il 3000 a.C. Com’erano concepiti, in questa fase della storia, finestre ed infissi? Aperture delle mura di fortificazione o delle pareti. Per farla breve, dei varchi che permettevano il transito di persone ed oggetti: questo era una finestra, al tempo. E gli infissi? Sostanzialmente esprimevano la funzione opposta: cioè opere di finitura che avevano lo scopo di chiudere le aperture della casa.

    Sappiamo, però, che sul sentiero della tecnologia l’ingegneria dell’umano è da sempre destinata a produrre rivoluzioni. Cambiando anche il senso attribuito alle cose e agli oggetti.

  • •Non fanno eccezione, in quest’ottica, finestre ed infissi: l’evoluzione ha generato un cambio di prospettiva significativo. A partire da un primo, fondamentale tassello della storia: la scoperta del vetro. Siamo tra il 2.000 e il 1.500 a.C. È il momento in cui gli egizi iniziano a creare i primi recipienti cavi in vetro. Lo scopo originario è utilizzarli come flaconi per unguenti ed oli. Non a caso, il più antico oggetto in vetro oggi noto lo si trova all’interno della collezione di arte egizia custodita dal Museo di Monaco di Baviera: una coppa di vetro celeste.

  • Salto in avanti obbligato, a questo punto. Siamo nel 658 a.C. ed è questa la data a cui vengono fatte risalire le parole che state per leggere: «Si prendano 60 parti di sabbia, 180 parti di polvere di alghe essiccate e cinque parti di gesso».
    Già, avete capito bene: si tratta di una ricetta.
    Della prima ricetta per la produzione del vetro, per la precisione.
    È stata ritrovata nella biblioteca del re assiro Assurbanipal ed è ancora valida dopo oltre 2.500 anni. Mescolare sabbia di quarzo, potassa e calce. Ne verrà fuori una materia prima naturale, impermeabile, plasmabile e resistente: il vetro.

  • Da una cultura ad un’altra: del resto l’intelligenza collettiva non ha limiti di spazio e di tempo. Siamo adesso nel pieno dell’Impero Romano. Momento in cui viene introdotta la tecnica della soffiatura del vetro. Spartiacque da cui emerge una svolta per i mastri vetrai: da quel momento potevano produrre anche oggetti in vetro di spessore ridotto e dalle forme più variegate. Qualche esempio? Nell’arco di 100 anni dalla scoperta della soffiatura, i Romani iniziano ad utilizzare i bicchieri di vetro. Utilità, certo, ma anche forma. Che tende al lusso, grazie alle complesse decorazioni di cui spesso erano impreziositi questi recipienti all’avanguardia.

    Ed è proprio a Roma, non a caso, che si avviano i progetti per le prime finestre in vetro. Ad uso e consumo delle dimore nobiliari, chiaramente. Si parte da una tendenza, per così dire, “minimalista”: finestre di piccole dimensioni, delle quali sono state rilevate tracce risalenti al 200 d.C. Prodotte da artigiani molto evoluti che oggi chiameremmo fabbri e falegnami.

  • L’ingegno umano si eredita e muta. Così accade che nel Medioevo, grazie ad una nuova tecnica, e cioè la legatura del piombo, si spalanca davanti alla visione dell’uomo una inedita opportunità: aumentare la dimensione dei vetri.
    Per progettare finestre più grandi. Per espandere l’accesso visivo sul mondo esterno.

    Accade infatti che grazie alla rilegatura a piombo sia possibile assemblare vetri diversi per costruire vetrate di maggiori dimensioni e dare alle finestre un attributo estetico indiscutibile. Immaginate adesso alle famose vetrate colorate di chiese e castelli. Ora pensateci: non si tratta di un elemento chiave di design elaborato prima ancora che il concetto di design assumesse un significato?

  • Quelli illustrati sono, sul piano tecnologico, i passaggi cruciali ereditati, custoditi e valorizzati nel tempo. Perlomeno fino al 1600, quando nella città francese di Saint Gobain i mastri vetrai iniziarono a versare il vetro di prima colata su un tavolo. Lo scopo? Lavorare la massa vetrosa con un rullo, fino ad ottenere uno spessore omogeneo.

  • Una svolta, a cui si sovrappone l’ennesimo momento fondamentale. Friedrich Siemens, un imprenditore tedesco, nel 1867 introduce un’innovazione tecnica in grado di accelerare il processo d’industrializzazione della produzione del vetro: il forno continuo a bacino. E a quella scoperta dobbiamo dire ancora oggi grazie, perché i moderni forni a bacino sono costituiti dalla vasca di fusione e di lavorazione. E funzionano giorno e notte, senza interruzione. In continuità con la visione di Siemens.

  • Quell’intuizione è alla radice del processo storico di costruzione delle finestre, che dal 1900, a partire dagli Stati Uniti, si traduce in un flusso incessante di produzione di massa di serramenti in legno. Mentre in Europa, a distanza di qualche decennio, Le Courbusier - architetto, designer, urbanista e pittore svizzero – progettò finestre a nastro in allumio che avevano il solo scopo di valorizzare l’illuminazione. Concetto che rimane tra i pilastri del rapido sviluppo dei serramenti che oggi, grazie all’introduzione di materiali fortemente innovativi, hanno raggiunto livelli di prestazioni sempre crescenti: isolamento termico e acustico, innanzitutto. Ma anche parametri di sicurezza sempre più ottimizzati, a cui si abbinano, in parallelo, dimensioni sempre più ampie per le lastre di vetro incastonate all’interno di strutture portanti che tendono ad alleggerirsi. Il risultato? Sul piano estetico e tecnologico, si tratta di autentici gioielli.

Bene, adesso è il momento di trarre le conclusioni, dopo aver ripercorso il cambio di percezione, nei millenni, attribuito alla funzione delle finestre all’interno delle nostre abitazioni. Frutto di scoperte, avanzamento tecnologico e atti visionari che, sommati, hanno generato un cambio di percezione delle finestre.

Elementi fondamentali per migliorare l’esperienza quotidiana all’interno dello spazio più intimo delle nostre vite. Non esattamente un dettaglio.

 

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Articolo scritto da Pirmin Murer Falegnameria SA con il supporto di Linkfloyd Sagl - Agenzia di Comunicazione e Marketing in Ticino

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