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AUSTRALIA
09.07.21 - 08:000

Realizzati i primi modelli artificiali di embrione umano partendo da cellule della pelle

Si chiamano blastoidi e serviranno per studiare infertilità, aborti precoci, malattie congenite e sviluppo embrionale.

CANBERRA - Un team di ricerca internazionale ha realizzato i primi modelli artificiali di embrione umano ottenuti da cellule della pelle riprogrammate in laboratorio. Si chiamano blastoidi, o meglio iBlastoidi, cioè blastoidi indotti, per indicare appunto che si tratta di modelli sintetici.

Questi modelli di embrione in futuro potranno risultare molto utili per studiare le primissime fasi dello sviluppo umano e per ottenere maggiori informazioni sul motivo per cui molte gravidanze si interrompono precocemente, sulle cause di infertilità e sulle malattie congenite, senza la necessità di condurre esperimenti su veri embrioni umani. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature in due studi indipendenti coordinati dalla Monash University di Melbourne e dal Southwestern Medical Center dell’Università del Texas.

Per ottenere i modelli di embrione, i ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata riprogrammazione nucleare, che permette di modificare l’identità delle cellule della pelle che, poste in una struttura tridimensionale gelatinosa (matrice extracellulare), possono organizzarsi in strutture simili, ma non uguali, a blastocisti, ovvero embrioni umani in una determinata fase. La blastocisti, nello specifico, nella procreazione assistita è un embrione a uno sviluppo di 5-6 giorni e rappresenta l’ultimo stadio dello sviluppo pre-impianto, mentre in un concepimento naturale è quella fase in cui avviene l’attecchimento all’interno dell’utero.

I due gruppi di ricerca hanno ottenuto lo stesso risultato utilizzando metodi diversi. Il team guidato da Jose Polo della Monash University ha prelevato alcune cellule di pelle umana adulta riprogrammandole geneticamente per farle diventare cellule embrionali (fibroblasti). Una volta trattate, le cellule sono state coltivate in 3D fino a formare una struttura del tutto simile per architettura e genetica a una blastocisti. Il secondo gruppo, guidato da Jun Wu dell’Università del Texas, ha condotto un lavoro basato sulle cellule staminali umane note come “cellule staminali pluripotenti indotte”, utilizzando sia cellule staminali embrionali che cellule staminali derivate da tessuto cutaneo adulto. I ricercatori hanno trattato le cellule staminali con sostanze chimiche specifiche in modo tale da indurle a formare una blastocisti.

Gli scienziati hanno dimostrato che gli embrioni umani artificiali realizzati in laboratorio presentano comportamenti simili agli embrioni veri. Queste blastocisti sintetizzate si sono sviluppate come sfere cave che contenevano tre tipologie di cellule differenti che portano alla nascita di parti diverse del corpo. Tuttavia, nonostante le molte similitudini, nessuno dei modelli di embrioni umani artificiali può essere considerato in tutto e per tutto simile agli embrioni umani e, in base ai dati raccolti, gli embrioni artificiali non possono svilupparsi oltre lo stadio di blastocisti.

La ricerca ha comunque riaperto il dibattito intorno a questioni di ordine bioetico. Gli autori hanno però ribadito che tutti gli esperimenti sono stati svolti in linea con la legislazione e le norme etiche australiane e internazionali, che prevedono ad esempio che non si può andare oltre i 14 giorni dello sviluppo embrionale. In effetti, la coltura non è andata oltre gli 11 giorni.

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