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11.03.21 - 08:000
Aggiornamento : 11:42

Un telescopio da 100 metri di diametro sulla Luna

L’idea è quella di posizionare in un cratere della Luna un telescopio a specchio liquido per studiare le prime stelle

Un team di astronomi dell’University of Texas, ad Austin, vorrebbe realizzare un gigantesco telescopio da 100 metri di diametro sulla Luna allo scopo di studiare le stelle primordiali. Il nome dello strumento è Ultimately Large Telescope (ULT) e ambisce a diventare il “telescopio definitivo”. Gli scienziati hanno fatto sapere che la proposta è pronta e a breve verrà messa nero su bianco in una pubblicazione su The Astrophysical Journal.
Un’idea simile era già stata presa in esame dalla NASA nel 2008 e prevedeva la creazione sul nostro satellite naturale di un telescopio a specchio liquido da 20 metri di diametro. Il progetto, denominato Lunar Liquid-Mirror Telescope (LLMT), era però stato accantonato. Ora, il team di astronomi dell’University of Texas, guidato dall’astrofisica Anna Schauer, ha riproposto il progetto di un telescopio ancora più grande, con uno specchio primario liquido da 100 metri di diametro, da costruire all’interno di un cratere lunare.
L’ULT sarà in grado di cogliere la “primissima luce” delle stelle di Popolazione III, termine che fa riferimento alla prima generazione di stelle nella storia dell’universo. Queste sono state le prime ad accendersi, circa 13 miliardi di anni fa, e sono le uniche composte esclusivamente d'idrogeno ed elio, visto che all’epoca non c’erano altri elementi. Sono state infatti le stelle di Popolazione III a fondere i primi elementi pesanti. Nessun telescopio è riuscito mai ad osservarle. Nemmeno il potente James Webb Space Telescope, che verrà lanciato entro fine 2021, sarà in grado di scrutare fino alla nascita delle stelle di Popolazione III.
«Il futuro James Webb Space Telescope riuscirà a spingersi fino all’epoca in cui le galassie si sono formate per la prima volta», ha spiegato Volker Bromm, astronomo dell’University of Texas e coautore dello studio. Tuttavia, continua Bromm, «la teoria prevede che ci sia stato un tempo ancora precedente, in cui le galassie non esistevano ancora, ma dove si sono formate per la prima volta le singole stelle: le sfuggenti stelle di Popolazione III. Questo momento di primissima luce è al di là delle capacità anche del potente JWST e necessita invece di un telescopio definitivo».
Le stelle di Popolazione III sono invisibili in tutte le parti dello spettro del vicino infrarosso e radio, che sono attualmente inaccessibili anche agli strumenti più avanzati. Un telescopio come l’ULT, però, collocato al polo nord o sud della Luna, all’interno di uno dei tanti crateri permanentemente ombreggiati, sarebbe privo di interferenze radio o atmosferiche e sarebbe sensibile al vicino infrarosso. Si tratterebbe quindi di un telescopio stazionario, in modo da fissare sempre lo stesso pezzo di cielo e raccogliere quanta più luce possibile dalle prime stelle.
L’ULT potrebbe funzionare autonomamente, alimentato a energia solare, trasmettendo poi i dati a un satellite in orbita lunare. Al posto del rivestimento in vetro, lo specchio del telescopio sarebbe liquido, cioè di un materiale leggero ed economico da trasportare sulla Luna. Inoltre, al fine di mantenere la forma parabolica per funzionare come uno specchio, la vasca contenente il liquido riflettente metallico ruoterebbe in continuazione.

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