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SPAZIO
17.11.20 - 10:090

Impianti fotovoltaici spaziali: una possibile soluzione per il futuro?

Testata l’antenna PRAM per studiare la possibilità di trasmissione dell’energia solare sulla Terra tramite microonde

Come è noto, uno dei più grandi svantaggi degli impianti fotovoltaici sulla Terra è che non possono produrre energia di notte o con fattori meteorologici avversi. Inoltre, anche l’angolo di incidenza della luce solare sui pannelli influisce negativamente, per non parlare del fatto che, già solo attraversando l’atmosfera, i raggi del sole vengono fortemente filtrati, specialmente nella parte blu dello spettro visibile. Idealmente, quindi, il luogo migliore dove posizionare una centrale solare sarebbe in orbita, dove tutti questi problemi sono assenti.
Sfortunatamente, trasmettere efficacemente sulla Terra tutta l’energia raccolta nello spazio risulta alquanto difficile. Un’altra alternativa sarebbe quella di trasformare l’energia solare in microonde e trasmetterla a un collettore sulla superficie terrestre, per poi convertirla in elettricità, ma questa è sempre stata più un’idea teorica che una reale possibilità. Almeno fino ad oggi.
Sì, perché questo è proprio quanto ha voluto verificare l’Aeronautica militare statunitense attraverso il test del modulo PRAM (Photovoltaic Radio-frequency Antenna Module), un’antenna che potrebbe consentire appunto la trasmissione sulla Terra, sotto forma di microonde, dell’energia solare assorbita direttamente nello spazio.
Nello specifico, lo spazioplano senza pilota X-37B dell’U.S. Air Force, decollato lo scorso maggio dalla Cape Canaveral Air Force Station in Florida, ha trasportato in orbita diversi payload scientifici e tecnologici, fra cui un esperimento dell’U.S. Naval Research Laboratory denominato PRAM, che costituisce parte di uno studio sulla possibilità di utilizzo sul nostro pianeta dell’energia solare catturata nello spazio. Il modulo PRAM, infatti, è una particolare antenna che ha la forma di una piastrella quadrata di circa 30,5 cm di lato, con un pannello solare che proverà ad assorbire energia e convertirla in radiofrequenza a microonde.
«Questo sarà il primo test in orbita di cui siamo a conoscenza di un satellite solare spaziale. L’obbiettivo generale è quindi quello di fare ogni cosa per la prima volta e provare che funzioni, e cercare aree che poi possiamo migliorare per futuri esperimenti. Ed eventualmente il sistema finale», ha dichiarato Chris De Puma, responsabile del programma PRAM.
L’hardware di PRAM fornirà ai ricercatori diversi parametri, fra i quali temperature e dati relativi all’efficienza sulla produzione di energia. Sulla base dei risultati ottenuti, i ricercatori intendono poi costruire un prototipo di sistema completamente funzionale, installato in un veicolo spaziale su misura, per irradiare energia sulla Terra.
«Per i satelliti ad energia solare l’idea sarebbe quella di fornire energia ovunque nel mondo. Pertanto, un componente molto importante di questa tipologia di satelliti dovrà essere un dispositivo in grado di convertire la luce solare in microonde o in qualche altro genere di onda elettromagnetica che possa essere inviato sulla Terra. Ora è giunto il momento di testarlo nello spazio e di osservarne il comportamento», ha affermato Paul Jaffe, ricercatore capo del progetto.
Se risultasse funzionante, questa innovativa tecnologia potrebbe davvero cambiare la concezione del modo in cui adoperiamo e sfruttiamo la fonte di energia più sostenibile e duratura che esiste.
Come ha in effetti concluso lo stesso De Puma: «In futuro questa potrebbe potenzialmente rappresentare una tecnologia rivoluzionaria per tutta la società. Se tutto funziona, potrebbe essere un’importante fonte di alimentazione di base per il modo in cui alimentiamo le cose».

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