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05.06.20 - 17:260

Satelliti robot per riparare e rifornire altri satelliti nello spazio

Un team di ricercatori sta sviluppando un progetto per risolvere il problema degli interventi sui satelliti in orbita

Ad oggi non esiste un modo facile per riparare i satelliti che orbitano intorno alla Terra, ma in futuro un’idea affascinante potrebbe essere quella di far sì che questi vengano riparati da altri satelliti robotici automatici. Ed è proprio su questo progetto che sta lavorando un team di ricercatori dell’Università di Cincinnati, negli Stati Uniti, ovvero unità orbitanti intelligenti capaci di operare singolarmente o in modalità collaborativa grazie all’intelligenza artificiale, allo scopo di effettuare non solo riparazioni ma anche rifornimenti.

Il numero di satelliti che oggigiorno vengono lanciati nell'orbita terrestre bassa è in continuo aumento, basti pensare al recente lancio di numerosi Starlink da parte della SpaceX. Ciò accresce inevitabilmente il rischio di collisioni tra oggetti nello spazio. Tali scontri potrebbero portare ad un numero esponenziale di detriti che, a loro volta, potrebbero collidere contro satelliti funzionanti e operativi. Questo problema, che desta già molta preoccupazione tra gli scienziati, è noto come Sindrome di Kessler.

Oltre al numero crescente di oggetti sparsi nello spazio, bisogna considerare anche i costi proibitivi che richiederebbero eventuali interventi di riparazione in caso di guasti. Ad esempio, per la riparazione e l’aggiornamento del telescopio spaziale Hubble della NASA l’esborso finale è stato di miliardi di dollari. È facile capire che per i satelliti più piccoli si preferisce piuttosto non intervenire, contribuendo così all’aumento di detriti. «I grandi satelliti commerciali sono costosi. Finiscono il carburante e sono a rischio di malfunzionamento o guasto», ha confermato il professor Ou Ma dell’Università di Cincinnati. «Si vorrebbe poter andare lassù e ripararli, ma al giorno d’oggi è impossibile».

Proprio verso tale obbiettivo, quindi, si stanno rivolgendo gli sforzi del team di ricercatori guidati dal professor e ingegnere spaziale Ma, ovvero attraverso la creazione di una rete robotica di veicoli spaziali che sia in grado di effettuare riparazioni e rifornimenti in orbita. La prima sfida che sta affrontando il laboratorio dell’Università di Cincinnati è quella della navigazione automatizzata a scopo di attracco. Una questione a dir poco complessa perché un urto involontario a gravità zero potrebbe provocare gravi danni o anche la caduta accidentale dei satelliti. «Afferrare qualcosa nello spazio è davvero difficile. E afferrare qualcosa che cade nello spazio è ancora più difficile», ha dichiarato Ma.

Anche la Nasa ha intenzione di percorrere questa strada e lo sta facendo con un progetto chiamato Restore-L. Si tratta di un satellite, che dovrebbe essere lanciato nel 2022, in grado di rifornire di carburante i satelliti in orbita terrestre bassa. John Lymer, capo robotico di Maxar, una società specializzata in veicoli spaziali, che ha lavorato per molti anni con Ma, ha dichiarato a ScienceDaily che oggi «ci sono tutti i tipi di soluzioni tecniche là fuori. Alcune saranno migliori di altre. Si tratta di fare esperienza operativa per scoprire quali algoritmi sono migliori e ciò che riduce maggiormente il rischio operativo». Il progetto Restore-L potrebbe dunque rappresentare il primo a sostegno dell’idea che in futuro potranno essere possibili anche le riparazioni nello spazio.

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