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25.05.20 - 10:420

WideSee, la tecnologia wireless per droni per le operazioni di emergenza

Una nuova tecnologia permette di scandagliare gli edifici dall’esterno per rilevare la presenza di persone intrappolate

LEEDS - Spesso, nelle operazioni di emergenza come in caso di incendi, terremoti o danni strutturali ad edifici, è difficile capire se all’interno vi siano o meno esseri umani. E valutare prontamente la presenza di eventuali individui intrappolati può aumentarne le possibilità di salvezza. Per tale ragione, un gruppo di ingegneri dell’Università di Leeds ha sviluppato il prototipo di un sistema di scansione wireless da installare su droni che, dall’esterno di un edificio, è in grado di individuare la presenza di persone.
Questa innovativa tecnologia si chiama WideSee ed è stata progettata appunto per essere impiegata dagli operatori di emergenza coinvolti nelle situazioni di pronto intervento. La presentazione ufficiale è avvenuta durante la conferenza su sistemi smart ACM SenSys di fine 2019 a New York. Un elemento fondamentale di WideSee rispetto a soluzioni analoghe già esistenti è che il raggio di azione è molto più ampio e il rilevamento funziona anche in presenza di mura di cemento dello spessore di mezzo metro. Inoltre, le onde radio a lungo raggio non recano alcun danno alla salute umana.
Il team di ingegneri, che nello specifico ha coinvolto anche ricercatori dell’Università del Massachusetts e della Northwestern University di Xi’an in Cina, è partito da un sistema wireless già presente sul mercato chiamato LoRa (Long Range), che di solito viene adoperato per connettere oggetti IoT, consentendo ai dispositivi su una rete chiusa di condividere dati. La peculiarità di LoRa è di avere un ampio raggio d’azione ma può incorrere in alcuni rischi di interferenza.
Gli ingegneri inglesi hanno allora messo a punto un’antenna in grado di concentrare il fascio e di risolvere il problema. Il risultato è una sorta di radar che sfrutta il rimbalzo dei segnali fra gli oggetti, e quindi anche le persone, dove la differenza tra il segnale inviato e quello ricevuto dal drone permette di ricostruire le presenze interne alle abitazioni. Tutte le informazioni vengono poi elaborate a terra da una postazione PC e in questo modo è possibile individuare ogni particolare sugli occupanti degli edifici. Potenzialmente, ciò dovrebbe permettere di identificare più esseri umani contemporaneamente in stanze diverse, ma allo stadio attuale di sviluppo è possibile
localizzare un solo obiettivo alla volta.
«Le telecamere a ricerca di calore sono in grado di identificare il calore irradiato da un corpo umano, ma in una fiammata c’è un’alta probabilità che le telecamere non siano in grado di captare il calore generato da qualcuno intrappolato nell’edificio a causa del calore più intenso emesso vicino al fuoco», ha spiegato il dottor Zheng Wang, professore associato presso la School of Computing di Leeds. Al momento, per ottenere i risultati migliori occorre che gli individui all’interno degli edifici si muovano e agitino le braccia. Così facendo, e con il drone ad una velocità di 1-1,5 metri al secondo, le percentuali di successo sono del 96%.

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