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26.07.19 - 07:000

Elon Musk e Neuralink verso la prima interfaccia neurale capace di far parlare cervello umano e IA

È intervenuto anche Elon Musk alla presentazione di Neuralink, la startup che intende creare una interfaccia neurale che in futuro permetterà di far dialogare l’uomo con la macchina

 

Neuralink, una startup americana con 150 milioni di dollari di finanziamento, 100 dei quali controfirmati direttamente da Elon Musk, prevede di interfacciare il cervello umano con un’Intelligenza Artificiale entro il 2020.
Come hanno spiegato i tecnici Neuralink, e sulla base di esperimenti precedentemente condotti, lo scopo è quello di innestare alcuni sensori all’interno del cervello umano attraverso piccoli fori nel cranio. I sensori, più sottili di un capello ed estremamente flessibili, sono studiati per penetrare nel cervello seguendo le villosità naturali e senza ferire i tessuti, in modo da non creare rigetti o effetti collaterali che ne possano pregiudicare il funzionamento nel tempo.
I sensori saranno in grado di leggere le informazioni trasmesse dal cervello e passarle ad una piastra interna posizionata dietro l’orecchio che, a sua volta, le dovrebbe passare a un piccolo apparato posizionato all’esterno. Questo apparato potrà poi dialogare con una macchina esterna, andando così a completare la comunicazione tra cervello ed intelligenza artificiale.
Tutto ciò potrebbe essere possibile già entro il 2020, al termine dei test con altri primati e quando si sarà sicuri di non arrecare danni all’uomo. Al momento, infatti, i sensori non sono stati sperimentati su nessun essere umano e quindi le potenzialità di input esterno, e anche di output, saranno verificate solo negli anni. Ma i primi esperimenti con le scimmie hanno rivelato già grandissime potenzialità.
Far dialogare uomo e macchina sarà significativo non solo per correggere alcuni problemi cerebrali, ma anche per creare un’entità cyborg che permetta di generare sinergie nell’interscambio tra uomo e intelligenza artificiale. L’idea principale, infatti, è quella di permettere alla macchina di correggere il pensiero nei casi di problemi di memorizzazione o mobilità (si pensi alle persone paralizzate per lesioni spinali). Ma in seguito si potrebbe arrivare addirittura ad un potenziamento delle capacità naturali.
Ovviamente tutto ciò porterebbe a una ridiscussione filosofica ed etica sul limite con il quale dovremmo definire la parola “umano”. Perché una tecnologia in grado di guarire e migliorare la vita umana è sicuramente ben accetta, ma un software in grado di riscrivere il pensiero potrebbe rappresentare anche qualcosa di estremamente pericoloso.

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