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AvanTI
01.07.19 - 08:370

Il primo braccio robotico controllato dalla mente a funzionare senza impianto cerebrale

 

Fino a ieri, per controllare un robot con la mente c’era bisogno di un impianto cerebrale oppure di un costoso intervento chirurgico a favore di un dispositivo che avverte le onde cerebrali dall'esterno del cranio.

Oggi, invece, una collaborazione tra un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon University e dell’Università del Minnesota ha portato alla realizzazione del primo prototipo di braccio robotico controllato con precisione dal cervello senza la necessità di alcun impianto cerebrale interno o di interventi di chirurgia invasiva.

In un articolo pubblicato sulla rivista Science Robotics, i ricercatori descrivono di aver creato un’interfaccia non invasiva che prevede solo l’utilizzo di un casco con una serie di elettrodi che migliora il sistema ma non a discapito della precisione. Infatti, rispetto ad altre interfacce non invasive precedenti, che ricevono segnali “più sporchi” riguardo alle interfacce innestate nel cervello, gli stessi ricercatori spiegano di aver utilizzato una combinazione di nuove tecniche di sensing e machine learning per creare un’interfaccia cervello-computer (BCI), ottenendo un’alta risoluzione di controllo sul braccio robotico. Questa nuova interfaccia riesce a superare i rumori di fondo che disturbano i segnali EEG provenienti dal cervello consentendo un controllo più accurato dei dispositivi robotici.

I test eseguiti finora hanno coinvolto 68 soggetti umani normodotati e hanno evidenziato come i pazienti riescano a spostare, grazie a segnali elettrici del cervello recepiti attraverso una serie di elettrodi sulla testa, il braccio robotico che a sua volta sposta un cursore sullo schermo. Rispetto al passato sembra che ora il braccio riesca a seguire percorsi regolari, continui e piuttosto precisi.

Questo lavoro rappresenta un importante passo in avanti verso le interfacce cervello-computer non invasive, una nuova tecnologia che, se ulteriormente sviluppata, potrebbe un giorno aiutare innanzitutto le persone con disabilità ad interagire con l’ambiente circostante e, in generale, permetterebbe di controllare con la mente non solo uno schermo ma anche oggetti.

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