LUGANO
18.08.17 - 18:060

Imparare una lingua in 3 mesi: funziona davvero?

L'esperienza è fondamentale. Si viaggia, si impara, ci si diverte, si conoscono persone nuove e soprattutto si staccano gli occhi dallo schermo del computer

LUGANO - Da un anno a questa parte sono moltiplicati a dismisura i siti, le app e gli insegnanti che garantiscono l’apprendimento di una lingua straniera in pochissimo tempo, alcuni addirittura in poche settimane. Noi di AvanTi, come nostro uso, siamo stati parecchio incuriositi da questa tendenza e abbiamo cercato di andare un po’ a fondo. In questo articolo non troverete recensioni o anteprime, né tantomeno valutazioni sui singoli metodi. Però qualche spunto di riflessione interessante magari sì.

Parlare una lingua straniera in pochi giorni: cosa hanno in comune.

Per quello che abbiamo potuto vedere (o capire), ciò che hanno in comune la maggior parte dei programmi di apprendimento linguistico rapido è la tecnica di associazione di idee. A una singola parola o frase della lingua straniera viene associata un’immagine, frase o parola in lingua madre che in qualche modo la ricordi, a livello sonoro o concettuale. In realtà questo metodo ha origini lontane: il precursore più celebre è stato Pico della Mirandola poco più di 600 anni fa! Ovviamente nel frattempo ci sono stati aggiornamenti e ottimizzazioni varie, anche attraverso lo sviluppo della moderna psicologia.
Per tornare al punto, pare che funzioni, in misura diversa a seconda delle persone. Una precisazione è doverosa per evitare misunderstanding: non pensate di cominciare a parlare in maniera fluente grazie a una bacchetta magica. Questo tipo di apprendimento consente di imparare espressioni e acquisire la capacità di abbozzare una conversazione, non di tenere una conferenza…

Rapido, rapido: tutta colpa della snack culture.

Sinceramente, non è che proprio ci perdessimo il sonno per scoprire i dettagli dei diversi stratagemmi linguistici. Ciò che più ha catturato la nostra attenzione è stata una domanda: da dove viene l’esigenza di imparare una lingua in 3 settimane?
Cioè, è vero che il mondo va più veloce, che il lavoro è cambiato e che le tempistiche si sono sempre più ristrette, però l’esigenza è davvero così stringente? Secondo noi no. La nuova tendenza dell’apprendimento linguistico rapido non è che l’ennesimo riflesso di quella che qualcuno ha sapientemente chiamato snack culture. La tecnologia ha quasi totalmente eliminato la pazienza: pretendiamo di imparare con la stessa velocità con cui eseguiamo un download, alle e-mail e alle notifiche bisogna rispondere immediatamente, i progetti hanno deadline disumane. Insomma, ci si è dimenticati che purtroppo, velocità non fa rima con qualità, anche se sembra di sì. Chi scrive in questo momento, che ha meno confidenza con il pc di quello che si possa credere, ha un po’ di nostalgia per i tempi in cui all’impara veloce
si preferiva l’impara bene.

Il nostro suggerimento: sostituisci rapido con divertente.

Occhei, detto tutto quello che abbiamo scritto nelle righe sopra, ci tengo a sottolineare che qui nella redazione di AvanTi non siamo bacchettoni, tantomeno poco realisti. E’ naturale che magari una persona di 40 o 50 anni, che non mastica l’inglese, e che la sera dopo il lavoro non ha tempo per piegare la schiena sui libri, deve trovare strade alternative per imparare una lingua straniera, meno impegnative e più adatte al suo profilo. Credo che, nel processo di apprendimento, l’esperienza sia fondamentale, soprattutto se piacevole. Infatti, pare che la memoria funzioni meglio quando è connessa a cose o fatti che ricordiamo con piacere e gioia. Alcuni esempi che abbiamo testato di persona sono delle simpaticissime iniziative promosse da un’associazione no-profit Ticinese: il Centro di Competenze per l’apprendimento delle Lingue (CCAL). Cene, pizzate o aperitivi durante i quali è vietatissimo parlare italiano ma anche viaggi all’estero dove vale la stessa regola e si partecipa a sfide di sopravvivenza quotidiana come riuscire a chiedere un consiglio gastronomico ad un abitante del posto visitato o intavolare una discussione approfondita con uno/a sconosciuto/a.
Si viaggia, si impara, ci si diverte, si conoscono persone nuove e soprattutto si staccano gli occhi dallo schermo del computer.

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