LUGANO
14.08.17 - 09:090

La solitudine uccide più dell’obesità

Ma perché siamo così soli?

LUGANO - Negli ultimi dieci anni è praticamente diventato uno sport scoprire cosa è nocivo per la salute e cosa no. Ci hanno detto che il vino fa male, poi hanno rettificato con un “un paio di bicchieri” fanno bene al cuore. Basta caffè! Qualcuno ha azzardato, poi anche questo è stato smentito. Così per il cioccolato, la carne rossa, lo smartphone… gli esempi non si contano più. Nell’era contemporanea, dove la medicina e la prevenzione hanno fatto passi da gigante e il benessere è diffuso, in modo assolutamente eterogeneo e ingiusto, sono arrivati i nuovi nemici della salute: ansia, stress e depressione, per citarne alcuni.
Un recente studio della Brigham Young University (BYU) ha dimostrato che solitudine e isolamento uccidono più dell’obesità.

Solitudine assassina: lo studio
L’analisi, presentata da Julianne Holt-Lunstand alla 125/ma convention annuale della American Psycological Society tenutasi a Washington, ha verificato che il rischio di morte prematura aumenta del 50% in condizioni di solitudine e isolamento sociale. Cosa preoccupante, la solitudine pare essere un’epidemia nel mondo occidentale. Non ci interessa particolarmente il motivo clinico che lega la salute alle vita sociale ma crediamo che questo studio, tra i suoi molti aspetti e significati, sia un ottimo spunto per una riflessione più allargata. La domanda che sta alla base di tutto è: perché siamo così soli?

Il primo sospettato: socialnetwork
La prima risposta è facile, anzi facilissima. Basta dare la colpa alla tecnologia. I social network e internet in generale hanno cambiato drasticamente le modalità, il tessuto e lo sviluppo delle relazioni sociali. Si interagisce attraverso un display, dalla propria casa, dal treno, mentre siamo in colonna. Personalmente ho visto colleghi seduti a pochi metri di distanza in ufficio, comunicare via mail o What’s Up. Profili fake, storie fake, fake news: inutile negare che il web ha creato una nuova realtà parallela, o se vogliamo virtuale, nella quale ci si rifugia dimenticandosi che esiste un mondo “reale”.
Ma questa è un’analisi fin troppo semplicistica, scontata e forse non corretta. La dura verità è un'altra.

Stiamo invecchiando
Il mondo occidentale sta invecchiando. I dati parlano chiaro: le percentuali di crescita dei singoli stati sono bassissime, in diversi casi pari a zero se non inferiori. Questa è la principale matrice della solitudine. I nuovi anziani non hanno una famiglia e rimangono isolati. Nella stessa identica situazione si trovano tantissime persone di mezza età. La frantumazione del nucleo familiare, le odierne abitudini di lavoro e la frenesia dei tempi stanno progressivamente mutando gli schemi sociali che sono rimasti invariati lungo il secolo passato. Esistono tanti piccoli esempi che possono comprovare tale mutamento.
Alcuni scontati, altri meno. Per esempio, il numero di separazioni o divorzi è facile da constatare. Ma è guardando come si spostano i grandi player multinazionali che ci si deve preoccupare davvero. Gli scaffali dei supermercati dedicano sempre più spazio a prodotti monodose, monouso e monoporzione. Addirittura pare che una delle nuove tendenze dell’edilizia sia progettare abitazioni, edifici e forse interi comprensori dedicati unicamente ai single.

Fortunatamente noi di AvanTi (quantomeno chi scrive in questo momento) siamo ottimisti da questo punto di vista. La solitudine, come abbiamo scoperto grazie agli amici della BYU, è un male pericoloso ma la cura è a portata di mano. Basterebbe uscire un po’ di più, cercare
di essere social senza il network, insomma ritrovare tutte quelle attività che forse abbiamo dimenticato ma che se riscoperte ci farebbero ricordare immediatamente quanto ci piacessero.

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