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04.01.22 - 08:420

Swiss Virtual Expo per aprire il 2022

Swiss Virtual Expo offre innumerevoli opportunità per sperimentare ambienti virtuali.

Un caso elvetico unico che è già una realtà consolidata con oltre 110mila accessi in pochi mesi.

Il Metaverso consiste in una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar.

«E a ben vedere la direzione indicata da Mark Zuckerberg sul finire dello scorso anno è decisamente in linea con altre esperienze virtuali, che anche nel nostro territorio si stanno sperimentando con grande successo – rivela Cristina Giotto, Direttore di ated-ICT Ticino. Il nostro Swiss Virtual Expo, infatti, aperto il 15 ottobre al pubblico e vincitore del Grand Prix Möbius Editoria Mutante si basa proprio sul metaverso. E ricordo che Swiss Virtual Expo è la prima esposizione digitale promossa nella Confederazione Elvetica. Si tratta di un appuntamento inedito e all'avanguardia della durata di un anno, in cui le aziende ticinesi, Svizzere e internazionali hanno la possibilità di presentarsi e promuoversi nel mercato domestico e globale. In un metaverso, ovvero in uno spazio virtuale in 3D, che gli utenti possono esplorare come fosse un evento tradizionale, si trovano aree dedicate a seminari e workshop in diretta o on-demand, oltre a stand, padiglioni e showroom personalizzati di varie dimensioni. Un luogo virtuale che ha la possibilità di realizzare ambientazioni più grandi di mezzo milione di metri quadri, capaci di ospitare a fine 2021 cinque padiglioni, con un centinaio di stand e oltre 110mila accessi in pochi mesi, con emissioni di CO2 ridottissime. Un risultato che è francamente inimmaginabile nel mondo reale e che vogliamo condividere con sempre più aziende e organizzazioni per il 2022».

Ma proprio nei giorni scorsi anche Andrea Emilio Rizzoli, Direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale USI-SUPSI, e Alessandro Facchini, docente-ricercatore senior, sono stati intervistati proprio sul tema del metaverso e sulle sfide etiche ad esso correlate. Appena nata ma già al centro di accesi dibattiti, questa la tecnologia si propone come l’evoluzione di internet verso un nuovo paradigma in cui diventa labile il confine tra vita reale e virtuale. 
«Il metaverso è uno strumento» afferma il professor Andrea Rizzoli, Direttore dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’intelligenza artificiale USI-SUPSI. «Uno strumento paragonabile al telefono, a Internet o ai social. Ciò che succede al suo interno, insomma, non è così diverso da ciò che può succedere quando delle persone discutono in un bar o su Facebook». 
In particolare, si tratta di mondo immersivo tridimensionale in cui socializzare e stringere relazioni interpersonali, ma anche di un nuovo possibile terreno fertile per criticità a tutti ben note, come la rapida e pressoché illimitata diffusione di disinformazione, odio e contenuti malevoli. 
«Il fatto che il metaverso offra un’interazione virtuale immersiva, guardandolo da un’ottica positiva, dovrebbe spingerci verso una relazione più umana. E questo perché non siamo più di fronte a uno schermo con delle lettere che scorrono, ma a rappresentazioni virtuali di altre persone. Il che potrebbe far scattare un meccanismo di automoderazione» continua il Professore. 

Sono comunque numerosi gli aspetti che mantengono acceso il dibattito sul Metaverso. Dall’intelligenza artificiale impiegata per regolare i contenuti, al grado di identità o anonimato degli avatar, fino all’utilizzo di caschi e occhiali che garantiscono un’esperienza immersiva unica ma, al contempo, espongono gli utilizzatori al rischio di un trattamento improprio dei loro dati biometrici. 

«Ma c’è di più. La tecnologia sta arrivando ai dati cerebrali, e quindi alla cosa più vicina agli “stati mentali” di una persona» spiega Alessandro Facchini, Docente-ricercatore senior all’Istituto Dalle Molle. «Parliamo di un futuro non troppo lontano, perché Big Tech sta sviluppando l’interfaccia cervello-computer. E parliamo di dati al momento non ancora ben regolamentati. In questo senso, la sfida sarà quindi di preservare non solo la libertà di parola ma forse anche quella di pensiero».

 

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