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17.05.21 - 07:520

Commercio al dettaglio: quale futuro?

Le 6 tendenze che segneranno il commercio del mondo post-pandemico 

Ci sono alcune domande che da qualche mese, proprio per effetto dell’ultimo anno e mezzo terribile che abbiamo vissuto, si sentono formulare da più parti. Ad esempio, quale sarà il futuro del commercio al dettaglio? E cosa resterà della rivoluzione provocata dal Coronavirus sul modo di acquistare prodotti? A fornire una prima risposta ci ha pensato Stripe. Un’azienda che costruisce infrastrutture di pagamento e tesoreria per l’economia di Internet e che ha provato a delineare un quadro del futuro prossimo. Ha individuato 6 trend che influenzeranno sempre più i negozianti nel loro modo di relazionarsi con il cliente. È chiaro che i mesi che abbiamo trascorso sono stati senza precedenti per il commercio al dettaglio, anche se in molti sono comunque riusciti ad adattarsi. Si tratta di casi, che spesso abbiamo raccontato nelle #storievisionarie del nostro territorio ticinese, in cui commercianti e artigiani hanno colto anche in un periodo di forti restrizioni alla mobilità alcuni spunti per migliorare il proprio business in ottica futura. 

Vediamo nel dettaglio i 6 macro-trend e le principali evoluzioni che rimarranno centrali nel rapporto tra cliente e venditore, anche quando la pandemia sarà finalmente alle nostre spalle.

1) Il consolidamento dei processi di pagamento, sia online che offline

Durante la pandemia, molti venditori tradizionali sono stati ovviamente costretti a dare maggiore importanza ai canali online. Non è verosimile aspettarsi che la tendenza si inverta, ma che piuttosto la presenza offline possa riemergere al fianco di quella online, coesistendo.  Ad esempio, l’utilizzo del “Click & Collect”, ovvero la possibilità di ordinare online e ritirare in negozio, è notevolmente cresciuto durante la pandemia. Di fatto, sta crescendo il desiderio di una esperienza di shopping più “connessa” anche in negozio.

2) Raggiungere i clienti al di fuori dei propri negozi fisici e digitali, quindi attraverso social media e marketplace

Il futuro dello shopping non sarà limitato ai soli negozi fisici e digitali, ma si sposterà anche su canali terzi (che fungono da vetrine), a partire proprio dai social media. Piattaforme come Instagram, per esempio, hanno notevolmente accorciato i tempi di acquisto, al punto che un cliente può comprare un articolo di cui non ha mai sentito parlare in pochi semplici passi. Anche il passaggio a un marketplace dovrebbe essere visto come una strategia di espansione per chi vende online. Per inquadrare l’importanza di questa nuova dimensione di vendita, basti pensare che Forbes ha recentemente pubblicato un articolo riguardante la crescita dei marketplace nel mondo: entro il 2024, le vendite attraverso queste piattaforme potrebbero raggiungere i 3,5 miliardi di dollari.

3) Espandere il proprio business oltre i confini nazionali

Un’altra opzione per continuare a crescere dopo la pandemia può essere quella di espandersi a livello internazionale. Tuttavia, anche affrontare l’espansione comporta difficoltà: a livello normativo (ovvero, capire come rispettare le specifiche leggi fiscali del paese, il GDPR, o le regole di pagamento come la SCA), linguistico (un marketplace tradotto nella lingua locale dell’utente diventa quindi un requisito necessario) o legate a opzioni di pagamento utilizzate solo in alcuni Paesi.

4) Permettere ai clienti di pagare nel modo più flessibile possibile

Un altro aspetto che la pandemia ha messo in luce è la propensione dei clienti (anche nella parte della popolazione più reticente a utilizzarli) a utilizzare metodi di pagamento innovativi, in grado di consentire convenienza e flessibilità. Infatti, metodi come il “Compra ora, paghi poi” hanno acquisito popolarità, sarà quindi sempre più cruciale in futuro per i commercianti adottare metodi di pagamento alternativi per rendere l’esperienza di acquisto più flessibile.

5) Proteggere il proprio business - e i propri clienti - dalle sempre più numerose frodi online, aumentate durante la pandemia

Purtroppo, anche i truffatori sono riusciti a trarre profitto dal Covid-19. Infatti, insieme allo sviluppo di un mercato prevalentemente online, sono aumentate anche le frodi digitali. 
Una ricerca di Gartner aveva originariamente previsto un calo delle frodi digitali dell’8% nel 2020, ma ha dovuto riformulare la previsione con una crescita del 10/15% da quando la pandemia è iniziata. La crescita degli acquisti online e dei nuovi compratori ha dimostrato che ci sono nuovi modelli di acquisto, nati durante la pandemia, che i sistemi anti-frode esistenti non sono ancora in grado di riconoscere, permettendo così ai truffatori di agire indisturbati. Il controllo delle frodi diventa sempre più difficoltoso, sia perché queste ultime sono sempre in evoluzione, sia perché la proliferazione di venditori e di nuove modalità di compravendite è in costante aumento. In questo contesto i rivenditori avranno bisogno di una rinnovata attenzione alla battaglia contro le frodi, in grado di mettere insieme machine learning e regole ad hoc per il singolo settore di appartenenza.

6) L’importanza di un e-Commerce sostenibile

Comprare online significa anche spedizioni, trasporti, logistica e packaging. Tra i consumatori, negli ultimi anni, è nata una crescente attenzione riguardo l'impatto ambientale degli acquisti online. Già due anni fa, la maggioranza dei consumatori a livello globale (il 73%) dichiarava di essere disposta a cambiare le proprie abitudini di acquisto per ridurre l’impatto sull’ambiente. Altre ricerche hanno evidenziato come un terzo dei consumatori scegliesse l’opzione di consegna con il più basso impatto, anche se questo avesse voluto dire rimetterci in termini di tempo di consegna. I grandi player dell’e-Commerce stanno già facendo sforzi per diminuire il loro impatto ambientale attraverso l'efficientamento logistico, le consegne con veicoli elettrici e l’utilizzo di materiale riciclato per gli imballaggi: un trend, questo, che dovrà senza dubbio essere preso in considerazione a tutti i livelli, anche per i rivenditori medio-piccoli. 

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