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22.02.21 - 08:260
Aggiornamento : 23.02.21 - 18:18

Il caso TikTok cambia per sempre il mondo del web

Gli adolescenti, tramite i social e le app di gaming, subiscono l’influenza negativa di determinati messaggi.

Ecco, dunque, che Tik-Tok impone un’età minima ai suoi iscritti, che Instagram sperimenta a possibilità di eliminare il conteggio pubblico dei like o che Facebook adotta nuovi sistemi di controllo .

Dal Global Digital Report del 2021 si evince che più di 4,5 miliardi di persone utilizzano internet, 3,8 miliardi di esse usa anche i social. In Svizzera ci sono ben 8,42 milioni di utenti, cioè il 97% del totale della popolazione che è composta da 8,69 milioni di persone; 7,10 milioni di questi utenti usa i social network, un numero che è aumentato del 13% nell’ultimo anno.

Fin dalla sua nascita internet si è rivelato un ambiente avulso da regole e restrizioni che, al contrario, hanno sempre disciplinato la vita e le relazioni personali tipiche della realtà fisica.

L’assenza di regolamenti è inizialmente apparsa come sinonimo di libertà assoluta e percepita come un valore aggiunto del web ma la sua evoluzione da mezzo di divulgazione e informazione a strumento di comunicazione dei brand ha inevitabilmente modificato la sua natura. Con il tempo, le conseguenze di questa metamorfosi hanno rivelato una controtendenza della percezione del web: da aggregatore di notizie si è trasformato in pura disinformazione e commercializzazione del messaggio.

Negli ultimi anni gli utenti sono diventati molto più consapevoli delle conseguenze negative che possono essere causate da un uso errato del web. Non si può dire lo stesso per gli adolescenti che, tramite i social e le varie app di gaming, subiscono sempre di più l’influenza negativa e invasiva di determinati messaggi propagandistici. Chiunque può condividere contenuti, chiunque ha la possibilità di leggerli senza una effettiva verifica della fonte. È così che i social media sono diventati uno strumento di plagio dilagante utilizzato per la raccolta dati e per la diffusione di contenuti commerciali da parte delle aziende che, con l’unico scopo di farsi conoscere e creare comunità di utenti da fidelizzare, non tengono più conto del contenuto e del creatore che lo diffonde.

Non è un caso se negli ultimi mesi hanno fatto scalpore diverse notizie sull’ultimo trend social, TikTok, attraverso il quale bambini e adolescenti sono entrati in contatto con realtà nocive per la loro salute mentale e fisica, tanto da indurli ad affrontare sfide molto pericolose che in alcuni casi hanno portato a una conclusione tragica.

Sempre più consci delle conseguenze sociali, politiche e culturali che l’anomia del web stava causando gli utenti adulti, i creatori di contenuti, le piattaforme e le autorità si sono attivati per creare nuove regole volte a mitigare i cambiamenti radicali che il web e i social hanno portato nella società.

Seguendo la scia di questa evoluzione, i grandi brand, i social e le agenzie di comunicazione stanno adeguando le loro attività a un maggior controllo degli utenti e dei contenuti condivisi. Un cambiamento apparentemente vincolante per il mercato ma che, in realtà, può trasformarsi in un mondo di nuove opportunità e di nuovi scenari in cui non sono più il web o i social a condizionare la mente e la vita dell’uomo, ma il contrario.

Gli studi dimostrano che la creatività e l’innovazione prosperano proprio di fronte ai vincoli. Nuovi modi di comunicare e nuove tendenze “umano-centriche”, ben testimoniate anche attraverso payoff e slogan significativi di agenzie web sempre al passo con i cambiamenti in corso, sono pronte ad essere messe in moto. Le nuove regole, se rispettate correttamente, possono incentivare i marchi a uscire dallo status quo e ad impegnarsi a costruire un diverso tipo di relazione con i loro utenti, diventando così fautrici di questo cambiamento culturale.

Anche dal punto di vista degli utenti la paura di essere tagliati fuori dal mondo innovativo e tecnologico si è trasformata nella necessità di instaurare una migliore relazione con esso e di riequilibrare l’impatto digitale nella loro vita con lo scopo di proteggere il proprio benessere.

Ecco, dunque, che Tik-Tok impone un’età minima ai suoi iscritti, che Instagram sperimenta a possibilità di eliminare il conteggio pubblico dei like o che Facebook adotta nuovi sistemi di controllo per i contenuti politici bloccandoli sul nascere.

Non è più l’essere umano a rincorrere l’innovazione tecnologica o a modificare la sua natura per adattarsi e integrarsi nella società in un’era digitale, ma è il digital che si trasforma e modella sulla base delle necessità umane, è il digital che ora deve affrontare l’ardua sfida di porre l’uomo al centro della sua evoluzione, non il contrario.

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