LUGANO
12.08.19 - 07:480

Smart city? Di più: smart citizen

Chi ha paura della tecnologia? «Nessuno, se non è fine a se stessa». Parola di Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione digitale del Comune di Milano e ospite illustre del Visionary Day di Lugano

LUGANO - Chi meglio di lei può insegnare a non temere il cambiamento, anche quando ha il passo lungo della tecnologia. Prima di rappresentare il Comune di Milano, ennesimo ruolo di prestigio che dà lustro alla sua capacità di calarsi dentro abiti che sembrava non avrebbe mai vestito, Roberta Cocco è stata top manager di Microsoft. E ancora prima, con la sua laurea in lingue e letterature straniere, si preparava a diventare latinista. Poi invece ha osato, visionaria; è andata oltre i limiti del pregiudizio, ha scartato paletti ed è stata ripagata del suo atto di fede (in se stessa).

Tentare, anche quando non si può vedere al di là dell’orizzonte. Più che coraggio, lei lo chiama “colpo di testa”. L’ultimo nel 2016, quando a 50 anni appena compiuti, donna e madre di tre figli, accettò non solo di entrare in politica, ma di provare a essere qualcosa che esisteva. Assessore alla Trasformazione digitale, ambito inesplorato fino a quel momento: «È arrivata la telefonata, in due o tre giorni ho deciso. E ho ribaltato la mia vita».

Roberta Cocco è così; ne è prova la sua intera biografia. Ospite al Visionary Day di Lugano, lei che ha ideato e in pochi mesi inaugurato la Digital Week di Milano, potrà testimoniare come l’innovazione sia un’opportunità, non cosa di cui aver paura. Uno strumento di cui approfittare, piuttosto che un obiettivo da centrare al prezzo di qualsiasi sacrificio. «Penso che la tecnologia, e lo dico da tecnologa, sia un mezzo e non un fine - ha dichiarato giusto il mese scorso in un’intervista ad Affari Italiani - Non serve un algoritmo da un tera o l’intelligenza artificiale se non costruiamo macchine o database che siano al servizio delle persone».

Gli esseri umani al centro. Con questo presupposto, Cocco lavora ai progetti di smart city: a beneficio del cittadino che deve “usare” la tecnologia per vivere meglio. Meglio dunque perfezionare la terminologia, renderla più puntuale. «Invece di continuare a parlare di smart city, bisognerebbe cominciare a  parlare di smart citizens. La tecnologia fine a se stessa è totalmente sterile».

Così il 5G, la realtà aumentata, i droni o le auto a guida autonoma non sono sfizi, ma maniere per semplificare l’esistenza della collettività. «Il nostro compito è fare capire che tecnologia e innovazione sono alleati delle persone». E le donne, questa volta, stanno in prima fila: «Le tecnologie aiutano tantissimo a bilanciare vita privata e vita professionale».

In fondo altro non è che la storia della sua vita, sintetizzata sulle pagine di Io Donna. «Faccio telefonate con i collaboratori in qualunque posto mi trovi, se capita che devo accompagnare uno dei ragazzi in allenamento, porto con me il pc per continuare a lavorare. Le tecnologie hanno questo grande potere: consentono di agire da remoto misurando il tempo sulle proprie necessità quotidiane». Così lei ha scalato vette, fatto carriera. «Parlando in generale, è assolutamente folle assegnare alle donne che lavorano, ancor più se sono madri, slot rigidi di tempo in cui operare: meglio garantire loro flessibilità, anche perché la flessibilità è un patrimonio che genera risultati».

Parola di una che è stata fra le prime a scardinare consuetudini. Nessuna incompatibilità; al contrario: «La tecnologia ha bisogno delle donne. E le donne hanno enorme bisogno di tecnologia».

Potete consultare il programma della giornata dalla pagina www.visionaryswiss.ch

 

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