CANTONE
07.04.19 - 18:290

I videogiochi come Netflix: saranno il nostro pane quotidiano

Nuova “Visionary Night” con ated – ICT Ticino

 

Un’arte, come il cinema. È la “visione” del game director Massimo Guarini, ospite il prossimo 12 aprile al CineStar di Lugano per la quinta Visionary Night organizzata dalla ated – ICT Ticino

Bisogna esser visionari anche per credere che il gioco sullo schermo sia un’arte come il cinema, la musica; oppure di più, visto che le possiede entrambe e approfondisce. Normalità in Giappone, dove Massimo Guarini, produttore di fama internazionale e imminente protagonista della quinta Visionary Night, è cresciuto professionalmente.

Lì ci si divide addirittura in game planner, game designer, game director, rivendicando le specialità; qui si fa fatica anche a trovare banale riconoscimento. «Quando parlo con altri imprenditori e dico che io opero in questo settore, mi chiedono se faccio slot machine o giochi da bar e mi fanno pesare il fatto che loro lavorino, che ne so, nell’acciaio, come se quella fosse una industria seria, la mia no», ha spesso raccontato.

Eppure nel 2011 ha deciso di tornare indietro, come fa chi non vuole solo approfittare di quello che c’è, dove c’è, ma aspira a cambiare il resto del mondo. Che è convinto prenderà, prima o poi, un’altra direzione. Ammetterà l’errore e restituirà dignità al videogioco come opera di ingegno, alla stregua di altre che, «in passato, a loro volta non erano considerate tali».

Per ora, c’è ancora molto da lottare, contro chi resta persuaso che «i giochi elettronici sono una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento». Parola di un ex ministro dell’Economia, e solo cinque mese fa, nonostante la fresca nomina ai Bafta con il celeberrimo “Last Day of June” e il successo conclamato di Ovosonico, studio indipendente fondato da Guarini nel 2012 a Varese, di recente trasferito a Milano.

Per questo è importante che non si smetta di parlarne, in Italia dove ha sede la sua azienda come in Ticino dove, in fondo, si parla la stessa lingua: quella del videogioco, beninteso. Termine però che a Massimo Guarini dà oramai fastidio, anacronistico e svalutante. «Noi tutti dobbiamo ripudiare queste definizioni antiquate e far capire al mondo che siamo un’industria di intrattenimento», ha dichiarato chi di “Rayman”, “Naruto - Rise of the Ninja”, “Shadow of the Damned” e “Murasaki Baby” può dirsi autore”. Flowers*2017

Parola, questa sì, da rilanciare: perché «l’approccio autoriale è fondamentale», a coordinare il lavoro di più menti in grado di offrire, infine, qualcosa di più di uno sciocco giochino che poi si guadagna la diffidenza dell’onorevole Carlo Calenda e la ferocia verbale dei detrattori della “perdita di tempo”, lo scorso novembre su Twitter.

Il fatto è che, ha reagito Guarini, «risulta ancora molto facile, e soprattutto giustificabile, cadere in generalizzazioni superficiali in grado di condannare nella sua totalità una forma di intrattenimento ormai oggettivamente riconosciuta a livello mondiale come veicolo di espressione culturale». In certi posti con più difficoltà che altrove.

Eppure non ha dubbi; la sua visione del futuro, in varie occasioni ribadita, è chiarissima: verrà un giorno in cui si giocherà come oggi si guarda Netflix, una fantasia e un assurdo fino a qualche decennio fa. «Ciascuno avrà sulla propria tv il canale Nintendo, il canale Microsoft, il canale Sony e si dirà: “A cosa gioco questa sera? Guardo cosa danno su Nintendo”».

Un’occasione unica per incontrarlo di persona venerdì 12 aprile 2019 dalle ore 20.30 presso il CineStar.

Le iscrizioni possono essere effettuate da questo link.

 

 

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