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PRIME IMPRESSIONI
06.11.19 - 09:000

Renault Captur, cambia tutto tranne lo stile

La seconda generazione del crossover segue la scia della Clio e conserva un design “di casa”, in verità evoluto per stile e dimensioni accresciute. Con comfort e accoglienza in evidenza.

Alla Renault hanno scelto una strada ben precisa per le nuove generazioni delle loro compatte: dopo la Clio, arriva ora la Captur seconda generazione, integralmente riprogettata come la “cuginetta” sulla base della piattaforma modulare CMF-B e, come la prima, contraddistinta da cambiamenti a tutto campo… tranne che nel look.

Sembra la stessa: come cambia in realtà la Captur?
Del resto, il buon vecchio detto “squadra che vince non si cambia” attende ancora di essere smentito e, proprio sul piano del design, i due modelli sono stati letteralmente protagonisti delle vendite Renault. Anche il crossover, dunque, conserva uno stile che a prima vista pare quasi invariato, ma che è invece differente in ogni dettaglio: restano la morbidezza delle forme e le linee generali, ma vecchia e nuova a confronto mostrano in effetti una similitudine volutamente soltanto generale. La nuova Captur, in primo luogo, è notevolmente più grande: di ben 11 cm in lunghezza, per un totale di 4,23 metri, mentre il passo aumenta di 30 mm. Il frontale presenta tratti estetici più decisi, tanto nel taglio a “C” dei gruppi ottici che nella mascherina, mentre il cofano motore si distingue per le due vistose nervature; i passaruota includono gli archi protettivi in resina, mentre in coda anche qui lo stile “osa” di più che in passato. L’insieme è riuscito, anche se – come per la Clio – manca naturalmente l’elemento della vera sorpresa; in definitiva, anche la Captur nasce per continuare a farsi apprezzare, nel segno della continuità.

Non è un po’ piccolo un 1.3 turbo come motore di punta?
Assolutamente no. All’aspetto “sorriso” ci pensa proprio il piccolo ma capace 1.3 turbo a benzina da 155 cv con cambio automatico, l’unico disponibile in prova per questa prima presa di contatto, e senza alcun rimpianto: morbido, rotondo ma elasticissimo, nonché capace di prendere vigore con sollecitudine non appena si va più convinti sul gas, è tra i punti più riusciti della vettura. Senza troppo pensare al diesel anche sul piano dell’elasticità, grazie ai 270 Nm di coppia già da 1800 giri; il tutto si traduce in prestazioni di tutto rispetto per la tipologia d’automobile, con uno scatto da 0 a 100 km orari in soli 8,6 secondi ed una velocità massima appena superiore ai 200 km/h. Si fa ben apprezzare anche la trasmissione a doppia frizione EDC, di serie, aggiornata a sette rapporti, piuttosto svelta nei passaggi di rapporto e sempre dolce; le modalità di marcia includono la regolazione sportiva dove fa piacere la maggior prontezza alla scalata, insieme allo sterzo con più peso e al molleggio leggermente più sostenuto, ma in verità la Captur TCe 155 EDC (da 30'400 CHF) si fa largamente apprezzare nella modalità standard, più equilibrata ed in sintonia con il carattere dell’auto. Che non offre particolari effetti “speciali”, privilegiando dolcezza ed armonia a tutto tondo: anche dopo diverse ore al volante non è così immediato inquadrare un’impronta di comportamento particolarmente definita, ma è vero che comfort – l’insonorizzazione è stata ben curata e lo si avverte –, bell’equilibrio e piacevolezza di conduzione tra le curve sono stati fedeli compagni di viaggio. A voler essere pignoli manca giusto un controllo di trazione evoluto con modalità aggiuntive per i fondi a ridotta aderenza, che risulterebbe adeguato alla tipologia “di mezzo” della Captur.

Che livello di evoluzione offrono tecnologie di bordo e multimedialità?
La maturità della nuova generazione è “pesata” anche dal notevole arricchimento del modello sul piano degli aiuti attivi alla guida, incluso tra gli altri lo stesso regolatore di velocità adattivo completo della funzionalità di stop&go automatici nel traffico seguendo il traffico che precede. Senza contare, naturalmente, il rinnovato ambiente di bordo, che combina una maggior cura nella finitura e nei materiali con ergonomia e spazio tangibilmente superiori. Resta giusto la piccola stonatura della climatizzazione automatica senza controllo bi-zona, nemmeno sulla versione Initiale Paris al vertice della gamma. La plancia è particolarmente ariosa, al pari della sistemazione di bordo più panoramica ma non troppo rialzata, con grande schermo centrale da 9,3” e strumentazione interamente digitale e configurabile; con il cambio automatico, l’isola che lo ospita sul tunnel include anche un sottostante, grande vano portaoggetti aperto. Numerose inoltre le illuminazioni ambientali tra cui poter scegliere, mentre la posizione di guida è ampia e ben regolabile, giusto con volante sempre leggermente inclinato in avanti. Multimedialità completa di interfacce smartphone e connessione di rete. Dietro, la maggior lunghezza si traduce in un’abitabilità in crescita con buona libertà di movimento per le gambe; a patto di non avanzare il divano (16 cm di corsa longitudinale), perché in questo caso ci si trova con le ginocchia contro gli schienali anteriori. Questa regolazione permette ad ogni modo di incrementare la cubatura del bagagliaio di 81 litri (da 455 a 536 litri: grande) senza dover necessariamente abbattere gli schienali.

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