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13.09.19 - 09:000

Defender, l’icona Land Rover volta pagina

Dietro il look retrò si cela un’impressionante iniezione di tecnologia: l’erede della storica 4x4 adotta scocca in alluminio, sospensioni ad aria, digitalizzazione estesa e potenze fino a 400 cv.

Dopo tante attese ed altrettante stagioni di sviluppo, è finalmente tra noi l’erede di quella Defender che ha fatto la storia Land Rover. Il lancio in grande stile, in occasione del Salone di Francoforte, trasmette tutto il trasporto della marca inglese per un’erede tanto iconica quanto significativa nella sua nuova missione. Poiché, se le sue forme conservano l’indubbio richiamo stilistico al modello nato originariamente nel 1948 e sopravvissuto fino al 2016 con linee e costruzione ben poco diverse, la Defender 2020 abbraccia contenuti, tecnologie e posizionamento strategico nettamente differenti, divenendo addirittura il terzo “brand” Land Rover (con Range Rover e Discovery), che, nei prossimi anni, dovrebbe fungere da base anche per ulteriori modelli dedicati alla massima funzionalità ed essenzialità. In estrema sintesi, la nuova Defender conserva dal passato le forme squadrate, l’ispirazione alla massima funzionalità e le due varianti di carrozzeria 90 (a tre porte) e 110 (cinque aperture), mentre per tutto il resto è un salto nell’attualità più stringente: monoscocca in alluminio, sospensioni indipendenti anche pneumatiche a controllo elettronico, trasmissione unicamente automatica, digitalizzazione estensiva e molto altro ancora. Per vederla sulle nostre strade, tuttavia, serve ancora attendere qualche mese: la commercializzazione europea, Svizzera compresa, inizierà solamente a marzo 2020 nella versione 110 (con listino da 63'300 CHF), mentre la 90 (da 57'000 CHF) arriverà qualche mese più avanti.

A colloquio con uno dei suoi “papà”, che ci racconta peculiarità e maggiori difficoltà di sviluppo della nuova Defender.
Un po’ emozionato, certamente orgoglioso: è il responsabile di progetto a capo del programma Defender, Stuart Frith, che incontriamo sullo stand Land Rover al Salone di Francoforte, ad illustrare alcune delle scelte meno convenzionali – per un fuoristrada desinato anche al lavoro duro – che accompagnano l’erede dell’icona inglese 4x4. Come l’alluminio: “Abbiamo ormai una lunga esperienza con la costruzione monoscocca in alluminio, oltre quindici anni, inclusi diversi modelli Range; la costruzione tradizionale con telaio a longheroni e scocca separata conserva dei punti a favore, ma riteniamo che con la Discovery quarta serie siamo arrivati al suo massimo sviluppo. Solo con la monoscocca si ottengono infatti doti superiori di resistenza alla torsione, con tutta la robustezza necessaria agli sforzi più estremi, insieme una risposta di marcia su asfalto nettamente superiore, uno dei campi di utilizzo che abbiamo voluto espandere significativamente sulla nuova nata rispetto alla storica, prima generazione”. Ci sono poi le sospensioni ad aria, considerate altamente versatili ma forse non indicate per un lungo viaggio off-road in Africa. Ma Frith non la pensa così: “Anche nel campo degli elementi ammortizzanti ad aria disponiamo di un’estesa esperienza tecnica, che ci permette oggi di offrire questa soluzione con piena affidabilità: l’abbiamo persino messa alla prova su un circuito di test con specifiche militari, dove ha mostrato più affidabilità delle molle convenzionali. Questa soluzione, inoltre, oltre ad offrire le massime prestazioni ed una superiore versatilità al veicolo, garantisce anche meno sollecitazioni strutturali agli altri elementi meccanici. Per cui, anche in caso di una missione estensiva nei luoghi più remoti e difficili del pianeta, non avremmo esitazioni nel consigliare strenuamente l’adozione delle sospensioni ad aria”. Certamente, il lungo sviluppo di questa nuova Defender è stato ben lungi dall’essere semplice e lineare, con diverse difficoltà da affrontare. Secondo il responsabile del progetto, tra gli elementi di maggior impegno figura un aspetto che può sembrare davvero insolito per una 4x4: “La vera sfida, che ci ha richiesto il massimo sforzo, è stato lo sviluppo aerodinamico della vettura, che offre un Cx di appena 0,38 nonostante altezza e forme. La nuova Defender appare volutamente squadrata, come un tempo; ma l’attenzione ad ogni curvatura, ad ogni dettaglio e profilo delle lamiere, nonché la stessa carenatura integrale del sottoscocca, ci hanno permesso di raggiungere un risultato che è straordinario conservando questo aspetto. Come ci ha confermato la stessa consulenza con i tecnici aerodinamici del team Williams di Formula 1”.

Caccia alle massime prestazioni. Anche su asfalto…
Modernamente retrò, la Defender “II” non è piccola, specie nella versione 110 a cinque porte che, comprendendo la ruota di scorta posteriore sul portellone, arriva a 5,02 metri di lunghezza (4,58 m per la 90); l’anno prossimo ci sarà inoltre una terza carrozzeria, 130, con sbalzo posteriore allungato per offrire ancor più bagagliaio. 90 e 110 offrono abitabilità rispettivamente per 5 o 6 persone – grazie al terzo sedile anteriore abbattibile, non disponibile in tutti i paesi – oppure fino a 7 persone con tre file di sedili. Il peso resta su valori piuttosto consistenti, con una forbice tra 2140 e 2418 kg. È pur vero che anche le prestazioni sono in netta crescita, sia su strada, sia in fuoristrada: i motori ad alimentazione convenzionale sono i quattro cilindri benzina e turbodiesel di due litri, con potenze di 200 e 240 cv per gli SD4 e di 300 cv per l’Si4; l’unità ibrida leggera sarà invece costituita dal nuovo sei cilindri, 3.0 litri con piccolo motore elettrico e generatore di bordo a 48V per una potenza combinata di 400 cv, mentre più avanti è prevista un’ulteriore variante plug-in (PHEV). Con accelerazioni da 0 a 100 km/h da 10,3 a 6,1 secondi e velocità massime comprese tra 175 e 208 km orari. Per tutte, il cambio è automatico a otto rapporti e la trazione di tipo integrale permanente con riduttore, blocchi meccanici automatizzati dei differenziali centrale e posteriore e gestione elettronica della ripartizione Terrain Response, ulteriormente potenziata e comprendente a richiesta la visualizzazione ClearSight Ground View, che sfrutta le telecamere perimetrali per visualizzare la strada ai lati e persino sotto e attraverso la vettura, resa invisibile dal software che elabora le immagini. Le sospensioni con molle elicoidali della versione base lasciano il posto a quelle pneumatiche regolabili sui livelli superiori, per la massima altezza da terra (291 mm) con guado fino a 90 cm ed angoli caratteristici notevolissimi, 38 gradi quello di attacco e 40° quello di uscita; pendenza massima superabile e inclinazione laterale massima raggiungono il ragguardevole valore di 45 gradi. Grandi anche le ruote, con base minima di 18 pollici, con cerchi in acciaio in tinta bianca, fino alla soluzione più stradale da 22”.

Versatilità e personalizzazione… da coltellino svizzero.
Ulteriore peculiarità della Defender viene inoltre dalla sua personalizzazione estrema: la Casa ha già sviluppato oltre 170 accessori, nonché quattro “pacchetti” a seconda dell’impiego più adeguato (Explorer, Adventure, Country, Urban), in aggiunta agli allestimenti base, S, SE, HSE, First Edition e X. Tra gli elementi tecnici di corredo più suggestivi figurano telaio portatutto sul tetto (300 kg di portata), tenda familiare a tetto, scaletta laterale esterna pieghevole, borsa rigida portatutto esterna, kit compressore, tendale gonfiabile esterno, kit doccia. L’abitacolo riprende una certa impressione di essenzialità ma è ben più curato e funzionale, oltre che robusto in ogni suo dettaglio; alla strumentazione digitale da 12,3” si aggiunge il grande schermo centrale tattile da 10”, con le funzionalità di ultima generazione tra cui la connessione permanente al web. La lista degli ausili attivi alla guida è infine completa di ogni funzionalità.

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