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TEST DRIVE
24.05.19 - 09:000

Dacia Duster, promossa in carattere

Look più espressivo ed interni maggiormente curati si combinano all’aggiornamento del 1.5 dCi offerto con trazione 4WD: il popolare Suv compatto resta essenziale, ma più personale e godibile.

La sfida della marca Dacia a basso prezzo guidata da Renault trova solidità e consistenza ad ogni stagione, poiché, se non è di per sé facile produrre automobili al limite del budget, riuscire a conferire anche una certa crescita e maturità aggiunge ulteriori fardelli all’impresa. Ma l’ultima Duster dimostra che, un po’ come il vino rosso, invecchiando è migliorata. E con una certa consistenza.

Nuovo design e ora diesel aggiornato: cosa promette il Suv “low cost”?
Al recente restyling, giunto alla fine del 2017 con una succosa rinfrescata al look, la Duster associa infatti da quest’anno anche l’aggiornamento della popolare motorizzazione 1.5 dCi (presente sull’esemplare del test), contraddistinta dalla denominazione “Blue” con l’aggiunta della tecnologia di riduzione catalitica selettiva (SCR) ad iniezione di urea (Adblue). Insieme a questo, il compatto quattro cilindri guadagna un nuovo scambiatore di calore aria-acqua e l’impianto di iniezione common rail a pressione maggiorata (2000 bar); la potenza massima crescero di 5 cavalli per arrivare a quota 115, erogati però ad un regime leggermente inferiore (3750 giri), mentre la coppia massima resta di 260 Nm a 2000 giri. Complice anche il cambio manuale a sei rapporti con rapportatura delle marce rivista, le prestazioni risultano anche in questo caso in leggero rialzo: la punta massima si stabilizza a 180 km orari con un incremento di 9 km/h, mentre lo scatto da fermo da 0 a 100 km/h viene ridotto di oltre un secondo richiedendo ora 10,4 secondi. Diamo anche un’occhiata ai consumi, già che siamo in tema: non siamo andati sopra i 6 l/100 km nel corso del nostro test su percorso misto, una media di tutto rispetto in piena sintonia con l’essenza economica della marca. Ma anche l’occhio vuole la sua parte e, sotto questo aspetto, la Duster trova conferme: il nuovo design non ne ha stravolto le linee ma ha al contrario lasciato spazio per ulteriore presenza e personalità. Specie nella zona anteriore, con la calandra che pare quasi un tutt’uno con i gruppi ottici a lenti multiple, insieme alla fascia inferiore paracolpi estesa generosamente fino alla zona del portatarga. Non meno importante il nuovo profilo dell’auto: il parabrezza è stato avanzato di 10 cm, è più inclinato ed offre un tocco di maggior dinamismo, cui si aggiunge la linea ci cintura leggermente rialzata. Completano il quadro paraurti e gruppi ottici ridisegnati nonché ruote più grandi con diametro massimo portato a 17”. Cresce di un’inezia la lunghezza, pur sempre compatta: 4,34 m.

Al volante l’auto è morbida ed equilibrata, ma pure un po’ più vivace.
Maggior personalità, dunque, per la Duster, la stessa che poi filtra dall’esperienza a bordo. Per cominciare, meglio protetta grazie alla scocca rinforzata e all’adozione degli airbag laterali a tendina per entrambe le file di sedili, mentre sul piano attivo fa la sua comparsa il monitoraggio dell’angolo cieco: è poco, ma comunque un inizio. Tenuto in ogni buon conto che la top di gamma Ultimate, dalla dotazione completissima e con meccanica 4WD, ferma pur sempre il listino a 21'290 CHF. Ma la stessa guida conferma il carattere dell’auto ed il suo affinamento, specie sul piano del comfort. La Duster conserva il consueto assetto piuttosto elastico e ben molleggiato, capace di incassare bene le asperità anche grazie alla corsa piuttosto elevata delle sospensioni, ma le ruote da 17” permettono una sensazione di aderenza leggermente più diretta quando si affrontano curve in successione. Il coricamento laterale è sempre avvertibile e la tendenza del frontale ad allargare un po’ la traiettoria si fa evidente se si cerca una traccia di sportività, però nel complesso il compatto crossover Dacia si lascia concedere qualche briosità in più nel misto con la consueta facilità di conduzione. Lo sterzo è leggero a bassa andatura ma diviene piacevolmente più presente al crescere della velocità; la precisione è discreta, ad ogni modo intonata al carattere “tuttofare” del modello. Bene il turbodiesel, che guadagna una certa pienezza in più; è molto elastico ed altrettanto pronto, facendosi perdonare un’erogazione leggermente più ruvida di altre unità simili. Tra l’altro, è anche ben incapsulato e ad andatura costante il suo rombo dimesso diviene quasi inudibile. Il cambio, rivisto nei rapporti come già detto, presenta di consueto la prima marcia corta – ottima per lo spunto nel fuoristrada, dove la Duster offre più che valide doti – ed una sesta lunga a sufficienza per benessere acustico e consumi nei trasferimenti autostradali; la manovrabilità e precisa e ben definita, rapida a sufficienza. Versatile e funzionale la trazione integrale, di derivazione Nissan anche nella gestione elettronica che include le modalità 2WD, Auto e anche Lock per la ripartizione fissa 50-50% tra gli assali a bassa andatura.

I ritocchi agli interni aggiungono più sostanza al comfort di marcia.
In viaggio il silenzio è generalmente apprezzabile, pur con qualche fruscio avvertibile che però non disturba troppo. Le poltrone anteriori riprogettate presentano inoltre una maggior profondità di seduta ed un superiore contenimento laterale, mentre la regolazione dell’altezza è stata maggiorata ed il piantone di sterzo include il registro in profondità: si viaggia comodi e si trova piuttosto agevolmente la postura preferita, anche se tendenzialmente si è sistemati piuttosto rialzati. Dietro, lo spazio per le gambe non è esagerato ma consente una discreta libertà di movimento anche per distanze importanti. L’arredo risulta rivisto con una certa attenzione alla piacevolezza d’insieme: la Duster resta il crossover “low cost” per definizione, dunque pratico ma essenziale, ma le plastiche un po’ più piacevoli al tatto, i tessuti più curati, l’introduzione della climatizzazione automatica – dalla stabilità non proprio esemplare sull’auto provata – ed altri dettagli contribuiscono ad innalzare il tono complessivo dell’ambiente. Incluso lo schermo di navigazione/infotainment in posizione ben più rialzata e meglio raggiungibile, corredato di modalità 4x4 con le visualizzazioni degli inclinometri e della bussola. Per il bagagliaio, specie sulla 4WD, ci si accontenta di una cubatura adeguata ma non enorme (411/1444 litri), che però perde 35 litri se si vuole il ruotino d’emergenza in luogo del kit.

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