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03.08.18 - 09:200

Space Star, la “veste” Hanami punta su raffinatezze e completezza

Compatta e pratica, la due volumi nipponica guadagna l’interessante allestimento di punta dedicato al mercato svizzero, contraddistinto da attenzioni supplementari al comfort ed ai servizi di bordo.

La Space Star si veste dunque di ricercatezze.
È così. L’auto non è una novità dell’ultima ora, essendo sul mercato già da diverse stagioni, ma con questa ventata di ricercatezza l’insieme guadagna diversi punti di attrattività, capaci di superare gli allestimenti più ricchi proposti in precedenza: la speciale versione Hanami aggiunge infatti un tocco di “colore” supplementare, caratterizzata non soltanto dalla dotazione superiore ma pure da un arricchimento cromatico che rende il modello senz’altro meno anonimo. Anche nella stessa tinta bianca. Merito di piccoli ma simpatici dettagli, come la pellicola grigio-acciaio sul montante posteriore insieme alle scritte sulle fiancate, discrete ma visibili, combinate a “cure” negli interni di pari risultato: gli inserti in scamosciato tipo Alcantara sulla palpebra cruscotto e di fronte al passeggero sono combinati alle cornici di leva cambio e bocchette di aerazione in grigio pastello chiaro, il volante rivestito in pelle presenta un piacevole richiamo grafico alla versione e le soglie battitacco guadagnano protezioni inox piacevoli quanto utili.

Come cresce la dotazione di questa Space Star dalla denominazione un po’ “esotica”?
L’allestimento Hanami, parola che in giapponese riconduce all’ammirazione della fioritura primaverile degli alberi, con speciale riferimento ai ciliegi, si presenta dunque arricchito di parecchie dotazioni che rendono l’impiego quotidiano più piacevole: proiettori anteriori bi-xeno, sistema multimediale MGN su schermo a sfioramento con navigazione, radio digitale DAB+; inoltre, accensione senza chiave con pulsante, impianto di climatizzazione automatico con filtro antipolline, sedili anteriori riscaldabili e cerchi in lega da 15”. Il tutto per una somma che rimane piacevolmente contenuta: 15'750 CHF con la motorizzazione più performante, 1.2 benzina tre cilindri aspirato da 80 cv, che salgono a 16'950 CHF per la variante con cambio automatico CVT, come nel caso dell’esemplare del test. È inoltre presente il regolatore di velocità, ma sono del tutto assenti gli ausili attivi alla guida che ormai fanno capolino anche sulle citycar di ultima generazione: qui, la compatta giapponese mostra la propria maturità di progettazione.

A bordo: preziosa o concreta?
La sensazione è di una via di mezzo, però godibile. I dettagli di allestimento introdotti con la veste Hanami donano un tocco di piacevolezza supplementare, assai benvenuto per ravvivare un ambiente altrimenti piuttosto sobrio seppur funzionale; il contrasto tra inserti pregiati e plastiche più robuste che ricercate è piacevole anche se, di fondo, la Space Star resta un modello lontano da particolari raffinatezze. La sistemazione di bordo trova qualche piccolo limite iniziale nell’assenza del registro di profondità del piantone di sterzo, ma il “neo” non è poi eccessivo e persone di differente taglia trovano comunque la postura preferita. Presente il comodo appoggiagomiti centrale (non regolabile). La seduta, poi, è leggermente rialzata anche a registro basso, il che restituisce una certa panoramicità d’insieme. Soddisfa anche la libertà di movimento posteriore; nonostante le dimensioni compatte – la Space Star si ferma a 3,80 metri di lunghezza – in due adulti si viaggia comodi, con spazio adeguato anche per le gambe. Apprezzabile, inoltre, la dotazione di soluzioni pratiche per la sistemazione dei vari oggetti. Il bagagliaio è in linea: l’altezza della soglia è un po’ elevata, ma per il resto ha una cubatura sufficiente (175/912 litri) ed include una pratica vasca a pavimento con scomparti e coperchio, rimovibile in caso di necessità. Quanto ai comandi, risultano funzionali sia la climatizzazione automatica, stabile nella regolazione, sia il navigatore integrato con grafica discreta e sufficiente precisione.

Solo per la città?
La Space Star esprime le doti migliori in ambito urbano od extraurbano, ma si lascia impiegare anche in autostrada senza grandi sacrifici, grazie ad un isolamento acustico curato che “soffoca” a dovere la rumorosità meccanica: non ci stanca, anche dopo qualche ora di marcia. Le prestazioni stesse consentono un valido disimpegno in ogni condizione, anche se il cambio automatico CVT sottrae parecchio alla piacevolezza di accelerazione per via dell’evidente trascinamento “monomarcia” che impone un regime piuttosto elevato – dunque un po’ rumoroso – e costante: la situazione meno piacevole dal punto di vista acustico. La reattività della variazione continua è in effetti un po’ dolce e poco diretta, ma se non si insiste con foga sul gas si ottengono comunque variazioni briose dell’andatura; resta qualche limite in fase di sorpasso (0-100 km/h in 12,8 secondi). Soddisfacente invece la resa del 1.2 sul piano dei consumi, con una media effettiva di circa 6 l/100 km registrata nel corso del test, che tuttavia sale se si impiega l’auto in autostrada con maggior frequenza. Quanto alla guida, la Space Star garantisce tanta stabilità, movimenti ridotti del corpo vettura – le sospensioni sono leggermente “consistenti” su asperità isolate ma assorbono efficacemente lo sconnesso – insieme ad un’agilità di buon livello, con sterzo preciso quanto basta per sentirsi sempre in controllo della traiettoria in curva; notevole l’agilità cittadina, grazie ad un diametro di volta contenuto in 9,2 metri.

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