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16.07.18 - 06:000

DBS Superleggera, torna il nome storico per l’Aston Martin più estrema

L’erede della Vanquish S rievoca il modello del ‘67 e punta al vertice delle GT più prestanti: il suo V12 biturbo arriva a 725 cv, la carrozzeria è in carbonio. Per uno “zero-cento” in 3,4 secondi.

La nuova GT di punta inglese vive dunque tra tradizione e assoluta modernità.
Non c’è dubbio. Del resto, Aston Martin vive di tradizione di lunga data, che abilmente ricollega alle sue “creazioni” per sottolineare il fascino dell’esperienza nel vestito più attuale. In questo caso, torna a rivivere una denominazione storica: si chiamava DBS Superleggera anche il modello del 1967, con l’appellativo in italiano dei tempi dovuto alla speciale costruzione “light” realizzata dallo specialista milanese Carrozzeria Touring. Proprio il tema della riduzione di peso è fondamentale in questa GT spettacolare, che tra le concorrenti può mettere nel mirino la Ferrari 812. La struttura di partenza del modello, la DB11, è stata interamente spogliata e convertita a materiali leggeri: di serie restano solo la scocca e le portiere, in alluminio, mentre tutto il resto per la prima volta nella storia Aston Martin viene realizzato in fibra di carbonio. Questa costruzione ha consentito di abbattere il peso dell’auto dai 1’770 kg iniziali a 1’693 kg, pur incorporando numerose soluzioni aerodinamiche altamente sofisticate (tra cui il sistema di deviazione dei flussi Aeroblade già sviluppato per le Aston da corsa a Le Mans) votate a incrementare raffreddamento ed alimentazione, oltre ad elevare i valori di deportanza; come testimonia il carico verticale di 180 kg ottenuto alla massima velocità, pari a 340 km orari. Esteticamente, lo stile resta in ogni caso essenziale e “puro” tra dinamismo plastico ed estrema eleganza, secondo la migliore tradizione Aston Martin.

Il motore appare altrettanto entusiasmante.
Anche in questo caso, gli interventi sul propulsore di base sono corposi. Il V 12 della DB11 conserva la cubatura di 5,2 litri nonché la sovralimentazione mediante due turbocompressori, uno per bancata, mentre sono di nuova progettazione sia gli alberi a camme cui è affidato il comparto della distribuzione, sia l’intera mappatura di gestione elettronica. Il risultato si traduce in 725 cavalli a 6500 giri – per un rapporto peso/potenza di 2,33 cv/kg – con una coppia di ben 900 Nm costante addirittura tra 1800 e 5000 giri, “numeri” che permettono di ottenere prestazioni impressionanti con l’accelerazione da fermo ai 100 km/h che richiede appena 3,4 secondi e il passaggio 0-160 km/h coperto in 6,4 secondi. Il cambio è automatico a otto rapporti e vanta una rapportatura specifica; è montato al posteriore, in blocco con il differenziale a slittamento limitato e collegato al motore tramite un inedito albero in carbonio, realizzando un’impostazione meccanica transaxle che permette di ottenere una ripartizione delle masse pressoché ideale con il rapporto 51:49% tra i due assali. Le sospensioni prevedono all’anteriore uno schema a quadrilateri deformabili, mentre al retrotreno una geometria a bracci multipli; l’assetto vanta una taratura specifica ed include la gestione elettronica della taratura, la funzione di distribuzione attiva della coppia (Torque Vectoring) per influenzare dinamicamente il comportamento della vettura in curva, nonché diverse modalità di guida affidate ai programmi GT, Spot e Sport Plus. L’impianto frenante include dischi carboceramici di notevole diametro, 410 mm davanti e 360 mm dietro, mentre le ruote da 21 pollici di diametro prevedono coperture Pirelli PZero 265/35 all’avantreno e 305/30 al retrotreno. Nell’abitacolo della Superleggera trovano spazio i classici richiami a tradizione e innovazione, con l’arredo della DB11 ulteriormente affinato ed impreziosito nella cura e nella scelta dei materiali. La commercializzazione della DBS Superleggera parte dalle prossime settimane; come indicazione di prezzo, il listino per il mercato tedesco – unico diramato – annuncia la cifra di 274'995 euro.

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