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PRIME IMPRESSIONI
06.05.15 - 08:570
Aggiornamento : 10.01.18 - 10:20

Bentley Flying Spur, atto secondo

Racchiudere l’essenza di un marchio tanto prestigioso nell’era delle economie di scala è sempre più difficile. Ma lei ci riesce. A pieni voti.

Due anni. Eppure, da quando è stata presentata sul palco del salone di Ginevra nel 2013, non avevamo ancora avuto la possibilità di metterci al volante della nuova Bentley Flying Spur. Risulta difficile capire se si tratti di un modello ampiamente rinnovato a fronte di una solo lieve mutazione estetica, oppure se la lieve mutazione estetica nasconde in realtà un’automobile che già conoscevamo. In realtà, una certezza c’è: la nuova Flying Spur è diventata ancora più Bentley.

È bastato davvero poco - arrotondare la calandra e ritoccare qualche altro dettaglio - per conferirle immediatamente un aspetto più moderno senza per forza voltare le spalle alla tradizione. Per certi versi questa Flying Spur è addirittura più armoniosa, piacevole e riuscita della generazione uscente. Durante questo cambio generazionale il costruttore britannico afferma che all’interno dell’abitacolo siano stati introdotti 600 nuovi componenti e che solo le alette parasole, le maniglie delle portiere, i poggiabraccio e alcuni interruttori siano stati traslati da una generazione all’altra. Ciò che sappiamo noi è che il layout tramutato dalla gamma Continental invita, come del resto su ogni Bentley, a prendere posto in prima persona dietro al volante. Questo pur trattandosi di un’ammiraglia che ben si presta anche ad essere utilizzata con un autista. Il sofisticato infotainment posteriore con cui ognuno dei due passeggeri può impostare individualmente climatizzazione, riscaldamento e ventilazione dei sedili nonché gestire la riproduzione di contenuti multimediali per mezzo di due schermi da 10 pollici è proprio uno di questi motivi, oltre al vano refrigerato disponibile in opzione in cui trova posto, com’è facile immaginare, una bottiglia di quelle “giuste”. Ed ecco che, quando inizi a familiarizzare con questa tipologia di dotazioni, montanti e padiglione rivestito in pelle così come tutte le rifiniture aggiuntive del Mulliner Driving Specification diventano una straordinaria quanto irrinunciabile normalità di chi è disposto spendere anche più di 200’000 franchi per un’automobile. In tutto ciò è soltanto l’infotainment anteriore a sentire il peso degli anni, di cui è auspicabile un pronto aggiornamento.

Non appena la mano sinistra ruota in senso orario la chiave inserita nel blocchetto d’accensione, il W12 prende vita con precisione matematica ed inaspettata discrezione. È una Bentley molto pacata, quella che ci ritroviamo tra le mani. Intendiamoci: tutte, dalla Continental alla Mulsanne, sono confortevoli e veloci - fa parte degli obblighi e dei doveri di un’automobili che vanta alla “B” alata sopra la calandra. Però l’attuale Flying Spur è ancora più confortevole e silenziosa di quanto ci aspettassimo, rasentando l’eccellenza. Poco male che questo fosse proprio l’obiettivo: per migliorare la comodità sono state ammorbidite sospensioni e barre antirollio mentre per ridurre la rumorosità, tra i tanti accorgimenti, sono stati sperimentati ben 12 tipologie di pneumatici affinché si trovasse quella che offrisse il miglior compromesso tra comodità e dinamicità. Perché una Bentley, essendo tale, vuole anche essere guidata. Ed è sempre e comunque un piacere farlo, alle basse come alla elevate velocità. Per quanto l’obiettivo primario sia, anche con le sospensioni ad aria impostate nella modalità più sportiva, l’assoluta comodità degli occupanti, quello sterzo caratteristico (con poco carico, ma preciso e affidabile) ti fa esattamente capire fin dove puoi osare con un’ammiraglia lunga 5,3 metri che sfiora le due tonnellate e mezzo. L’accoppiata tra il potente sei litri (625 cavalli, 800 Newtonmetri), il cambio ZF a otto rapporti e la trazione integrale con ripartizione di coppia favorevole al retrotreno si rivela vincente anche in quest’occasione: motricità, stabilità ed infinita potenza sono sempre una piacevole garanzia di successo su un’automobile di questa mole. Che per l’appunto non vuole e non deve impressionare per i poco più di 4 secondi che impiega nel toccare i 100 chilometro orari, quanto più per la nonchalance con cui scorre sull’autostrada con l’indicatore di velocità oltre la soglia dei “trecento”.

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