SVIZZERA
01.07.18 - 14:310

Comprare all’estero «mette in pericolo i nostri impieghi»

Secondo i deputati turgoviesi il turismo degli acquisti non può essere impedito, ma non bisogna incoraggiarlo con una disparità fiscale

FRAUENFELD - Alcuni cantoni vogliono rilanciare il dibattito sul turismo degli acquisti. Mercoledì il parlamento turgoviese ha infatti approvato un’iniziativa cantonale che chiede alle Camere federali di abolire la franchigia di 300 franchi sulla merce importata.

«Non possiamo impedire il turismo degli acquisti, ma non bisogna incoraggiarlo con una disparità fiscale» hanno dichiarato i deputati del Gran Consiglio turgoviese. Colo che acquistano all’estero merce per un valore inferiore ai 300 franchi sono infatti esonerati dal pagamento dell’IVA.

Dieci miliardi di franchi all’anno - Secondo uno studio di Credit Suisse, gli svizzeri acquistano all’estero merce per un valore di 10 miliardi di franchi, che rappresenta circa il 10% della cifra d’affari totale del commercio al dettaglio in Svizzera. E quasi la metà di questi acquisti viene fatta tramite internet.

Anche i cantoni di Basilea Città e San Gallo hanno inoltrato delle iniziative cantonali alle Camere federali. Depositata in dicembre, quella sangallese invita l’Assemblea federale a modificare le basi legali affinché «l’insieme delle importazioni di merci private siano soggette all’IVA se già vengono rimborsate all’estero».

Per San Gallo si tratta soprattutto di ineguaglianza fiscale: coloro che fanno acquisti all’estero non pagano l’IVA, né in Svizzera né all’estero. «Non è corretto nei confronti delle persone che acquistano la merce in Svizzera e pagano l’IVA». Con il sistema attuale sfuggono allo Stato tra i 600 milioni e un miliardo di franchi.

Impieghi in pericolo - Inoltre il turismo degli acquisti «mette in pericolo numerosi impieghi e minaccia soprattutto le piccole strutture economiche» proseguono gli iniziativisti. E gli acquisti all’estero generano anche «un traffico inutile che inquina».

Basilea Campagna ha invece depositato l’iniziativa lo scorso marzo, chiedendo una revisione della legge sui cartelli affinché i clienti svizzeri, che siano privati o aziende, possano acquistare i prodotti allo stesso prezzo di quello estero. In Svizzera infatti numerosi prodotti e mezzi di produzione «costano molto di più che all’estero, senza alcuna motivazione valida». I gruppi internazionali «mantengono artificialmente il prezzo ad un livello elevato» grazie a dei sistemi di distribuzione «largamente esclusivi». Secondo le stime, le imprese e i consumatori svizzeri «spendono ingiustamente più di 15 miliardi di franchi ogni anno» a causa dei prezzi eccessivi».

Anche in Ticino le iniziative non mancano. Chiasso ha infatti portato avanti il progetto che sconta l’IVA, alla quale hanno aderito una trentina di commercianti.

Nel maggio del 2017 il Consiglio federale ha rifiutato l’abbassamento della franchigia di 300 franchi. Gli studi mostrano che il turismo degli acquisti non è dovuto all’ammontare della franchigia, ma alla forza del franco rispetto all’euro, alle differenze di prezzo e agli orari di apertura più attrattivi, ha fatto sapere lo stesso Consiglio federale.

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