CONFEDERAZIONE/MONDO
19.01.17 - 12:080

Bye bye globalizzazione: arriva la multipolarità

Lo sostiene lo studio di Credit Suisse pubblicato ieri, che mette in guardia: si rischia il tracollo del commercio. Con buona pace dei grandi del Wef

ZURIGO - Mentre il Wef difende la globalizzazione, con la voce e le fattezze un po' paradossali del presidente cinese Xi Jinping, c'è chi invece va già un passo oltre. È Credit Suisse, che ieri ha rilasciato uno studio emblematico nel titolo. Oltre la globalizzazione, o "Getting over globalization": perché, con buona pace di chi pensa che sia ancora il futuro, secondo l'istituto di ricerca di Credit Suisse l'economia mondiale è destinata invece a evolvere verso la "multipolarità".

Qualcosa è cambiato - «La globalizzazione ha costituito la forza economica più potente degli ultimi decenni - riflette Urs Rohner, presidente del Cda - Nel 2016 si sono evidenziati cambiamenti alla globalizzazione come l’avevamo conosciuta. In particolare per le attività internazionali, il nuovo ritmo del commercio globale e la regionalizzazione politica rappresenteranno una sfida».

Qualcos'altro cambierà - Tre gli scenari possibili, secondo lo studio: "la globalizzazione prosegue", "emerge un mondo multipolare a livello economico, politico e sociale" e "la globalizzazione volge al termine". In ogni caso, la globalizzazione com'era intesa neanche tanto tempo fa diventa qualcosa di ormai superato.

Lo scenario più credibile - «Il Credit Suisse Globalization Clock evidenzia una contrazione della globalizzazione e un mondo ancorato a un approccio multipolare - spiega Michael O’Sullivan, Chief Investment Officer International Wealth Management di Credit Suisse, nonché direttore della ricerca - A nostro avviso l’accettazione della "strada verso il multipolarismo" rappresenta una prospettiva più realistica, nonché di sicuro uno scenario preferibile a un esito quale la "fine della globalizzazione". Tuttavia, coloro che continuano a credere fermamente nel mondo globalizzato a cui eravamo abituati resteranno delusi».

Dieci cose da tenere d'occhio - Se dunque il 2016 è l’anno che ha "incrinato" la globalizzazione, il 2017 porta con sé il rischio di un tracollo dei traffici commerciali. Ecco i dieci punti cui prestare attenzione, come riportati nella sintesi dell'indagine: 

1 - Stato di salute del commercio - La ratifica della Trans Pacific Partnership (TPP) tra Usa, Giappone e un gruppo di paesi asiatici e del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) tra gli Usa e l'Ue appare ormai una chimera e si registra un crescente ostruzionismo commerciale, cosicché il ritmo e lo stato di salute del commercio mondiale costituiscono forse la variabile chiave da monitorare con la maggiore attenzione.


2- Debito - I tassi zero o addirittura negativi sembravano indicare il mondo potesse permettersi di ignorare il debito, e in molti casi assumerne ancora di più. Ma ora la risalita dei tassi potrebbe mettere sotto pressione talune società e paesi. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) avverte giustamente che i livelli di indebitamento mondiale sono attualmente più elevati di quelli del 2007.


3 - Immigrazione - L'immigrazione costituisce probabilmente il tema politico più scottante in Europa ed è uno dei principali motivi per cui nel Regno Unito molti hanno votato a favore della Brexit. L'Ue ha bisogno di un piano per gestire i flussi migratori, facendo in modo che tutti gli Stati membri accettino un approccio comune e che l'argomento cessi di rappresentare un problema politico controverso.


4 - La prossima recessione - È possibile affermare che negli ultimi sette anni i prezzi di mercato abbiano scontato quattro recessioni. A fronte degli elevatissimi livelli del debito e dei bassi margini aziendali in Cina, e con la ripresa statunitense che inizia ad assumere vigore, la prossima recessione naturale non può essere troppo lontana.


5 - "Scenario Stranamore" – Ovvero un confronto militare, accidentale o premeditato. Il Mar Cinese Meridionale è spesso menzionato dai commentatori come teatro di confronto e ampie dimostrazioni di forza, ma alla luce della complessità ancora maggiore assunta dalla guerra in Siria vi sono anche altre aree geografiche che potrebbero innescare un conflitto militare.


6 - Attacchi stealth e cyberguerra - I cyberattacchi ai danni di aziende sono oggi piuttosto comuni, ma per ovvi motivi si sente parlare molto meno degli attacchi perpetrati agli Stati da parte di altri Stati. Potrebbe essere semplicemente una questione di tempo prima che una di queste aggressioni abbia risvolti imprevisti o provochi una risposta vigorosa.


7 - Incidente a livello di banca centrale - Una mossa improvvida di politica monetaria potrebbe far perdere credibilità a una banca centrale – si immagini ad esempio la Bank of Japan che prova a stimolare eccessivamente l’inflazione, con un conseguente rally dello yen.


8 - Persone stanche del consumismo - Il consumismo è stato uno dei pilastri della globalizzazione, soprattutto lo è ora in molti mercati emergenti. Le difficili condizioni del mercato del lavoro in alcuni paesi (nel 2015 i consumatori in Russia, Sudafrica e Turchia si sono detti pessimisti o comunque meno ottimisti circa le loro prospettive reddituali), le crescenti disuguaglianze a livello patrimoniale e un assottigliamento della classe media potrebbero tuttavia offuscare l'appeal degli stili di vita "aspirazionali" e dell’acquisto di beni materiali.


9 - Irrigidimento delle giurisdizioni multipolari - Forti della loro posizione di potenza geopolitica o economica, alcuni Stati potrebbero essere tentati di ignorare le leggi internazionali. Varie aree geografiche adottano quindi sempre più spesso un proprio "modo di fare le cose" a discapito del commercio e, potenzialmente, dei diritti umani.


10 - Eventi climatici - Il cambiamento climatico costituisce parte integrante della globalizzazione sia in termini di effetti che quest'ultima ha prodotto sul clima, sia anche per quanto concerne i rimedi (sul piano normativo e tecnologico) che sono stati messi a punto per cercare di invertire questa tendenza. Il 2016 è stato l'anno più caldo mai registrato e una ripetizione di queste temperature potrebbe mettere in difficoltà molte imprese agricole e filiere alimentari, con conseguenti crisi umanitarie.

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Commenti
 
volavola 2 anni fa su tio
Fino a "ieri" chi nel mondo protestava contro la globalizzazione e ciò che rappresenta (disparita di richezza, inquinamento, sfruttamento...) veniva preso a manganellate ma ora che gli illuminati stanno congedando la globalizzazione chi prenderà le manganellate???
tazmaniac 2 anni fa su tio
Detto questo, il caro, Michael O’Sullivan, Chief Investment Officer International Wealth Management, lupman, filput grantestdic, di Credit Suisse, ha deciso di impiccarsi ...
lo spiaggiato 2 anni fa su tio
URCA!...
Fabio Ambrosini 2 anni fa su fb
La globalizzazione sfrenata e mal gestita ha portato ad una reazione di protezionismo invece di operare in sinergia con le peculiarita' economiche locali...ora andra' ancora peggio..
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