THAILANDIA
11.07.18 - 17:220
Aggiornamento 12.07.18 - 08:05

Ecco le prime foto dei ragazzini in ospedale

Tre di loro hanno una lieve polmonite. E intanto tutti i media si occupano di loro. Il racconto dei 17 giorni da incubo che hanno impressionato il mondo

CHIANG RAI - I ragazzini salvati dalla grotta di Tham Luang stanno bene. In una conferenza stampa presso l’ospedale di Chiang Rai l'ufficiale medico Thongchai Lertvilairattanapong ha comunicato con entusiasmo che i giovani calciatori, così come il loro allenatore, sono in ottime condizioni «dal punto di vista mentali, probabilmente è perché hanno passato tutto il tempo insieme, come una squadra, dove l’uno ha aiutato l’altro».

Una settimana in ospedale - «Tutti loro sono anche in buona salute fisica, senza febbre o infezioni gravi. Solo tre di loro hanno una polmonite lieve», ha continuato il medico. L'intero gruppo rimarrà in ospedale per un massimo di una settimana, per controllare il recupero e per pianificare i futuri trattamenti.

I genitori sono in attesa - Anche i genitori dei ragazzi sono in ospedale. Padri e madri non stanno ancora vicino ai loro figli, bisogna rispettare la procedura per la quarantena. In attesa che il loro sistema immunitario torni forte, i momenti di incontro si intensificano con il passare delle ore.

Usciti dalla grotta senza forze - I soccorritori hanno spiegato che i ragazzini sono usciti dalla grotta senza forze, ma tutti respiravano autonomamente. «Lungo tutto il percorso hanno avuto assistenza medica, alla fine sono stati sedati. All’uscita alcuni di loro erano intontiti, alcuni muovevano a malapena le dita oppure dormivano sulle barelle», ha spiegato il comandante Chaiyananta Peeranarong, l'ultimo sub a lasciare la caverna. 

DALLA PAURA ALLA GIOIA, ECCO I 17 GIORNI DA INCUBO DEI RAGAZZINI THAILANDESI


Keystone

 

MAE SAI (Thailandia) – Un incubo durato 17 giorni, un intero paese e poi il mondo intero con il fiato sospeso, un soccorritore morto per cercare di tirarli in salvo, alcuni aspetti della vicenda – che resta tragica nonostante l'happy-end – che devono essere ancora chiariti. La storia dei 12 ragazzini thailandesi della squadra di calcio dei “Cinghiali”, che disputa tornei provinciali e che sono finiti assieme al loro allenatore intrappolati in una grotta, ha monopolizzato giornali e telegiornali di tutto il globo. Queste le tappe della vicenda.

LA GRANDE PAURA
23 GIUGNO - Sono passate da poco le 17, dopo l'allenamento nella provincia di Chang Rai, i 12 ragazzini, tutti dell'età tra gli 11 e i 15 anni, si recano in bicicletta assieme all'allenatore nel tunnel che porta alle grotte di Tham Luang – nella Thailandia settentrionale - ma il rigonfiamento di un torrente sotterraneo li blocca all'interno. L'allarme viene lanciato da una delle mamme dei ragazzi, preoccupata per il ritardo del figlio. Le biciclette e le scarpe da calcio dei giovani vengono ritrovate poco dopo all'ingresso della cavità.

 

CHI SONO
Chi sono questi ragazzi? Una squadretta di calcio, tutti uniti e amici tra di loro. Ekkarat Wongsookchan, 14 anni: soprannominato “Bew”. Al termine di ogni allenamento è lui che si occupa di raccogliere quanto resta sul campo: palloni e altro. Pipat Bodhi, 15 anni, detto “Nick” è il “miglior amico” di Bew, ma non gioca abitualmente con i “Cinghiali”. Si era unito al gruppo solo quel giorno per trascorrere del tempo con l'amico. Prajak Sutham, 14 anni, detto “Note”. Gioca da due anni, centrocampista. Pornchai Kamluang, 16 anni, detto “Tee”. Panumas Saengdee, 13 anni, soprannominato “Mick”. Adul Sam-on, 14 anni: parla diverse lingue e in inglese ha comunicato con i subacquei inglesi il primo giorno in cui questi li hanno trovati. Peerapat Sompiangjai, 16 anni: il nomignolo è “Night”, ala destra. Sompong Jaiwong, 13 anni, detto“Pong”, ala destra. Duangpetch Promthep, 13 anni, lo chiamano “Dom”, è il capitano. Chanin Wiboonrungrueng, 11 anni: “Titan” è il più giovane dei “Cinghiali”. Nattawut Takamsai, 14 anni: “Tle”. Mongkol Boonpiam, 14 anni. L'allenatore è Ekaphol Chantawong, 25 anni. Era un monaco buddista, poi ha preferito dedicarsi alla propria nonna, anziana e malata. Si è preso la responsabilità di aver infilato i ragazzi nella grotta e ha chiesto scusa.


PERCHE' SONO ENTRATI


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Si scoprirà probabilmente solo nei prossimi giorni il vero motivo per cui tutti e 13 sono entrati nel tunnel: inizialmente si pensava che ragazzi volessero ripararsi dalle piogge monsoniche ma pare che si sia trattato di un rito di iniziazione innocente che prevedeva che tutta la squadra entrasse nel tunnel, arrivasse fino alla fine, scrivesse il proprio nome sulla parete di una grotta e tornasse immediatamente indietro.

LE RICERCHE


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24 GIUGNO - Cominciano le ricerche e, dopo aver trovato le biciclette e le scarpe vicino all'entrata del complesso di grotte di Tham Luang, li' si concentra il lavoro dei soccorritori.
25 GIUGNO - I Navy Seal thailandesi si immergono nelle acque che hanno invaso la caverna, mentre all'ingresso esterno si radunano i genitori: pregano e fanno offerte votive. Le piogge monsoniche ostacolano le ricerche, ancora non si sa se sono tutti vivi.


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27 GIUGNO - Alle ricerche si uniscono 30 militari americani del comando Usa del Pacifico e tre sub super-esperti britannici. I problemi sono la scarsa visibilità e la presenza di acqua e fango. I sommozzatori, inoltratisi tra i cunicoli, hanno trovato impronte di mani e piedi, ma nessun corpo. La camera della grotta si estende per circa tre chilometri: c'è quindi lo spazio sufficiente per ospitare 13 persone ma i ragazzi e il loro allenatore non hanno con sé né cibo né acqua. E poi c'è il problema ossigeno, che tenderà a esaurirsi.


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28 GIUGNO- L’ingresso della grotta è completamente sommerso. I soccorritori thailandesi continuano comunque le ricerche.
29 GIUGNO- Viene scavato un foro nella roccia per tentare di entrare dall'alto e introdurre del cibo.
30 GIUGNO - Smette di piovere e le ricerche accelerano
1 LUGLIO - Viene creata una base operativa nella 'camera tre' interna alla grotta: è a metà del percorso e viene attrezzate con bombole di ossigeno e viveri. Ai 'Navy Seal' thailandesi, agli americani e ai britannici si sono uniti ora specialisti australiani, cinesi e giapponesi.

IL MIRACOLO

2 LUGLIO - Arriva la svolta: i 12 ragazzi e l'allenatore vengono individuati vivi e in buone condizioni. Sono in una cavità rimasta asciutta. Ma non si può ancora procedere con il recupero. In un primo momento si parla addirittura di 4 mesi per tirare fuori il gruppo. Bisogna infatti addestrare le persone intrappolate alle immersioni e aspettare che finisca il periodo delle piogge.
3 LUGLIO - I ragazzi vengono rifocillati con cibo altamente proteico, visitati da un medico e curati per lievi escoriazioni. Non mangiavano da 9 giorni.
4 LUGLIO – Tutti i ragazzi iniziano a fare pratica sott'acqua e cominciano a prendere dimestichezza con maschere da sub e attrezzature per la respirazione subacquea. Intanto in superficie si continua ad estrarre acqua ma due chilometri restano sommersi. Si teme che la pioggia allaghi di nuovo tutto.


Salman Kunan

6 LUGLIO - Un sommozzatore thailandese volontario, il 38enne Salman Kunan, muore asfissiato mentre piazza le bombole di ossigeno che dovranno 'punteggiare' il percorso per portare fuori i ragazzi. L'ossigeno nella galleria, infatti, è calato drasticamente al 15%, (21% il valore medio) : per le autorità c'è una finestra di soli 3-4 giorni per il salvataggio.
7 LUGLIO - I ragazzi scrivono ai genitori, "non preoccupatevi". Scrive loro anche l'allenatore e chiede scusa. Del loro caso si interessa tutto il mondo. 


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8 LUGLIO – Alle 10 locali, le 5 in Europa, prende il via l'operazione di salvataggio: i ragazzi devono percorrere oltre 3 chilometri molto accidentati, in parte camminando e in parte nuotando, e devono anche attraversare uno stretto cunicolo sott'acqua in cui passa a stento una persona. Dopo 11 ore di attesa, spunta alla luce il primo ragazzino: il mondo tira un sospiro di sollievo. A fine giornata, mentre cala il buio, sono quattro i ragazzi usciti. I primi due ragazzi ad essere portati fuori hanno entrambi 14 anni e sono Prajak Sutham e Nattawut Takamsai, poi il portiere Pipat Bodhi, 15 anni, infine Peerapat Sompiangjai, 16 anni. 


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9 LUGLIO – All'alba riprendono le operazioni di soccorso: vengono estratti altri quattro ragazzi. Tutti i salvati sono portati in ospedale per ricevere le prime cure, ancora prima di poter incontrare i familiari. Poi un nuovo stop ai soccorsi per ragioni logistiche. Ai ragazzi estratti dalla grotta Tham Luang sono stati somministrati ansiolitici durante il percorso. Sono tutti in un buono stato mentale e nessuno ha la febbre. Due di loro, però, sono sotto antibiotici per un possibile principio di polmonite. Resteranno comunque tutti in osservazione per una settimana: sono stati sottoposti a esami del sangue e a radiografie ma sono in grado di muoversi, mangiare e parlare. Hanno chiesto di poter mangiare pane e cioccolata. Anche se restano in isolamento, alcuni dei genitori hanno potuti vederli da dietro a un vetro.


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10 LUGLIO - E' l'ultimo giorno di soccorsi: vengono estratti vivi dalla grotta anche i ragazzi mancanti e l'allenatore che è uscito per ultimo dalla cavità, come egli stesso aveva chiesto. E' stato lui a dar coraggio ai bambini, grazie alla meditazione imparata da bambino a Lamphun, nei monasteri Theravada del profondo Sud: contemplate il vostro respiro, guardate la vostra mente, digerite il vostro stomaco, ignorate la vostra fame… È servito: addio ansia, i soccorritori inglesi sono rimasti stupefatti a trovare dopo undici giorni ragazzi così tranquilli. Tutto il gruppo, dopo 17 giorni, è salvo. Il responsabile dei soccorsi aveva dichiarato che tutti dovevano essere tirati fuori entro questa data.  Attimi di paura proprio prima che venisse estratto l'ultimo ragazzo: si erano rotte le pompe idrovore che in questi giorni avevano tenuto basso il livello dell’acqua, e se fosse successo prima, sarebbe stato un dramma per tutti. Intanto Hollywood già prepara un film sull'incredibile avventura."

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