Keystone
REGNO UNITO
13.02.18 - 18:210
Aggiornamento 18:49

Abusi in patria e all'estero. Bufera su Oxfam, il numero uno sapeva

A denunciare nuove magagne è una 'talpa' al di sopra di ogni sospetto: Helen Evans, ex dirigente dell'associazione

LONDRA - Abusi infami commessi da una piccola minoranza di operatori, ma coperti o lasciati correre al cuore stesso della cabina di comando dell'organizzazione. Si colora a tinte sempre più fosche lo scandalo a sfondo sessuale che sta investendo Oxfam, ong simbolo dell'intervento umanitario di marca britannica e occidentale nel mondo, fino a coinvolgere - sull'onda delle ultime rivelazioni - anche il suo numero uno in carica, il chief executive Mark Goldring.

A denunciare nuove magagne - dopo i casi scoperchiati dalla stampa di sfruttamento di giovani donne indotte a prostituirsi nel pieno di missioni di soccorso condotte in Ciad nel 2006 o a Haiti nel 2010 - questa volta è una 'talpa' al di sopra di ogni sospetto: Helen Evans, ex dirigente dell'associazione che ha svolto funzioni di garante per la tutela delle norme di comportamento interne dal 2012 al 2015.

Intervistata da Channel 4, Evans ha accusato Goldring d'aver ignorato almeno una dozzina di segnalazioni gravi da lei raccolte nel corso di quegli anni: tutte su potenziali crimini penalmente rilevanti. Fra le vicende insabbiate, spicca quella di una denuncia di molestie contro una volontaria appena 14enne da parte di un dipendente adulto in uno dei negozi gestiti dall'associazione per autofinanziarsi: un fatto avvenuto in territorio britannico, come nota il Times.

O ancora, tornando all'estero, il presunto stupro di una donna da parte di un dipendente di Oxfam in Sud Sudan. Senza contare il ricatto che, stando a quanto raccontato sempre dalla Evans e rilanciato oggi in prima pagina dal Daily Telegraph, sarebbe stato perpetrato in giro per il mondo da operatori senza scrupoli pronti a pretendere «sesso in cambio di aiuti».

Sospetti e accuse che avrebbero meritato l'immediato ricorso alla polizia, ma di fronte ai quali Goldring a quanto pare prese tempo. «Mancando alla fine di agire», come dice Evans, dopo aver perfino cancellato (d'intesa con i massimi vertici di Oxfam) un incontro già fissato con la 'garante' per discutere del dossier. Oggi il chief executive riconosce di aver 'sottovalutato' la situazione e si mostra pentito di non aver prestato «la dovuta attenzione alle segnalazioni di Helen». Ma le dimissioni di ieri della sua numero due, Penny Lawrence, sacrificata in veste di responsabile delle missioni internazionali al tempo dei fattacci di Haiti e del Ciad per scongiurare l'ormai esplicita minaccia del taglio di fondi milionari all'ong da parte sia dal governo di Londra sia dall'Ue, potrebbe non essere più sufficiente.

Quel che è certo è che Oxfam resta nella bufera e sotto esame. Il progressista Guardian invita oggi a «imparare» dalla vicenda «senza distruggere» il bene che l'organizzazione fa. Una vicenda «orribile», riconosce la commentatrice Zoe Williams, definendo tuttavia «orribile» anche una certa campagna indiscriminata «contro gli aiuti internazionali». Mentre sulla medesima lunghezza d'onda il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, dopo aver bollato come «vergognosa e ripugnante la storia di Haiti» e altre analoghe, ha invitato a non strumentalizzarla per mettere in discussione la quota dello 0,7% di Pil stanziata per la cooperazione: quota che peraltro il governo Tory di Theresa May nega di voler ridimensionare.

In ogni modo la reprimenda e l'intimazione alla trasparenza imposti ieri allo stato maggiore dell'ong dalla titolare della Cooperazione allo Sviluppo, Penny Mordaunt, non è l'epilogo. La ministra ha precisato oggi di voler valutare il caso a fondo e «decidere senza fretta». E intanto ha già passato la palla a un'autorità di controllo, la Charity Commission, che ha aperto un'inchiesta formale: con tanto di poteri legali in tasca.

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