Aumento delle temperature: dall’inizi della misurazione nel 1864, in Svizzera l’aumento delle temperature è stato di poco inferiore a due gradi Celsius, e dunque il doppio rispetto alla media mondiale (0,9 gradi).
ENERGY CHALLENGE
16.08.18 - 10:300
Aggiornamento 20.08.18 - 15:31

7 segnali a dimostrazione che il cambiamento climatico è reale

Illustri esponenti del negazionismo, come Trump, considerano il cambiamento climatico un modo per fare allarmismo. Eppure, l’aumento delle temperature a livello globale è già palpabile tutti i giorni.

 

La Svizzera è fortemente colpita dai cambiamenti climatici. Dall’inizio delle misurazioni nel 1864, la temperatura nel nostro paese è aumentata di quasi due gradi Celsius, ovvero il doppio rispetto alla media globale (0,9 gradi). Con un riscaldamento medio massimo di due gradi Celsius, previsto dalla Convenzione di Parigi sul clima, le temperature in Svizzera potrebbero aumentare di altri 1-3 gradi entro il 2060.

Ma nonostante queste misurazioni e numerosi studi scientifici, ci sono ancora politici o rappresentanti dell’economia che considerano il cambiamento climatico una frottola, in primis il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Di seguito sono elencati sette segnali che evidenziano come l’aumento della temperatura globale sia effettivamente in corso.

Estati bollenti: in futuro la Svizzera avrà estati più calde come conseguenza diretta dell’aumento delle temperature. Il numero di giorni estivi in cui la temperatura supera i 25 gradi Celsius aumenterà, così come l’incidenza delle cosiddette notti tropicali. Le estati calde possono essere fatali soprattutto per gli anziani. La ragione dell’aumento del tasso di mortalità non è necessariamente da ricercarsi nelle temperature diurne, ma nelle notti tropicali con temperature superiori ai 20 gradi, che impediscono all’organismo delle persone fragili di riprendersi. Nella bollente estate del 2003 si sono registrati 1000 decessi in più rispetto alla media e i dati relativi all’estate calda di quest’anno non sono ancora disponibili.

Scioglimento dei ghiacciai: i mutamenti climatici si evidenziano con la massima chiarezza sui ghiacciai nelle regioni montuose. In tutta l’area alpina, secondo i glaciologi dell’Università di Friburgo, si osserva un forte recesso dei ghiacciai dalla metà degli anni ‘80. Questo fenomeno è strettamente legato all’incremento delle emissioni di gas serra della società industriale e del conseguente aumento delle temperature a livello globale. Il ghiacciaio dell’Aletsch, lungo 23 km, è un noto emblema svizzero, le cui dimensioni, però, si stanno riducendo: dal 1870 il ghiacciaio più ampio e largo delle Alpi si è già ridotto di tre chilometri. A causa dello scioglimento del ghiacciaio, i pendii dell’Aletsch diventano instabili.

Meno permafrost: secondo il portale Scienze naturali Svizzera, il riscaldamento del sottosuolo permanentemente ghiacciato in alta montagna, il permafrost, è un processo lento e di lunga durata. Il disgelo del permafrost è un rischio oneroso per molte funivie, poiché le fondamenta di pali e stazioni ad alta quota sono spesso ancorate a rocce cementate dal ghiaccio. Inoltre, il rischio di caduta di rocce e massi in montagna aumenta. Gli escursionisti, gli alpinisti, gli scalatori e i ciclisti in mountain-bike sono i più esposti al pericolo di caduta massi.

Mancanza di neve: la stagione sportiva invernale in futuro si ridurrà di alcune settimane e il limite nivale salirà di alcune centinaia di metri. La stagione sugli sci sulle Alpi svizzere comincia oggi circa dodici giorni più tardi rispetto al 1970 e termina 25 giorni prima. I mutamenti climatici colpiranno in maniera sensibile dapprima le zone sciistiche ad altezze inferiori ai 2000 metri.

Conseguenze economiche: oltre a quelle sul turismo invernale, le ripercussioni economiche dirette si riscontrano in particolar modo nel settore produttivo e manifatturiero. In primo luogo è l’agricoltura a risentire dei periodi di siccità e in futuro i contadini saranno sempre più spesso dipendenti da sistemi di irrigazione. La siccità grava altresì sulla famiglia delle pinacee: gli abeti rossi, che svolgono un ruolo fondamentale nella produzione di legname, minacciano infatti di scomparire dai boschi degli altipiani, fatto riconducibile sia alla carenza d’acqua che alla proliferazione di insetti come i bostrici.

Cambiamenti nel regno animale: anche gli animali risentono fortemente del cambiamento climatico. Secondo il «National Geographic», (link: https://www.nationalgeographic.de/tiere/2017/02/welche-tiere-aufgrund-des-klimawandels-wahrscheinlich-zuerst-aussterben) nel prossimo secolo una specie animale su sei sarà a rischio di estinzione a causa dell’aumento globale delle temperature e dei conseguenti cambiamenti ambientali. Stando ad altri ricercatori, solamente quattro specie animali su cinque sopravvivranno nei prossimi cento anni.

Il cambiamento climatico influisce con diversa intensità sul risveglio primaverile a seconda delle specie. È pertanto possibile che il periodo di risveglio fra le specie di api e di piante non coincida e, secondo una ricerca dell’Università di Würzburg, se le api terminano l’ibernazione precocemente vi è il rischio che debbano cavarsela senza piante commestibili. La stessa sorte minaccia anche i ricci. Gli erinaceidi vanno in letargo quando il termometro segna a lungo meno di sei gradi Celsius, eppure da qualche anno interrompono il periodo di riposo in anticipo, se le temperature superano costantemente i sei gradi. Questi animali consumano tuttavia ingenti riserve di grasso durante il letargo ed ecco che improvvise e ripetute diminuzioni di temperatura li conducono spesso alla morte.

Per le altre specie, il cambiamento climatico si traduce nell’abbandono del proprio habitat naturale. Le marmotte, ad esempio, sono particolarmente sensibili al calore e sulle Alpi ripiegano verso maggiori altitudini. Prima o poi, tuttavia, gli strati di humus nelle lande ad alta quota non sono più sufficientemente profondi e il terreno diviene letteralmente troppo sottile per scavare tane adatte a svernare in tranquillità. Anche la lepre bianca deve fronteggiare lo stesso problema. Si presume infatti che entro il 2100 oltre un terzo del loro habitat naturale, il 35 percento, scomparirà.

Alcune specie sensibili alle rigide temperature beneficiano del riscaldamento climatico. Così diverse farfalle, lumache e alcune specie di molluschi gasteropodi come l’Arianta arbustorum possono proliferare reclamando spazi vitali sempre più estesi. A temperature più calde parassiti come i bostrici, le dorifore delle patate o gli afidi possono riprodursi meglio, il che rappresenta ancora una volta un serio pericolo per la fauna.

Più allergie: gli allergologi ritengono che l’incremento della concentrazione di anidride carbonica intensifichi la produzione di polline nelle piante, aggravando così le allergie. Anche i soggetti allergici, stando ai medici, avvertono già oggi i primi segni del riscaldamento globale.

Energy Challenge 2018 - Energy Challenge 2018 è una campagna nazionale di SvizzeraEnergia e dell'Ufficio federale dell'energia sui temi dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili. 20 minuti è partner media e approfondisce i temi principali con grafici, reportage e interviste. Trovate maggiori informazioni sull'app gratuita per Android e iOS.

ULTIME NOTIZIE Energy Challenge
Copyright ©2018 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report