Keystone
SVIZZERA
11.05.20 - 10:500

Il metalmeccanico svizzero con l'acqua alla gola a causa della pandemia

Al fatturato già al ribasso si aggiunge un 2020 a precipizio nel secondo semestre

Swissmem chiede l'azzeramento dei dazi doganali, lo stop alle restrizioni di viaggio e un'estensione del lavoro ridotto

BERNA - Gli affari languono nell'industria metalmeccanica ed elettrica svizzera (MEM) a causa del coronavirus. In una nota odierna di Swissmem, l'organizzazione che raggruppa le imprese attive nel ramo, a partire da aprile il settore si attende un vero tracollo degli affari.

Solo nel primo trimestre è stata registrata una contrazione delle esportazioni dell'8,4% su un anno a 15,8 miliardi di franchi, precisa una nota odierna di Swissmem.

La diminuzione si spiega sia col calo delle nuove commesse registrato un anno fa sia con gli effetti negativi sui mercati d'esportazione legati al confinamento.

L'export è in caduta libera - Le esportazioni verso i paesi dell'Ue sono scese di ben il 10,4% - In calo l'export anche verso l'Asia (-70%) e gli Stati Uniti (-6%). L'intero settore è coinvolto nel marasma generale: la costruzione di macchine (-12,1%), il ramo metallurgico (-8,8%), l'elettrotecnica e l'elettronica (-4,3%) e, infine, gli strumenti di precisione (-4,5%).

Ma le cattive notizie non si limitano solo alle esportazioni. Nei primi tre mesi, le entrate in portafoglio sono scese su un anno del 2% e il fatturato del 5,7%.

Stando all'associazione del ramo, le cifre presentate oggi fotografano soprattutto la situazione prima del confinamento: nel secondo e terzo trimestre si dovrebbe verificare un netto aggravamento.

Una situazione «notevolmente peggiorata» - Stando al presidente di Swissmem, Hans Hess, la situazione delle imprese rappresentate è notevolmente peggiorata: tutti gli indicatori prevedono che si verificherà una diminuzione massiccia del fatturato a partire dal secondo semestre 2020.

Oltre a ciò, le attese delle imprese MEM per i prossimi 12 mesi si sono nettamente deteriorate: il 70% si attende una flessione delle nuove commesse e quasi la metà (48%) dovrà vedersela con l'annullamento di ordinativi a causa del coronavirus. In totale, l'80% delle aziende del settore ha dovuto ricorrere al lavoro ridotto.

Le richieste di Swissmem per uscirne - Diversi i fattori spiegano questa situazione, secondo Swissmem, che cita le restrizioni per i viaggi che penalizzano fortemente il settore. Swissmem chiede che simili divieti vengano allentatati in tempi ragionevoli.

Swissmem domanda anche l'azzeramento dei dazi doganali per i prodotti industriali. Ciò comporterebbe minori costi per circa 125 milioni di franchi all'anno e un onere amministrativo inferiore.

Oltre a ciò, l'associazione di categoria chiede un'estensione della durata del lavoro ridotto a 18 mesi come anche dei termini per poter far capo ai crediti Covid-19 giacché molte imprese dovranno vedersela con problemi di liquidità solo nel secondo e terzo trimestre dell'anno in corso.

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