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RUSSIAConto alla rovescia per il default della Russia

16.03.22 - 21:15
La Federazione non riesce a pagare agli investitori esteri le cedole sui bond. Previsto un “periodo di grazia”
Reuters
Fonte ATS
Conto alla rovescia per il default della Russia
La Federazione non riesce a pagare agli investitori esteri le cedole sui bond. Previsto un “periodo di grazia”

MOSCA - La Russia non riesce a pagare agli investitori esteri le cedole sui bond che erano dovute oggi: parte ufficialmente il conto alla rovescia per quello che rischia di diventare un enorme default sul debito che metterebbe in ginocchio il paese con ramificazioni globali.

Il ministero delle finanze russo ha dichiarato di aver emesso l'ordine di pagamento dei 117 milioni di dollari dovuti agli obbligazionisti dei due eurobond, da effettuare obbligatoriamente in dollari. Ma ha anche riconosciuto che quei soldi «potrebbero non raggiungere gli obbligazionisti».

E in effetti, da fonti interpellate dall'ANSA, alcuni degli investitori ad oggi non hanno ricevuto le somme dovute. Tecnicamente, è però previsto un "periodo di grazia" di 30 giorni che dà tempo fino al 15 aprile per scongiurare la dichiarazione ufficiale di default.

Significherebbe l'insolvenza, farebbe scattare i contratti di assicurazione dal rischio-paese, una raffica di rimborsi immediati impossibili per Mosca, che diventerebbe un paria del sistema finanziario come l'Argentina. Un ulteriore terremoto per un'economia già strozzata dalle sanzioni occidentali, dall'inflazione al 10% e dai costi della guerra in Ucraina.

Ma anche, potenzialmente, per l'economia mondiale. Il solo debito in valuta estera di Mosca ammonta a 150 miliardi di dollari. E dal momento che la Russia, fino a prima della guerra, aveva un rating con livello d'investimento (quindi non speculativo) quei bond sono in mano a fondi d'investimento sparsi per il mondo, assicurazioni, fondi pensione: non solo hedge fund.

Una bomba ad orologeria che solo per 40 miliardi è debito pubblico: il grosso è costituito da bond di aziende russe popolari fra gli investitori occidentali come Gazprom (oltre 28 miliardi), Russian Railways (quasi 5 miliardi), Rosneft e Lukoil (2,5 e 2,3 miliardi rispettivamente), banche di primo piano come Vtb e Alfa Bank (2,3 e 2,1 miliardi), Vnesheconombank (3,8 miliardi), Sberbank (3 miliardi).

Le Borse hanno prestato più attenzione agli spiragli di una soluzione negoziale alla guerra: Milano in forte rialzo (+3,34%), come Parigi (3,68%) e Francoforte (+3,76%), spread Btp-bund in calo a 150. In fondo il default russo è un po' artificiale: non è che Mosca non ha soldi, è che la guerra si è estesa all'economia, le sanzioni hanno sequestrato oltre la metà delle riserve in valuta estera di Vladimir Putin, che ha risposto bloccando i flussi di valuta verso l'estero.

Per il presidente russo, è l'argomento per dire che sono Usa e Ue ad aver «fatto default» verso Mosca: sarebbero loro a essere «effettivamente falliti». Anche il ministro delle finanze Anton Siluanov, ammettendo che il pagamento dei due bond con scadenza 2023 e 2043 «potrebbe non raggiungere gli investitori», ha tentato di gettare la palla sul campo avversario: il pagamento sarebbe stato inoltrato ma la banca titolare dei conti in valuta estera non potrebbe versarlo oltreconfine, e ora dipende dalle autorità americane.

Mosca continua a finanziarsi al ritmo di mezzo miliardo al giorno con le vendite di gas all'Europa. Avrebbe anche 17 miliardi di diritti speciali di prelievo al Fondo monetario internazionale (Fmi), che le pressioni Usa e Ue ancora non sono riuscite a bloccare.

Ma quanto il rischio-insolvenza sia preso sul serio dagli investitori (e costituisca una efficace leva occidentale verso Mosca) lo testimonia l'agenzia di rating Fitch, che ha avvertito: il pagamento in rubli «costituirebbe un evento di default». E ha ravvicinato il redde rationem al 2 aprile, perché neanche le cedole dei bond Ofz russi scaduti il 2 marzo non sono arrivate agli investitori esteri.

Una minaccia che comincia ad agitare i russi: in fondo sono le stesse rassicurazioni di Putin - «l'economia della nazione sopravvivrà sicuramente» e tornerà il caos del 1998 - a rivelare i timori di Mosca.

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