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STATI UNITI / CINA
03.12.21 - 10:300

Il gigante cinese Didi lascia la Borsa di New York

La stretta dei regolatori cinesi non si è fatta attendere: dopo soli cinque mesi, Didi lascia Wall Street

NEW YORK - Il gigante cinese Didi (già definito in passato quale «rivale di Uber») ha deciso di lasciare New York, solo cinque mesi dopo la quotazione a Wall Street, per quotarsi invece a Hong Kong.

Per la società, la quotazione alla Borsa statunitense è stato un fiasco: il prezzo delle sue azioni è crollato a causa di un giro di vite intrapreso da Pechino, che ha vietato Didi dai negozi di app per «infrazione delle leggi sulla privacy» e «rischi per la cybersicurezza». Una decisione che, riporta Bloomberg, è vista come una punizione alla società per aver deciso di quotarsi all'estero senza prima «garantire la sicurezza dei dati». Visto che le azioni valgono ora circa la metà del suo prezzo IPO (l'offerta pubblica iniziale), l'azienda ha perso quasi 30 miliardi di dollari.

Nelle settimane dopo l'IPO di Didi, le autorità cinesi hanno persino proposto che le aziende con dati e informazioni su più di un milione di utenti cerchino l'approvazione delle autorità prima di quotarsi all'estero. 

La notizia della decisione di ritirarsi da Wall Street ha provocato un'ampia eco mediatica in Cina: è uno dei principali argomenti di tendenza su Weibo, con post sulla società che hanno attirato più di 120 milioni di visualizzazioni. E si è fatta sentire anche in Borsa, riporta Reuters. Le aziende tecnologiche cinesi sono infatti rimaste scosse dalla notizia: la società di e-commerce JD.com è crollata più del 5%, mentre Alibaba ha perso il 3%. Anche Baidu è scesa del 3%. 

Il rovesciamento della quotazione di Didi a New York illustra quindi nuovamente il potere dei regolatori cinesi, in una mossa che probabilmente scoraggerà ulteriormente le aziende cinesi - in particolare quelle tecnologiche - dalla quotazione negli Stati Uniti.

Anche perché, come riporta la Cnn, la pressione sulle imprese cinesi che commerciano negli Stati Uniti non viene solo da Pechino: anche Washington ha stretto le viti sulle aziende del dragone. Giovedì, la Securities and Exchange Commission statunitense ha finalizzato delle regole che le permetterebbero di eliminare le aziende straniere che si rifiutano di aprire i loro libri ai regolatori. Ciò che molti dalla Cina hanno rifiutato per anni, parlando di preoccupazioni di «sicurezza nazionale».

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