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Il gigante del carbone indiano ha deciso di puntare sull'energia solare.
INDIA
24.03.21 - 08:200

Il futuro del più grande colosso del carbone indiano è nell'energia solare

Coal India Limited ha chiuso decine di piccole miniere negli ultimi anni

NEW DELHI - Coal India Limited (Cil), la più grande azienda estrattiva di carbone al mondo, ha stabilito che il futuro è nell'energia solare.

Un apparente paradosso, per un colosso che produce la maggior parte del carbone che alimenta le centrali elettriche indiane, ma anche un segnale di grande attenzione a un mondo che cambia. Cil punta infatti a investire in un progetto da 3000 megawatt di energia solare, in collaborazione con la compagnia elettrica NLC India Limited, gestita dallo Stato. Entro il 2024 la società dovrebbe investire metà della cifra necessaria, che ammonta complessivamente a 125 miliardi di rupie (1,62 miliardi di franchi svizzeri).

Intervistato da Reuters, il presidente di Cil Pramod Agarwal ha spiegato: «Perderemo quote d'affari nei prossimi due, tre decenni. Il solare sostituirà il carbone lentamente come un'importante fonte di energia nei prossimi anni».

La perdita di posti di lavoro - Cil punta a competere nelle aste nazionali incentrate sul solare e, in parallelo, sta chiudendo le sue miniere più piccole e meno redditizie. Sono 82 quelle chiuse tra il 2017 e il marzo 2020, con una perdita di forza lavoro pari a 18600 dipendenti. Altri impieghi dovrebbero saltare in futuro e i risparmi finanziari verrebbero reinvestiti in tecnologia solare.

Gli obiettivi climatici - Il fabbisogno indiano è di circa un miliardo di tonnellate di carbone l'anno, che la rende il secondo maggior consumatore al mondo dopo la Cina. L'incremento dell'energia da fonti rinnovabili potrebbe essere la spinta necessaria per raggiungere i suoi obiettivi climatici, sottolinea la Bbc. Lo scorso anno le emissioni sono diminuite per la prima volta, dopo decenni di crescita costante. L'impegno preso siglando l'Accordo di Parigi sul clima è di ridurre le emissioni del 35% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005.

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