Keystone
REGNO UNITO
05.07.20 - 17:490

Svolta di Johnson sul 5G: pronto a bandire Huawei

La società ha accusato Londra di «farsi dettare le politiche dall'amministrazione del presidente Donald Trump»

Fonte Salvatore Lussu - ats ans
elaborata da Alessandra Ferrara
Giornalista

LONDRA - Il Regno Unito è pronto a bandire l'uso della tecnologia cinese Huawei nella sua rete 5G già quest'anno per motivi di sicurezza: una vera e propria inversione a 180 gradi da parte del premier Boris Johnson, che a gennaio aveva consentito al colosso orientale delle telecomunicazioni di svolgere un ruolo limitato nella nuova rete mobile britannica, sfidando le pressioni degli Stati Uniti per tagliare fuori la società di Pechino.

A far cambiare idea al governo di Londra potrebbe ora essere uno studio che sarà presentato a Johnson questa settimana dall'agenzia governativa che si occupa di comunicazione e intelligence, la Gchq. La quale avrebbe riconsiderato la garanzia fornita a suo tempo sulla sicurezza delle tecnologie del colosso asiatico. Secondo il nuovo parere le sanzioni statunitensi imposte a Huawei costringeranno infatti la società a utilizzare una tecnologia cinese «non affidabile».

La notizia per ora è soltanto un'indiscrezione, riportata dal Sunday Telegraph e dal Sunday Times e confermata anche da altri media britannici, su cui il governo Johnson non ha voluto rilasciare commenti ufficiali. Non è tardata invece ad arrivare la replica piccata di Huawei, per bocca del suo responsabile dei media internazionali, Paul Harrison. La società ha accusato Londra di «farsi dettare le politiche dall'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump». Gli Usa, secondo il gigante delle tlc cinese, stanno semplicemente «lottando per recuperare la posizione di mercato» sul 5G rispetto al "leader globale" Huawei. Senza «fornire prove a sostegno delle loro infinite accuse».

Peraltro già nei giorni scorsi l'inquilino del numero 10 di Downing Street aveva alimentato le speculazioni su un'imminente svolta in materia, dichiarando di non volere che "venditori statali potenzialmente ostili" andassero a presidiare infrastrutture nazionali cruciali. Esattamente la motivazione addotta da Washington nei mesi scorsi per spingere con forza sugli alleati della Nato in direzione di un bando totale nei confronti di Huawei, accusata dall'amministrazione degli Stati Uniti di avere di legami con i servizi segreti di Pechino. Esponenti americani vicini al presidente Trump, nelle ultime settimane, avevano evocato addirittura un possibile ritiro di parte della loro presenza militare nelle basi del Regno Unito, alleato chiave in Europa, se il governo di Boris Johnson non avesse rivisto il parziale via libera dato all'inizio dell'anno all'azienda cinese.

Se sancita ufficialmente, la svolta di Johnson confermerà il nuovo corso delle relazioni tra Londra e Pechino. Ottime fino a poche settimane fa ma ora messe sotto tensione, dopo anni di dialogo e lucrosi affari, dalla nuova legge cinese sulla sicurezza a Hong Kong, ex colonia di Sua Maestà. Una stretta condannata dal governo Tory come «una chiara e grave violazione» della dichiarazione sottoscritta dai due Paesi al momento della restituzione, nel 1997, e che in risposta vedrà Londra facilitare il regime dei visti per gli abitanti di Hong Kong.

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