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25.01.22 - 09:150

Non "quirinabili" nell'urna: Signorini, Amadeus... fino a Vasco, Siffredi e Maradona

Pioggia di schede bianche ieri a Montecitorio, ma non senza qualche nome curioso. E no, non è la prima volta.

I nomi di Alfonso Signorini, Amadeus, Alberto Angela, Carlo Mazzone e Dino Zoff erano tutti nelle urne per la prima votazione per il Quirinale. Ma sono tanti i precedenti nelle elezioni avvenute dopo la caduta della cosiddetta Prima Repubblica.

ROMA - Nulla di fatto, esattamente come era stato pronosticato. La prima votazione per il presidente della Repubblica è stata una questione di schede bianche - ben 672, il numero esatto necessario a raggiungere il quorum dei due terzi per l'elezione del capo dello Stato italiano - e fumata nera. Ma nel grigiastro diffuso dell'impasse politica qualche barlume di colore, per non dire colorito, ha balenato nelle urne di Montecitorio.

Ve lo immaginate uno tra Alfonso Signorini, Amadeus o Carlo Mazzone salire al Quirinale? Ovviamente no. Eppure i loro nomi erano tutti presenti ieri tra quei voti dispersi che - in special modo nel corso dei primi scrutini, quando la tensione è ancora lungi dall'aver raggiunto il massimo voltaggio - finiscono per strappare una risata ai presenti in aula e a turbare l'aplomb istituzionale dei presidenti di Camera e Senato, "protetto" però in quest'occasione dalle mascherine indossate da Roberto Fico ed Elisabetta Casellati. Voti dispersi che si collocano su un ampio spettro di significati, dalla bravata da poter raccontare agli amici a un segnale di vera intolleranza rispetto ai binari tracciati dai rispettivi partiti.

Torniamo quindi nell'urna di Montecitorio, dove televisione e sport ieri si sono di fatto spartite una bella fetta dello spazio che nel frattempo non si era tinto di bianco. Oltre al nome del conduttore del Grande Fratello sono emersi pure quelli di Alberto Angela e Bruno Vespa, politicamente parlando già titolare della cosiddetta "terza Camera", come è stato ribattezzato negli anni il suo talk "Porta a porta". Voti anche per Claudio Lotito, presidente della squadra di calcio della Lazio, e Dino Zoff, leggendario portiere della nazionale azzurra e campione del mondo nel 1982.

La "giostra" della Seconda Repubblica
Quella dei voti dispersi è una "giostra" che ha iniziato a girare dopo la "caduta" di quella che viene ricordata come la Prima Repubblica, il periodo che va dal 1948 al 1994. In quell'arco temporale - retto dalla convivenza tra la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista prima; e dal Pentapartito poi - le schede disperse durante le tornate dell'elezione erano spesso poco più di una manciata. Ieri, per tracciare un parallelo immediato, ne sono state conteggiate 88.

Quello che il parlamento italiano eleggerà nei prossimi giorni sarà il tredicesimo presidente della Repubblica (se il nome che metterà tutti d'accordo non sarà alla fine quello di Sergio Mattarella). Il quarto (o terzo) eletto nel corso della Seconda Repubblica. E, per tornare al punto, se si ripercorrono a ritroso le ultime quattro elezioni per il Colle si inciampa sempre in qualche nome non "quirinabile", per utilizzare quel neologismo tanto caro alla vicina Penisola. Nel 2015 fu il caso di Sabrina Ferilli, Gigi Riva, Barbara D'Urso e Roberto Bettega. Da segnalare anche l'exploit di Ezio Greggio che raccolse ben tre voti al secondo scrutinio.

Nel 2013, per il Napolitano "bis", si ricordano Giovanni Trapattoni, Rocco Siffredi, Valeria Marini e Roberto Mancini; gli ultimi tre declassati da voto disperso a nullo per non aver ancora compiuto 50 anni. Nel 2006 voti anche per Ornella Vanoni, Vasco Rossi e Luciano Moggi, l'ex direttore generale della Juventus che in quei giorni (erano gli inizi del mese di maggio) occupava però le prime pagine dei quotidiani italiani per ben altri motivi. E si arriva infine al 1999. Carlo Azeglio Ciampi fu il primo presidente della Repubblica eletto dopo lo scossone politico del 1994. La sua fu l'elezione più rapida della storia italiana, al primo scrutinio in meno di tre ore. I voti dispersi furono pochi (25) ma anche in quel caso non mancò qualche elettore con il senso dell'umorismo. I nomi votati? Ne citiamo solo uno: Diego Armando Maradona.

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