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19.10.21 - 20:380

Fondazione Open, tra gli indagati c'è anche Matteo Renzi

La Procura di Firenze ha concluso le indagini sulla fondazione che ha sostenuto le idee politiche dell'ex Premier.

Tra i 15 indagati vi è anche Maria Elena Boschi. Insieme a Renzi avrebbe ricevuto una somma di tre milioni e mezzo di euro tra il 2014 e il 2018. L'ex sindaco di Firenze si difende: «Contestazioni prive di fondamento».

FIRENZE - La procura di Firenze chiude le indagini su Fondazione Open, la cassaforte di Matteo Renzi quando era segretario del Pd, che sostenne le sue iniziative politiche, tra cui la kermesse della Stazione Leopolda.

Oltre 3,5 milioni di euro di donazioni di denaro, in violazione delle norme sul finanziamento ai partiti, scivolati nella contabilità di Open fra il 2014 e il 2018 sono al centro dell'inchiesta e delle accuse, a vario titolo, per 15 indagati, 11 persone fisiche e quattro società.

A tutti è stato notificato l'avviso di conclusione indagini e tra loro c'è l'attuale leader d'Italia Viva. Il senatore Renzi è ritenuto dagli inquirenti il direttore di fatto della ex fondazione, è accusato di finanziamento illecito ai partiti in concorso con l'ex presidente di Open, l'avvocato Alberto Bianchi, e con i componenti del cda, gli amici e compagni di strada Marco Carrai, Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Tutte contestazioni prive di fondamento secondo lo stesso Renzi che, ricevuto l'atto, parla di «sconfinamento dei giudici in politica».

«La Leopolda - afferma - non era la manifestazione di una corrente o di una parte del Pd, ma un luogo di libertà, senza bandiere e con tutti i finanziamenti previsti dalla legge sulle fondazioni. Quando il giudice penale vuole decidere le forme della politica siamo davanti a uno sconfinamento pericoloso per la separazione dei poteri. Loro vogliono un processo politico alla politica. Noi chiederemo giustizia nelle aule della giustizia», ha concluso Renzi.

Il finanziamento illecito è solo uno dei reati contestati nell'inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Luca Turco e dal pm Antonino Nastasi. Dovrà difendersi, in più, dall'accusa di corruzione l'onorevole Luca Lotti: per la procura si sarebbe adoperato affinché in Parlamento venissero approvate disposizioni normative favorevoli al concessionario autostradale Toto Costruzioni spa, una delle società che guardava a Renzi e al suo mondo.

In cambio di queste attenzioni il parlamentare, all'epoca dei fatti influente sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e pure segretario del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), avrebbe ottenuto finanziamenti per Open.

In particolare, sostengono i pm, come ricompensa per l'operato di Lotti, il gruppo Toto avrebbe versato al presidente avvocato Alberto Bianchi, 800.000 euro a fronte di una prestazione professionale fittizia. Di questa somma, Bianchi avrebbe poi versato 200.000 euro a Open e altri 200.000 al Comitato per il Sì al referendum sulla riforma costituzionale che Renzi peraltro perse.

Per questi fatti oltre a Lotti sono accusati di corruzione Bianchi, l'imprenditore Patrizio Donnini e Alfonso Toto referente di Toto Costruzioni. Sempre in relazione allo stesso episodio, a Toto viene contestato anche il reato di finanziamento illecito ai partiti.

Sia Alfonso Toto che Patrizio Donnini inoltre devono rispondere dell'accusa di traffico d'influenze in concorso illecite: per l'accusa, Donnini, si sarebbe fatto pagare da Toto circa 1 milione di euro per una sua mediazione illecita con Luca Lotti. Donnini è accusato anche di autoriciclaggio.

Lo schema delle modifiche alle leggi in cambio di donazioni a Open - è sempre ricostruzione dell'accusa - si sarebbe ripetuto anche con la British American Tobacco Italia: tra 2014 e 2017 Luca Lotti si sarebbe adoperato su disposizioni normative in materia di accise sui tabacchi lavorati, ricevendo in cambio tra l'altro finanziamenti a Open per oltre 250.000 euro e la nomina di un manager gradito nel collegio sindacale della British American Tobacco spa.

Sempre riguardo ai finanziamenti ricevuti da Open, l'ex presidente Alberto Bianchi è indagato anche per emissione di fatture per operazioni inesistenti e per traffico d'influenze. Nell'inchiesta sono indagati anche l'imprenditore Riccardo Maestrelli, il vicepresidente del cda della British American Tobacco Italia Giovanni Carucci, il responsabile delle relazioni esterne della spa Gianluca Ansalone e Pietro Di Lorenzo.

Le società che hanno ricevuto l'avviso di conclusione indagini sono Toto Costruzioni Generali, Immobil Green srl, British American Tobacco Italia spa e Irbm spa.

Commenti
 
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volabas56 3 mesi fa su tio
Parte del popolo Italico lo difende e lo vota ancora. Roba da matti.
pag 3 mesi fa su tio
@volabas56 Si parte del popolo che equivale al 2%... ma poi se pensi che da noi c'e' gente che vota la Lega dei Ticnesi. ogni popolo ha i suoi fessi.
Tato50 3 mesi fa su tio
@pag Infatti ; tu per quale partito "fessi" ?
Princi 3 mesi fa su tio
eh non c'è mica da stupirsi
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