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Boris Johnson, la Brexit e le due lettere inviate a Bruxelles.
REGNO UNITO / UNIONE EUROPEA
20.10.19 - 10:530
Aggiornamento : 12:30

Le due lettere di Johnson e la Brexit che diventa farsa

Ci sarebbe poi una terza missiva inviata a Bruxelles, dove gli ambasciatori europei si sono riuniti per discutere il da farsi

BRUXELLES - Domenica mattina gli ambasciatori dei 27 membri dell'Unione europea si sono incontrati a Bruxelles per discutere in merito alla richiesta britannica di rinvio, inoltrata seguendo il volere del Parlamento.

Fonti diplomatiche spiegano tuttavia che all'ordine del giorno c'è l'eventuale ratifica del nuovo accordo sulla Brexit come è stato raggiunto giovedì scorso, e non la possibilità (molto concreta, tra l'altro) che un rinvio venga concesso. Un'intesa che potrebbe essere approvata anche prima della scadenza ultima del 31 ottobre, nonostante ciò che è successo ieri in Gran Bretagna.

Già, perché il sabato londinese ha dato vita forse al capitolo più grottesco di una vicenda che da anni oscilla spaventosamente tra la tragedia e la farsa. Il governo britannico ha infatti inviato una lettera all'Unione europea nella quale, aderendo alla volontà parlamentare, si chiede un rinvio di Brexit al 31 gennaio 2020. Johnson non ha voluto firmare la missiva. Ne ha siglata invece una seconda, mandata in contemporanea e dal contenuto che contraddice la precedente, nella quale chiede al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk di non prendere in considerazione la richiesta di rinvio. Il premier si dice sicur  di avere ancora la capacità di far passare al Parlamento l'accordo già raggiunto a Bruxelles.

Secondo i media inglesi ci sarebbe poi una terza lettera, siglata dal rappresentante britannico a Bruxelles Tim Barrow, che serve un po' da guida ai vertici europei per capire cosa sta succedendo. In sostanza ci sarebbe scritto che la prima missiva è stata mandata solo per ottemperare alla legge, mentre la seconda rappresenta la reale volontà politica del governo Johnson.

Rinvio al 31 gennaio - Nella lettera non firmata da Johnson si chiede a Bruxelles di concedere al Regno Unito un'estensione della Brexit fino alle 23 del 31 gennaio 2020. Il testo specifica che si riuscirà ad arrivare alla ratifica di un accordo prima di questa data «questo periodo potrebbe terminare in anticipo».

Intanto Michael Gove, il ministro britannico incaricato di coordinare l'intensificazione dei preparativi per portare il Paese fuori dall'Unione europea senza un accordo, ha confermato oggi a Sky News che la Gran Bretagna uscirà dall'Ue il 31 ottobre.

Rispondendo a chi gli chiedeva se può garantire la Brexit a fine mese, Gove ha risposto: «Sì, questa è la politica che abbiamo stabilito». E poi: «Abbiamo i mezzi e le capacità per farlo».

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