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Politica
15.09.19 - 20:010

L'abbraccio di Pontida a Salvini, tra momenti "caldi" e critiche

Decine di migliaia di militanti, stipati nel tradizionale pratone leghista, acclamano il loro leader, al primo vero test dopo l'uscita traumatica dal 'Palazzo'

BERGAMO - Pontida promuove Matteo Salvini. Decine di migliaia di militanti, stipati nel tradizionale pratone leghista, acclamano il loro leader, al primo vero test dopo l'uscita traumatica dal 'Palazzo'. Una Lega di lotta, che, vista oggi, appare ancora più forte di quella di 'governo'.

L'aggressione al giornalista - Una giornata iniziata tuttavia con momenti di tensione: di prima mattina Antonio Nasso, un giornalista di Repubblica, viene aggredito da alcuni militanti sotto il palco. Uno di loro, prima di spaccare il microfono della telecamera, aveva urlato: «Mattarella mafioso». Poco più tardi, anche Gad Lerner è accolto da una selva di insulti, «massone» «straccione», «figlio di centopadri». Episodi pesanti che fanno il paio con gli attacchi di ieri al Capo dello Stato e riaccendono la polemica politica. «Quanto è avvenuto - stigmatizza il segretario dem Nicola Zingaretti - non è casuale ed è l'eterno ritorno di qualcosa di antico: l'intolleranza e l'odio per la libertà di pensiero. Fermare e isolare questa deriva è possibile e non ci fermeremo».

Gli inni pro Salvini - Subito dopo, e per il resto della giornata, torna la calma tra i militanti, tutti convintamente irritati per il «tradimento dei poltronari», durissimi con un governo che ritengono abusivo, frutto di un tradimento. Furibondi ma allo stesso tempo sicuri, per dirla con Salvini, di «tornare presto al governo, di riprendersi tutti i ministeri, anche con gli interessi». La fiducia è tale che il segretario arriva ad annunciare il primo provvedimento del futuro esecutivo: la flat tax al 15%. Insomma, questa Pontida, definita da Salvini «pazzesca, la più grande di sempre», sembra essere non un punto di arrivo ma di partenza, la prova generale della vera prova di forza di piazza, in programma a San Giovanni, il 19 ottobre, manifestazione già definita «festa dell'orgoglio nazionale».

«L'Italia che vincerà» - Proprio il 'Capitano', aprendo il suo intervento di oltre 40 minuti, definisce il suo popolo «l'Italia che vincerà». A Di Maio, tra i più insultati, dedica appena un cenno: «Resta un amico, ma mi spiace vedere che la rivoluzione dei 5 Stelle si trasformi nel cappello in mano in Umbria per una poltrona». Più acido con il premier Conte, accusato apertamente di aver sacrificato il Paese in cambio di appoggi internazionali. In vista della visita di Macron a Roma, attacca: «Sono curioso di capire cosa ha svenduto in termini di sovranità ed economia italiana per aver la pacca sulla spalla da Macron e dalla Merkel».

Su come andare avanti ha le idee chiare: chiederà firme per tenere referendum su ogni materia, dalla legge elettorale al tema della sicurezza, girerà in lungo e in largo la penisola per mobilitare il partito, sicuro che alla fine, afferma, citando Leopardi, «la pazienza è la più forte delle virtù». Cita il giudice ucciso dalla mafia, Rosario Livatino, ricorda Oriana Fallaci, scomparsa esattamente 13 anni fa, quindi esalta Enzo Ferrari «un grande italiano» e perfino la «serietà» di Enrico Berlinguer che «si rivolterebbe nella tomba» vedendo la sinistra di oggi, che «non parla più agli operai, ma ai banchieri».

La foto scandalo - La fotografia finale della giornata, dopo tanti scontri e polemiche, è all'insegna della bontà, dei bambini e del valore della famiglia: tutti con le mani alzate giunte, sul palco, come sul pratone. E Salvini, accanto a Greta, una delle bambine coinvolte nello scandalo di Bibbiano. L'obbiettivo politico è chiaro: in vista delle regionali in Emilia, togliere ai Cinque Stelle l'arma dello scandalo sugli affidi illeciti, ormai spuntata - secondo la Lega - dopo la scelta di governare con quel Pd associato per mesi alla vicenda.
 
 

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