Keystone
ITALIA
21.08.19 - 21:050

Il PD apre alla trattativa con i 5S

«Non vogliamo e non possiamo entrare in un governo che propone il Conte bis» assicura Zingaretti

ROMA - Uscito di scena Giuseppe Conte e messo all'angolo Matteo Salvini, il Pd fa la prima mossa per avviare la trattativa. Ed è una mossa pesante che fa capire quanto potrebbe essere complicata la mediazione per un'intesa con i Cinque stelle. Obiettivo unico, un governo di legislatura. Altrimenti si torna al voto.

Riunito per un'ora, il Partito democratico affida al suo leader il mandato a negoziare: sarà Nicola Zingaretti a verificare se ci sono le condizioni per «un governo di svolta» e in «discontinuità» col precedente. A sancirlo, un voto per acclamazione e all'unanimità espresso dalla direzione, come non succedeva da sei anni. Ma perché ci sia discontinuità, non deve esserci Conte. «Non vogliamo e non possiamo entrare in un governo che propone il Conte bis», assicura Zingaretti. E alza la posta: «Bisogna dare vita a nuovo governo cioè una nuova squadra, però unito intorno al programma». Aggiunge perentorio: «No ad accordicchi sotto banco». Ma si sfila dalla corsa perché ha già «due impegni gravosi e li mantengo», assicura sgombrando il campo di una sua candidatura diretta a palazzo Chigi.

La novità arriva nel giorno in cui al Quirinale - la residenza del Presidente della Repubblica italiana - iniziano le consultazioni. Nel pomeriggio a colloquio con il capo dello Stato, sono i presidenti di Camera e Senato, il gruppo parlamentare delle Autonomie e il Misto. Tra 24 ore toccherà ai big. Pronti a un nuovo governo entrambi i gruppi parlamentari. Ma le Autonomie dicono sì a un secondo mandato di Conte, con una maggioranza M5s-Pd, mentre gli altri chiedono un "esecutivo politico e non di transizione", precisano i senatori Pietro Grasso, Loredana De Petris ed Emma Bonino, convinti che "ci possono essere le condizioni, se noi, M5s, Pd si fa uno sforzo" per superare l'esperienza gialloverde.

Nel frattempo continuano e si rafforzano le telefonate e i contatti tra i democratici e gli uomini di Luigi Di Maio. Non lo nega Graziano Delrio: «È chiaro che ci sono dei contatti. Io non sono abituato a dire bugie, sono cose molto all'ordine del giorno», ammette il capogruppo Pd alla Camera, a Skytg24. Nel Movimento bocche cucite, mentre proseguono gli incontri interni.

A Montecitorio - sede la Camera dei deputati - prima il faccia a faccia del capo politico con i due capigruppo di Camera e Senato, poi con quelli delle commissioni. Il M5s quindi rimanda le parole a domani, dopo le consultazioni. Silenzio pure sul veto di Zingaretti sull'avvocato del popolo. Solo il sottosegretario Stefano Buffagni interviene e sembra sminuire il 'niet': «Beh, 20 giorni fa Zingaretti aveva detto no ai 5S..», si limita a dire.

Di certo alla direzione del Pd le idee sembrano chiare e tutti ricompattati attorno al segretario. È un Zingaretti sorridente che parla: «Sono molto contento e molto soddisfatto per il livello di unità e compattezza che abbiamo trovato», è la sua premessa. Poi insiste sui 5 punti programmatici: tanti quelli elencati nella sua relazione, intesi come i paletti che i democratici fissano in vista di un governo giallorosso. Ossia appartenenza leale all'Unione europea, centralità del Parlamento, sostenibilità ambientale, cambio nelle politiche migratorie, svolta delle ricette economiche e sociali. Sulle proposte i 5S fanno sapere che sono molto generiche e sembrano quasi prese da un manifesto dei 5 Stelle.

Nel giorno in cui il Pd gongola per avere ora «il pallino in mano», Salvini attacca l'inciucio Pd-M5s: «Sono passati in una settimana dalla Lega a Renzi...Che stomaco che hanno!». Ma poi rilancia sulla manovra anche per segnare la differenza con i due forse futuri alleati: «Gli altri in queste ore parlano di posti, di poltrone. Noi di manovra, di come tagliare le tasse e aiutare gli italiani». E sulla legge di bilancio aggiunge: «L'abbiamo pronta, una manovra da 50 miliardi», annuncia sotto il sole dell'una davanti a Montecitorio. Tutt'intorno, alcuni parlamentari della Lega e anche il numero due Giancarlo Giorgetti. Una piccola claque che si chiude con un siparietto con il sottosegretario per mostrare, a favore di telecamere, che tra i due pace è fatta ed è stato solo «un polverone».
 
 

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