Keystone
Il "Sultano" in uno degli otto comizi tenuti oggi a Istanbul: «Sono sempre uno di voi».
TURCHIA
29.03.19 - 20:390

Il voto è un «referendum su Erdogan»

In un Paese dilaniato dalla crisi economica, domenica 57 milioni di turchi sono chiamati al voto per le amministrative. L'opposizione ci crede...

ANKARA - «Conoscete bene il vostro fratello Tayyip. È sempre stato con voi come sindaco, primo ministro e presidente. Sono sempre stato uno di voi». Nelle ultime ore di campagna elettorale, Recep Tayyip Erdogan fa la spola da un lato all'altro di Istanbul. Otto comizi in otto ore, dalla periferia asiatica a quella europea, per convincere gli elettori a restare con lui. Sulla scheda, il nome del candidato sindaco dell'Akp sarà quello del fedelissimo ex premier Binali Yildirim. Ma è una formalità: ancora una volta, il voto della Turchia sarà in buona parte un referendum sul suo presidente. Un passaggio cruciale per la «sopravvivenza» della nazione contro i nemici interni ed esterni, l'ha definito Erdogan.

Dopo cinque chiamate alle urne negli ultimi cinque anni, domenica 57 milioni di turchi sono chiamati di nuovo al voto per le amministrative, l'ultimo programmato fino al 2023. Un appuntamento che arriva proprio quando la crisi economica ha iniziato a mordere più forte. L'inflazione ufficiale è al 20% - per frenare il malcontento, il governo ha installato nelle grandi città tendoni con ortaggi e verdure a prezzi calmierati - e la disoccupazione ha raggiunto i massimi da dieci anni; gli ultimi due trimestri del 2018 hanno consegnato un Paese in recessione e questa settimana la lira è tornata a crollare, costringendo la Banca centrale a interventi drastici che hanno spaventato gli investitori. Un quadro fosco sia per le imprese, fortemente indebitate in valuta estera, che per le classi medie e basse, da 15 anni zoccolo duro del consenso del "Sultano".

Così l'opposizione ci crede. A Istanbul, Yildirim - architetto di molte delle grandi opere in Turchia - è sfidato da Ekrem Imamoglu, volto nuovo che nei sondaggi ha scalato il gradimento fino a far ipotizzare un testa a testa. Se dovesse farcela, strappando dopo 25 anni la megalopoli sul Bosforo ai partiti di Erdogan, sarebbe un colpo alle radici del suo potere, che da sempre si nutre dell'intreccio con gli appalti e il welfare delle amministrazioni locali. Nella capitale Ankara, anch'essa da 25 anni in mano ai conservatori islamici, il candidato dell'opposizione Mansur Yavas - sconfitto 5 anni fa per una manciata di voti dopo uno scrutinio fortemente contestato - parte coi favori del pronostico sull'ex ministro Mehmet Ozhaseki, mentre nella roccaforte laica Smirne è netto il vantaggio di Tunc Soyer del socialdemocratico Chp.

Se l'opposizione dovesse conquistare le tre più grandi città, che da sole valgono quasi metà del Pil nazionale, sarebbe una svolta. Attesi sono anche i risultati nel sud-est curdo, tra le aree più depresse ma politicamente più delicate. L'Hdp vi amministrava oltre cento Comuni, compresa la 'capitale' Diyarbakir, ma il governo centrale ne ha commissariati ben 94 con accuse di sostegno ai "terroristi" del Pkk - sempre negate - e almeno 68 dei sindaci uscenti sono ancora in galera. Domenica i curdi potrebbero riprendersi le città. Ma ancora una volta, difficilmente la sfida finirà nelle urne.

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