KEYSTONE/AP (Jessica Taylor)
«Sono pronta a lasciare l'incarico in anticipo pur di assicurare una Brexit ordinata»: lo ha detto Theresa May ai deputati conservatori.
REGNO UNITO
27.03.19 - 18:490
Aggiornamento : 21:44

Brexit: se l'accordo passa May si dimette

Lo ha dichiarato ai deputati conservatori, senza indicare una data

LONDRA - «Sono pronta a lasciare l'incarico in anticipo pur di assicurare una Brexit ordinata»: sono le parole con cui la premier britannica Theresa May si è rivolta oggi ai deputati del gruppo conservatore riuniti nel Comitato 1922, stando a fonti citate da SkyNews.

La prima ministra, secondo le attese, ha in sostanza formalizzato l'intenzione di dimettersi prima del previsto in cambio d'un via libera della sua rissosa maggioranza all'accordo di divorzio dall'Ue già bocciato due volte ai Comuni. Le fonti non citano peraltro l'indicazione d'una data precisa.

«Ho capito che c'è voglia di un approccio diverso e di una nuova leadership per la seconda fase dei negoziati e io non mi opporrò a questo», ha detto ancora May ai deputati secondo quanto si legge sull'estratto del discorso reso noto da Downing Street. «So che qualcuno è preoccupato che se votate a favore dell'accordo, io lo prenderò come un mandato per fiondarmi nella seconda fase senza il dibattito di cui invece abbiamo bisogno. Non lo farò, ho ascoltato ciò che mi avete detto. Ma dobbiamo approvare l'accordo e realizzare la Brexit», ha proseguito la premier in un discorso che molti cronisti politici hanno definito «appassionato».

«Chiedo a tutti i presenti in questa stanza di sostenere l'accordo così che possiamo portare a termine il nostro dovere storico: realizzare la decisione del popolo britannico e lasciare l'Unione europea con un'uscita lineare e ordinata», ha concluso May.

«Deve decidere la gente» - «La promessa della (premier britannica) Theresa May ai deputati conservatori di dimettersi se voteranno a favore del suo accordo dimostra una volta per tutte che i suoi caotici negoziati sulla Brexit riguardavano in verità la guida del partito e non i principi né l'interesse comune». Lo scrive su Twitter Jeremy Corbyn, il leader dei laburisti. «Un cambiamento al governo, non può essere un rattoppo Tory, è la gente che deve decidere», ha attaccato.

È già corsa al dopo May - Con l'annuncio delle sue dimissioni in caso di approvazione dell'accordo da parte di Westminster, è partito il "toto nomi" per la successione di Theresa May alla guida del partito conservatore e quindi alla funzione di primo ministro.

In pole position c'è l'ex ministro degli esteri Boris Johnson, che non a caso è stato tra i primi a fare retromarcia e dichiararsi disponibile a votare per l'accordo della prima ministra, in passato attaccato molto duramente. L'ex sindaco di Londra, che di recente ha anche dato un taglio alla sua celebre zazzera, sarebbe il favorito della corsa fra gli attivisti conservatori se arrivasse al ballottaggio, ma non riscuote altrettanto successo - anche per via delle sue troppo frequenti gaffe e uscite politicamente non corrette - fra i deputati a Westminster, che potrebbero stopparne la corsa nelle votazioni preliminari.

Il principale avversario di Johnson fra gli euroscettici è considerato l'ex ministro per la Brexit, Dominic Raab. La sua strategia fino a oggi è stata quella di commettere meno errori possibili e parlare poco. Ma, nell'ombra, sembra che si sia già dato da fare per avviare una sorta di organizzazione elettorale. Secondo il Guardian infatti Raab è molto vicino al capo della comunicazione di "Vote Leave" (Vota l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue), Paul Stephenson, e sui social media in questi giorni è comparsa la campagna "Ready for Raab" (Pronti per Raab).

In corsa anche il successore di Johnson al ministero degli esteri Jeremy Hunt, dagli osservatori inquadrato come il candidato dell'establishment conservatore. Ex remainer, dopo il referendum si è avvicinato all'ala brexiteer del partito perdendo però i consensi dell'ala più moderata dei Tory. Per qualcuno è considerato l'unico in grado di sconfiggere Johnson anche di fronte alla base.

Tra gli outsider spiccano poi il ministro degli interni Sajid Javid e quello della Sanità Matt Hancock. Il primo era considerato fino a poco tempo fa un candidato di punta ma pare stia perdendo consensi. La sua storia, quella del figlio di immigrati che diventa un banchiere milionario, da alcuni è considerata un vantaggio ma, come May, non gode di grandi amicizie politiche che possano aiutarlo. La popolarità di Hunt, invece, è in aumento anche perché si è abilmente tenuto fuori dal pantano Brexit cercando di portare avanti il suo lavoro quotidiano di ministro, ottenendo anche dei risultati concreti.

Tra i possibili traghettatori, infine, circolano anche i nomi del ministro dell'Ambiente Michael Gove e del vicepremier de facto, David Lidington.

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