Keystone / EPA
REGNO UNITO
15.11.18 - 15:030
Aggiornamento : 16:10

I Brexiteers chiedono la sfiducia di May

Il deputato Tory Jacob Rees-Mogg ha formalizzato la sua richiesta in una lettera al comitato 1922

LONDRA - Il deputato Tory Jacob Rees-Mogg, capofila dei brexiteers più radicali, ha formalizzato la sua richiesta di una mozione di sfiducia contro Theresa May in una lettera al comitato 1922, l'organismo di partito che sovrintende alla convocazione di elezioni per la leadership.

Nella missiva, May viene accusata d'aver violato «le promesse fatte alla nazione» sulla Brexit. Rees-Mogg ha un seguito di circa 50 deputati, sufficienti in teoria a far scattare l'iter, ma finora il numero delle lettere risulta inferiore al quorum necessario.

In una conferenza stampa improvvisata dinanzi a Westminster - e disturbata dagli slogan di qualche decina di manifestanti anti Brexit - Rees Mogg ha sostenuto che a suo giudizio il Regno Unito dovrebbe essere pronto a uscire dall'Ue con un no-deal. Limitandosi a informare Bruxelles di voler stabilire relazioni commerciali secondo le regole-base del Wto, limitandosi a offrire unilateralmente garanzie sulla tutela dei cittadini europei residenti sull'isola e sul pagamento di una compensazione in denaro per il divorzio, sperando d'ottenere in cambio un periodo di transizione.

Il deputato Tory ha poi negato che la sua iniziativa sia un golpe, trattandosi al contrario di una procedura "democratica" prevista alle regole interne del partito. Non è «una questione di ambizioni personali», ha assicurato, ma di dissenso di fondo sui paletti della Brexit, aggiungendo di credere che le lettere necessarie a innescare un sfida alla leadership di May (di 48 deputati) arriveranno «anche se forse non tutte oggi». E che un voto interno potrebbe svolgersi in poche settimane.

La premier non molla la presa - Investita da polemiche e contestazioni da vari fronti - dalle opposizioni come dai dissidenti della maggioranza, dai super falchi pro Leave come dalle super colombe pro Remain - la premier Theresa May non getta la spugna. E scommette sulle prospettive della bozza d'intesa sulla Brexit concordata con l'Ue difendendone ai Comuni quelli che presenta come i principali punti positivi.

Sull'Irlanda del Nord, riconosce gli elementi problematici dal punto di vista britannico del backstop, il meccanismo di salvaguardia preteso sulla carta da Bruxelles per garantire il mantenimento d'un confine aperto fra Belfast e Dublino (come stabilito dagli storici accordi di pace del Venerdì Santo) in caso di mancata soluzione finale sulle relazioni future; ma parla di uno strumento previsto solo teoricamente, che l'intesa su un periodo di transizione "a tempo determinato" rende per ora non necessario. Mentre aggiunge che gli impegni assunti dalle due parti rappresentano «il migliore sforzo possibile per assicurare che non debba venire usato neppure dopo».

Nello stesso tempo osserva come la soluzione temporanea della permanenza di fatto dell'intero Regno Unito nell'unione doganale durante la transizione garantisca confini senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord, senza tuttavia crearne fra il mercato nordirlandese e quello del resto del Regno.

Evidenzia inoltre l'importanza della cornice fissata per garantire in futuro relazioni post-Brexit privilegiate fra Ue e Gran Bretagna sul fronte commerciale, della sicurezza, della difesa e della politica estera. E indica come ormai blindata la tutela reciproca dei diritti attuali di tutti i cittadini Ue già residenti ne Regno o britannici residenti nei Paesi europei, nonché per coloro che vi arriveranno sino alla fine della fase di transizione. Assicurando peraltro che, al termine dell'intero processo, «la libertà di movimento avrà fine una volta per tutte». E che Londra - nonostante i dubbi su una proroga di un qualche ruolo della Corte di Giustizia Europea in territorio britannico che il testo della bozza suggerisce per ora chiaramente - riprenderà "il pieno controllo dei suoi confini delle sue leggi e del suo denaro".

Merkel chiude i negoziati - Angela Merkel non vede alcun motivo per continuare a negoziare sulla Brexit. La cancelliera lo ha detto rispondendo a una domanda a Berlino. «Le due parti sono tornate a casa con un'intesa e non vedo ragione per continuare a negoziare dopo», ha affermato.

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