Keystone
STATI UNITI
20.01.18 - 08:280
Aggiornamento : 13:27

Niente accordo sui fondi, scatta lo shutdown

L’ultima chiusura degli uffici dell’amministrazione federale risale al 2013. La Casa Bianca: «Perdenti ostruzionisti»

WASHINGTON - Compleanno amaro per la presidenza di Donald Trump. A un anno esatto dall’insediamento alla Casa Bianca del tycoon, il Senato infligge un nuovo colpo al presidente respingendo il provvedimento sul bilancio di governo e innescando lo shutdown: il blocco dell'attività amministrativa federale, a partire dai servizi meno essenziali, per mancanza di fondi. L'ultima volta era successo nel 2013 con Barack Obama presidente, ma è la prima volta che accade con un partito che controlla entrambi i rami del Congresso. 

Il Senato non ha approvato la legge di rifinanziamento a breve, per 4 settimane, che era stata licenziata dalla Camera dei Rappresentanti. La misura è stata bocciata con 50 voti a 49. Erano 60 i voti necessari per approvare il testo, respinto anche da quattro senatori repubblicani. Per approvare la misura i democratici avevano chiesto la conferma delle tutele per i dreamers, i giovani immigrati portati negli Usa da piccoli da genitori clandestini che l'amministrazione di Barack Obama ha messo al riparo dalle deportazioni. 

La reazione - «I dem vogliono lo shutdown per sminuire il gran successo dei tagli alle tasse e ciò che comportano per la nostra economia in crescita», aveva twittato il presidente poco prima della scadenza ammettendo «non si mette bene». Poi, il comunicato della Casa Bianca: «Non negozieremo lo status di cittadini illegali mentre i democratici tengono i nostri cittadini ostaggio di richieste incoscienti. Questo è un comportamento da ostruzionisti, non da legislatori. Hanno messo la politica prima della nostra sicurezza nazionale, prima delle famiglie dei militari, dei bambini vulnerabili e della possibilità per il nostro Paese di servire gli americani».

A nulla è valso l'incontro dell'ultima ora, con Trump che aveva convocato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer. Si è parlato di «qualche progresso», ma nessun accordo raggiunto. L'accusa dell'opposizione contro Trump è di non avere lavorato per un accordo bipartisan, sui dreamer in particolare, dopo che il presidente ha nei mesi scorsi cancellato il programma di Obama per la loro protezione (Daca) dando mandato di trovare una soluzione alternativa entro la primavera. Ma nemmeno su altre priorità poste dai democratici, come il rinnovo della copertura sanitaria per nove milioni di bambini (Chip).

Cosa succede - La procedura prevede che, senza l'approvazione dei relativi stanziamenti, le attività governative non essenziali debbano essere sottoposte a un arresto (shutdown) fino all'approvazione di un rifinanziamento da parte del Congresso. Durante il blocco delle attività amministrative, il personale giudicato non essenziale dei vari dipartimenti della pubblica amministrazione viene mandato in congedo non retribuito. 

A causa dello shutdown del 2013 - che durò 16 giorni - 850mila dipendenti pubblici si ritrovarono temporaneamente in congedo non retribuito. Come da tradizione, il Congresso dispose un successivo pagamento retroattivo per compensare i lavoratori interessati.

Il giorno dopo - Il presidente degli Usa Donald Trump torna ad attaccare i democratici dopo lo shutdown: «Sono più preoccupati degli immigrati illegali piuttosto che delle nostre valorose forze armate e della sicurezza ai nostri confini meridionali».

«Avrebbero potuto trovare facilmente un accordo ma hanno preferito la politica dello shutdown», twitta il presidente dopo che il Senato ha votato contro il provvedimento per finanziare il governo, grazie al voto determinante dei democratici.

 

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