Keystone
STATI UNITI
19.01.18 - 20:530

Battaglia al Senato sui Dreamer, Trump rischia lo shutdown

Il presidente americano potrebbe vedersi chiudere gli uffici amministrativi federali partendo da quelli meno essenziali

WASHINGTON - Già a picco nei sondaggi, Donald Trump rischia di chiudere il suo primo anno di presidenza anche con un imbarazzante shutdown, ossia la chiusura degli uffici amministrativi federali, partendo da quelli meno essenziali. Sarebbe il primo con un partito che controlla entrambi i rami del parlamento. L'ultima «serrata» obbligata, durata 16 giorni, si verificò nel 2013, quando i repubblicani tentarono di cambiare l'Obamacare.

Ora sono i democratici sulle barricate, perché non è stato raggiunto un accordo sui dreamer dopo che Trump ha cancellato il programma di Obama per la loro protezione (Daca), né su altre loro priorità, come il rinnovo della copertura sanitaria per nove milioni di bambini (Chip).

Ieri la Camera ha approvato con 230 sì contro 197 no un rifinanziamento breve, il terzo da ottobre, della legge di bilancio per evitare lo shutdown dalla mezzanotte di oggi (le 6 di domani mattina in Svizzera). I repubblicani sono riusciti a fare quadrato solo dopo che lo speaker Paul Ryan ha promesso ad un influente blocco di conservatori di votare in futuro provvedimenti separati per rafforzare le forze armate e inasprire le leggi sull'immigrazione.

Diverso lo scenario al Senato, chiamato a votare oggi e dove il Grand Old Party, avendo solo 51 dei 60 voti necessari, ha bisogno dei dem, rimasti però fermi sulle loro posizioni. Trump ha quindi rinviato all'ultimo momento la partenza per la sua residenza di Mar-a-Lago, dove nel weekend è in programma una serata di festeggiamenti per il suo primo anno alla Casa Bianca che potrebbe diventare amara.

Il presidente ha fatto pressing in vari modi, con telefonate e tweet in cui ha accusato i democratici di volere «l'immigrazione illegale e confini deboli». Poi ha giocato l'ultima carta, invitando alla Casa Bianca il leader dem al Senato Charles Schumer per tentare di raggiungere un accordo in extremis ed evitare lo shutdown. Nel frattempo l'amministrazione si è preparata al peggio e i vari rami del governo sono stati messi in allerta per preparare piani di emergenza.

È stato comunque lo stesso Trump a compromettere i negoziati bipartisan per una legge di bilancio a lungo termine che doveva contemperare le sue priorità (muro, riforma dell'immigrazione) con quelle dei dem (dreamer): a far saltare tutto sono state le sue reazioni ad una bozza di accordo, quando è stato accusato di razzismo per il disprezzo manifestato verso gli immigrati da certi «cessi di Paesi», come hanno riferito alcuni deputati democratici presenti. Un episodio che ha fatto crollare ogni fiducia reciproca trasformando il dialogo sullo shutdown in un vero e proprio showdown in un Paese sempre più diviso e polarizzato.

Prima di telefonare a Schumer, Trump confidava nella convinzione di poter scaricare la colpa di un eventuale shutdown sui democratici, anche in vista delle elezioni di midterm a novembre. Ma in genere a pagare pegno è il partito al governo, come conferma un sondaggio Washington Post/Abc, secondo cui il 48% degli americani attribuirebbe la responsabilità ai repubblicani mentre solo il 28% ai democratici (il 18% ad entrambi i partiti). L'opposizione tuttavia non può pensare di costruire una rivincita solo facendo campagna contro Trump e per ora non sembra avere nuovi leader, né nuove strategie.

«Qualche progresso contro lo shutdown» - «Non c'è ancora una decisione ma abbiamo fatto qualche progresso»: lo ha detto il leader dem al Senato Charles Schumer dopo l'incontro alla Casa Bianca con Donald Trump per evitare lo shutdown. «Resta un buon numero di divergenze», ha aggiunto. Per scongiurare lo shutdown restano però solo circa 9 ore.

Nessun accordo con i dem - Nessun accordo è stato raggiunto tra il leader dem al Senato Charles Schumer e il presidente Donald Trump che lo ha ricevuto alla Casa Bianca per discutere un accordo per evitare lo shutdown. Lo ha detto il capo di gabinetto John Kelly alla leadership repubblicana, secondo quanto riferito dal senatore John Cornyn ai cronisti.

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