ITALIA
08.11.16 - 21:200

Ancora tensioni tra Italia e Ue. Renzi: «Il tempo dei diktat è finito»

Resta alta la tensione tra Roma e Bruxelles mentre si lavora per trovare una convergenza di vedute che metta al riparo la legge di stabilità 2017 da possibili procedure

ROMA - Resta alta la tensione tra Roma e Bruxelles mentre si lavora per trovare una convergenza di vedute che metta al riparo la legge di stabilità 2017 da possibili procedure. "Il tempo dei diktat è finito", dice il premier Matteo Renzi confermando la linea italiana sulla manovra, mentre il presidente Jean Claude Juncker ribadisce che "non siamo una banda di tecnocrati", tradendo una certa frustrazione per le accuse di non aver cambiato nulla dell'austerità Ue.

Ma gli scambi di battute tra i due leader, ancorché duri, non nascondono venti di guerra veri e propri. "Non c'è nessun clima di fastidio" in Europa nei confronti dell'Italia, sottolinea il ministro italiano Pier Carlo Padoan dopo aver incontrato i commissari Moscovici e Dombrovskis in vista dell'opinione sulla bozza di bilancio in arrivo il 16 novembre.

Dopo l'"infelice battuta" di Juncker, come l'ha definita il ministro italiano Carlo Calenda ricordando quel 'me ne frego' del presidente riferito a critiche ricevute anche dall'Italia, la Commissione cerca di chiudere l'incidente.

"Le azioni sono più eloquenti delle parole e non c'è bisogno che vi ricordi il sostegno che la Commissione europea ha dato all'Italia per il terremoto e la crisi dei profughi", ha detto la portavoce di Juncker, Mina Andreeva. Ma non è solo quella battuta ad aver sollevato il polverone: c'è anche il 'mistero' sulla cifra fatta da Juncker, poi eliminata nel transcript del suo discorso, che quantificava in 0,1% le spese per migranti e terremoto scorporabili dal deficit. I portavoce ridimensionano anche questo, parlando di un "discorso improvvisato", con numeri non affidabili. Del resto, anche per il ministro Padoan quei numeri "non tornavano perché non sono mai stati nell'ambito della discussione" in corso con i tecnici europei. Qualche sorpresa sulle cifre il ministro se l'aspetta dalle stime Ue d'autunno: "Lievi differenze ma non scostamenti significativi", assicura.

Intanto Renzi va avanti con il rilancio della sua idea di Europa, che dovrà concretizzarsi nel vertice di marzo a Roma: "Smettiamo di dirci 'ce lo chiede l'Europa' e cominciamo noi a dire cosa vogliamo: il tempo dei diktat è finito". Per il premier l'Ue "deve essere più capace di solidarietà", perché "è inaccettabile che i Paesi finanziati dalla generosità italiana chiudano le porte o alzino i muri". E ristabilisce le priorità: "Tutto ciò che serve per l'edilizia scolastica viene prima della stabilità dei burocrati di Bruxelles".

"Non siamo una banda di tecnocrati e di burocrati", risponde Juncker, rivendicando la dimensione "politica" dell'esecutivo da lui presieduto. Juncker, a quanto si apprende, è infastidito dalle accuse di non aver cambiato nulla, convinto che la flessibilità sia stata una sua creatura. Ma anche l'Italia tiene a metterci il cappello: "La svolta delle politiche della Commissione c'è stata anche e soprattutto grazie all'azione della presidenza italiana del 2014", visto che "la flessibilità legata a riforme e investimenti è frutto di quel dibattito", ha detto Padoan. Stupito dalla polemica sull'austerità o meno di Bruxelles: "Pensavo che questo dibattito fosse finito da tempo", taglia corto il ministro.

 

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