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EUROPAUn lunedì nero per le borse in Europa: colpa delle tensioni tra Washington e Pechino

04.05.20 - 20:12
Solo Londra è riuscita a limitare le perdite, Parigi la piazza peggiore
KEYSTONE
Un lunedì nero per le borse in Europa.
Un lunedì nero per le borse in Europa.
Un lunedì nero per le borse in Europa: colpa delle tensioni tra Washington e Pechino
Solo Londra è riuscita a limitare le perdite, Parigi la piazza peggiore

MILANO - Lunedì nero per le borse europee. Mentre l'Italia e la Germania riaprono con cautela, le piazze finanziarie del Vecchio Continente affondano e bruciano 195 miliardi di euro.

A pesare sono le nuove tensioni fra Stati Uniti e Cina, con Washington che accusa Pechino per il coronavirus e minaccia nuovi dazi.

Dalla forte ondata di vendite in Europa si salva solo Londra che limita le perdite allo 0,16%. Parigi maglia nera chiude in calo del 4,24%, Francoforte del 3,64% e Madrid del 3,60%. Piazza Affari perde il 3,70% nonostante lo spread in calo a 232,8 punti dopo una fiammata a 240 punti in apertura.

Fra i titoli più pesanti Cnh che perde il 6,5% e Fca il 5,6%. La casa automobilistica risente del crollo delle vendite di aprile in Italia, scese del 96,3% portando a -50,39% le immatricolazioni del gruppo nei primi quattro mesi dell'anno.

Debole anche Wall Street che procede in calo. La performance peggiore sui listini americani è quella delle compagnie aeree, che accusano perdite a doppia cifra dopo essere state scaricate da Warren Buffett e dopo che il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin ha paventato l'ipotesi che le restrizioni ai viaggi internazionali da Europa e Cina potrebbero restare in vigore per l'intero anno.

Pesano le tensioni Usa-Cina - Le borse risentono del riaccendersi delle tensioni fra le due superpotenze mondiali, con l'amministrazione Trump che - secondo indiscrezioni - lavora a misure di ritorsione contro Pechino per aver inizialmente nascosto e minimizzato il virus.

Fra le ipotesi sventolate dal presidente americano ci sono nuovi dazi, ipotesi che molti analisti non ritengono perseguibile alla luce dello stato di salute dell'economia mondiale. Un'economia che si è fermata e sulla quale aleggiano molte incertezze su una ripartenza a varie velocità.

Un quadro che penalizza anche il petrolio. le quotazioni sono rialzo ma i prezzi restano al palo di fronte a una domanda ai minimi e che, in prospettiva, salirà a ritmi solo contenuti nei prossimi mesi.

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