Keystone / USI
MONDO
17.03.20 - 06:060

Turbolenze da paura per le compagnie aeree: «Molte rischiano alla grande»

Ne abbiamo parlato con Rico Maggi, esperto di economia dei trasporti «È sicuramente un colpo duro per molte compagnie».

LONDRA / LUGANO - La maggior parte delle compagnie aeree a livello internazionale potrebbe finire in bancarotta entro la fine di maggio senza l'aiuto del governo e dell'industria. L'inquietante tesi arriva dal "Capa Centre for Aviation", società di analisi con sede in Australia. Il motivo: la pandemia di Covid-19, e le conseguenti chiusure e restrizioni di viaggio nei vari Paesi di tutto il mondo.

Abbiamo interpellato a riguardo Rico Maggi, Direttore dell'Istituto di ricerche economiche dell'Usi ed esperto di economia dei trasporti. «Condivido fino a un certo punto. È messa in modo piuttosto drammatico, ma d'altronde il Capa rappresenta l'industria dell'aviazione, non è un ente indipendente» spiega il Professore.

«Malgrado ciò, è già da un po' di tempo che l'industria del trasporto aereo è sotto pressione: per esempio dalla crescita del movimento ambientalista, o dalla crisi del petrolio. Inoltre, il tempismo è sfortunato: in questo periodo la gente prenota le vacanze e arriva molta liquidità nelle casse delle compagnie. La scomparsa di una tale fetta di mercato è un colpo duro, e molti rischiano alla grande».

I FALLIMENTI ALL'ORIZZONTE - Per quanto riguarda una possibile bancarotta, «dipende da due fattori» chiarisce Maggi «dalla durata della crisi, e da quanta liquidità hanno a disposizione le compagnie». In ogni caso, «un aiuto del Governo potrebbe essere necessario, la domanda sarà: come avverrà? Chi verrà salvato? Fa tornare alla mente uno scenario di compagnie di bandiera» continua il professore, «comunque, non sopravviveranno necessariamente i più grandi, ma coloro che si dimostrano più essenziali dal punto di vista economico e sociale».

CRISI SENZA PRECEDENTI - Il Capa ha dichiarato che una simile diminuzione della domanda non ha precedenti. Lo conferma anche il Direttore: «Effettivamente sì, nella breve storia dell'aviazione non penso ci sia stata un'emergenza simile. Nel caso della SARS sarebbe potuto succedere, ma allora la crisi è durata poco. D'altronde le compagnie sono preparate a reagire a una crisi economica, come quella del 2008, ma non a una situazione di questo genere».

LO SCENARIO POST-CRISI - Quando le acque si saranno calmate, lo scenario sarà probabilmente caratterizzato da due tendenze: «Ci sarà meno concorrenza, e i prezzi saliranno. Sicuramente avranno luogo dei cambiamenti strutturali, e l'impatto sull'economia sarà forte, forse per alcuni sarà anche positivo, pensando al lato ambientale» conclude Maggi.

IL COMMENTO DI EASYJET

Johan Lundgren, Ceo di Easyjet, si è espresso sulla situazione tramite una nota, riferita dall'agenzia ats ans: «Stiamo facendo tutto il possibile per affrontare l'emergenza coronavirus in modo da poter continuare a garantire i benefici che l'aviazione reca alle persone, all'economia e agli affari. Laddove possibile, continuiamo a effettuare voli di rimpatrio per aiutare le persone a tornare a casa, in modo da consentire loro di trascorrere questi difficili momenti con i loro cari. L'industria dell'aviazione europea ha di fronte a sé un futuro incerto ed è evidente che sarà necessario il sostegno coordinato delle istituzioni per garantirne la sopravvivenza e la capacità di ripartire quando la crisi sarà terminata».

Commenti
 
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navy 8 mesi fa su tio
È ovvio che mantenere le serrande abbassate così come gli aerei a terra provoca un mancato fatturato e conseguente mancanza di liquidità. Questo per qualsiasi azienda. Detto ciò, viste le restrizioni imposte è fondamentale che tutti gli operatori economici facciano la loro parte muovendosi a l’unisono. Solo così si potrà mitigare gli impatti devastanti di questo lock out generale.
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