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STATI UNITI
09.06.19 - 18:180

Addio al Four Seasons di New York

Il locale chiude i battenti dopo 60 anni di "power lunch". Ma le nuove generazioni di politici, di 'wall streeters' preferiscono ormai altri posti, altri tipi di cucina, dress code più rilassati

NEW YORK - Ai suoi tavoli, davanti a piatti di alta cucina e circondati dai quadri di Picasso o di Rosenquist, sono state decise le sorti di delicate operazioni di finanza o prese tra le più importanti decisioni politiche della storia americana.

E sì, perché per 60 anni il Four Seasons Restaurant di New York è stato il punto di ritrovo preferito di presidenti, affaristi, broker, guru di Wall Street, politici, ma anche di star, artisti, produttori cinematografici ed editori.

L'appuntamento fisso attorno a mezzogiorno, per i clienti più affezionati due-tre volte alla settimana, così da creare il mito del 'power lunch', la fortunata definizione coniata nel 1979 dalla rivista Esquire per descrivere i pranzi dei potenti. Quelle colazioni di lavoro immerse in un ambiente sofisticato, stylish ma che oggi sembrano passate di moda, appartenere ad un'altra epoca.

Così il Four Seasons martedì servirà l'ultimo pranzo. L'iconico ristorante chiuderà per sempre i battenti a meno di un anno dal suo trasferimento nella nuova sede di Midtown Manhattan, dopo aver abbandonato nel 2016 la storica location di Park Avenue.

Finisce dunque un'epoca, fatta anche di tanti party ed eventi, come quello del 1992 con tante star come Melanie Griffith e David Bowie. Tutto immortalato anche in un paio di film interpretati da Richard Gere e Denzel Washington. Ma il lungo elenco dei clienti più affezionati basta per consegnare il regno del 'power lunch' alla leggenda: da Henry Kissinger a Warren Buffett, da Jackie O a Lady Diana, da Martha Stewart a Jfk. Tutti gli inquilini della Casa Bianca dal 1959 ad oggi nelle loro puntate nella Grande Mela hanno prenotato almeno una volta al Four Seasons, ad eccezione di Richard Nixon.

Ma le nuove generazioni di politici, di 'wall streeters' preferiscono ormai altri posti, altri tipi di cucina, dress code più rilassati. «Non si riesce più ad attrarre la clientela di una volta», ammette lo storico manager Alex Von Bidder, spiegando come gli investitori che avevano messo oltre 30 milioni di dollari per riaprire il ristorante nel 2018 hanno deciso di non prolungare l'avventura nemmeno per altri sei mesi: oramai il Four Seasons non fa abbastanza affari.

Poco importa se la sua inaugurazione nel 1959 fu una rivoluzione nel mondo della ristorazione newyorchese, dando prestigio all'American cousine grazie a un dream team di chef stellati e puntando in maniera maniacale sul design made in Usa, dalle opere pop art fino alle ciotole del pane. Il colpo di grazia, poi, è probabilmente arrivato con la cacciata di Julian Niccolini, l'altro storico manager, travolto dal ciclone del #metoo.

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